Domenica 26 Maggio 2019
   
Text Size

25 anni dell'INTER Club Acquaviva. Intervista a Sandro Mazzola

sandro mazzola

 

Intervista di Francesco Misciagna

Lui è il mio idolo da sempre. Pensate che quando 25 anni fa decidemmo, con i miei amici interisti, di istituire l'Inter Club ufficiale nel mio paese, non esitammo un solo istante ad intitolarlo proprio a lui.

E' da tutti considerato uno dei più grandi calciatori italiani della storia. Il suo palmares parla chiaro: 4 Scudetti, 2 Coppa Campioni, 2 Intercontinentali, un Campionato Europeo. 116 reti in 417 presenze con i nerazzurri e 22 reti in 70 presenze con la Nazionale.

Ragazzi, Sandro Mazzola ci ha onorato della sua presenza in esclusiva, qui da noi, dimostrando disponibilità e naturalezza esemplare. Ha aperto per noi la sua preziosa teca dei ricordi con limpida emozione.

Lo ringrazio immensamente.

“Mazzola Alessandro, nato a Torino, 8 novembre 1942. Questo è scritto in tutti i miei documenti, ma io non sono nato in quell'anno né in quel giorno, sono nato un giorno di maggio del 1949...”

Inizia così la sua autobiografia “Ho scelto di stare davanti alla porta” (con Marco Civoli pubblicata da Limina). Cosa vuole aggiungere?

Avevo sei anni. Nessuno quel giorno mi disse dell'accaduto. Capii da solo che qualcosa di grosso fosse successo. Quell'incidente aereo che ha visto la morte di mio padre e dell'intero grande Torino, ha cancellato i miei primi sei anni di vita. E da li ho ricominciato.

 

“L’unica memoria era l’immagine di un uomo che io vedevo molto alto, e che solo più tardi scoprii non esserlo, la cui mano, enorme per me bambino, stringeva la mia...”

E' il ricordo più bello di papà Valentino?

Si, il ricordo più bello è questo. Mi ricordo anche quando andavamo in giro, in centro a Torino, e tutta la gente ci veniva incontro. Io non capivo il motivo, mi aggrappavo alla sua mano per sentirmi più protetto. Io così piccolino, un po spaesato...

Quando mi portava con se al campo d'allenamento, nello spogliatoio avevo già il mio armadietto, accanto al suo. Mi faceva tirare i rigori. In porta c'era il grande Valerio Bagigalupo...mi faceva fare gol, ovviamente ( ride). Mi sentivo un fenomeno! A 15 anni tornai a Torino e il vecchio magazziniere, che ero lo stesso del Toro di mio padre, mi portò negli spogliatoi ormai completamente ristrutturati, ma lui lasciò inalterato il mio vecchio armadietto accanto a quello del mio papà, dove io mettevo la maglietta, i pantaloncini, le mie scarpine...

Addirittura voleva lasciare il calcio per il Basket!

Si si è vero (sorride). Erano i primi anni del basket a scuola. Ero un buon play! Avevamo vinto un torneo scolastico a Milano e come premio giocammo con i ragazzi del grande Simmenthal di Minucci, di Pieri. Durante la partita, a metà campo, ero davanti ad un avversario con le gambe larghe e per saltarlo gli feci il tunnel ( ride...).

“Ueeee...ma che fa questo!!!!”

Gridò inferocito l'allenatore avversario.

“ No...no...lui gioca al calcio, sono abituati a fare queste cose!”

Rispose l'arbitro, il mio professore di ginnastica, interrompendo l'incontro.

Nonostante tutto, l'allenatore del Simmentha mi scelse, insieme ad un altro dei nostri (Ungaro) per far parte della sua squadra.

Così per qualche anno frequentai sia il Basket che il calcio, nelle giovanili dell'Inter. Ma diventava sempre più pesante, impegnato due giorni alla settimana. Dovevo necessariamente fare una scelta tra i due sport.

Una sera, a casa mia, giocavamo a calcio con mio fratello con i tappi della Coca Cola (sorride). Giocavamo e facevamo la telecronaca alla Nicolò Carosio. Mio fratello si fermò e mi disse:

“Sei un pirla che vuole giocare con le mani, noi dobbiamo giocare a pallone. Tuo padre si rivolta dalla tomba ! Vai a quelli del Basket e gli dici che rinunci!”.

Ci pensai tutta la notte, alla fine andai a quelli del Basket dicendogli che rinunciavo.

25 Maggio 1964, finale di Coppa dei Campioni tra Inter e Real Madrid risultato finale 3-1 per i nerazzurri con una sua doppietta. A fine partita le viene incontro Puskas che in italiano le dice: “Bravo ragazzo, sei degno di tuo padre”. Cosa ha pensato in quel momento?

Io volevo andar da Di Stefano, il mio idolo, per farmi dare la sua maglietta. Io adoravo Di Stefano perché giocava come il mio papà, a tutto campo. Lo ammiravo spesso in TV. Vedevo il Real Madrid in televisione in una osteria sotto casa mia in cambio di una piccola consumazione.

Invece mi venne incontro Puskas che mi chiese lo scambio di maglia che conservo ancora gelosamente nella mia bacheca. Lui ha giocato contro mio padre e apprezzai molto quello che mi disse anche perché fu il primo. Gli altri mi dicevano che era meglio se smettessi ( ride).

 

“...Picchi, il nostro capitano in tutti i sensi...” Ce lo vuole raccontare?

Armando era il leader. Era quello che andava a difendere compagni, era quello che faceva il muso duro agli avversari. Lui non superava mai la metà campo, una volta il libero rimaneva sempre dietro. Bene, mi ricordo una volta, durante un corner avversario, raggiunse l'area avversaria, si avvicinò ad un difensore che “menava”, gli mise il dito sotto il naso e gli disse:

“ Se tocchi ancora il ragazzo vengo e ti spacco tutto...! (ride).

Era un grande! Poi era quello che cambiava le marcature in campo, le posizioni. Lui diceva che era il volere di Herrera, ma non era mica vero! Il mister lo diceva dopo che Picchi le aveva attuate.

“...Siamo cresciuti insieme e per molto tempo abbiamo condiviso pagine belle della nostra vita, in campo e fuori; poi le cose sono cambiate e me ne dispiace. Io sicuramente avrò sbagliato qualcosa...” Sandro Mazzola e Giacinto Facchetti. Vorrebbe aggiungere altro a questa sua dichiarazione?

 

No... quello che volevo dire l'ho detto a suo figlio quando ci siamo incontrati un po di tempo fa. Ad un certo punto non ci siamo più capiti. Da ragazzi è stata una bella amicizia. Andavamo a morose assieme, anche se poi alla fine non concludevamo mai niente!!! ( ride). A 17 anni ci allenavamo con la prima squadra e li venivano ad assistere tante ragazze. Alcune, a fine allenamento, si fermavano con noi, poi dopo magari andavamo a fare quattro passi insieme. Io avevo appena comprato una “seicentina” . Un giorno eravamo in quattro: io alla guida e una ragazza al mio fianco. Il “Facco”, con la sua amichetta, era seduto dietro di me. Con le sue lunghe gambe era messo veramente molto male!( ride). Andammo a Parco Lago, ci fermammo e iniziammo a parlare. Ad un certo punto dissi:

“Hei Facco, qui qualcuno deve scendere perché se siamo tutti e quattro qui dentro non si conclude niente!”.

Lui scese ma...comunque non successe nulla ugualmente. Allora era così!!! ( ride).

Per gli interisti più giovani, ci descriva Helenio Herrera, il “Mago”. Sono reali i paragoni con lo “Special One” Mourinho?

Il calcio moderno lo ha inventato Herrera. Sono stato io il primo a dire che Mourinho somigliava al “Mago”. L'ho potuto dire perché Helenio lo conosco bene. E' stato il primo a dire che prima ti alleno la testa e poi le gambe. Questa era la sua regola: preparazione psicologica dei giocatori. Lui iniziava il martedì con le “confessioni” prima dell'allenamento. Si camminava, lui ti chiamava e ti raccontava la sua verità che poi non era la verità vera ma quella che serviva per la squadra. Mi ricordo che alla vigilia delle partite col Torino o col Milan, mi chiamava e iniziava il suo lavoro psicologico. Rosato era all'epoca il difensore più forte in Europa. Iniziammo a giocare contro a 15 anni. Mi ricordo che prima del derby il “Mago” mi prendeva e cominciava:

“ Ahh... c'è Rosato domenica! Nella partita dell'altra volta non gli hai fatto veder palla!!!”

Ma non era vero. Ero io che non avevo toccato palla! Tornavo dai miei compagni e dicevo:

“Mah... il mago racconta tante balle...!”

Ti stressava l'intera settimana con questa "tiritera", a tal punto che ti caricava così tanto da dire prima dell'incontro:

“ Rosato oggi lo faccio fuori!”

Angelo Moratti, Massimo Moratti. Quanti punti in comune?

Molti, molti. Ci sono molte similitudini. Generosi nei confronti di persone meno fortunate. Molto innamorati dell'Inter. Ricordo Massimo e il fratello, ragazzini, spesso col papà agli allenamenti dell'Inter. Hanno vissuto attivamente quel periodo. Come non innamorarsi dell'Inter!

 

Dopo una storica carriera da Calciatore, Lei ha anche operato nella stanza dei bottoni nerazzurra. Il gol più bello che ha fatto da dirigente?

Sicuramente Ronaldo! Quando ho portato Ronaldo all'Inter è stato qualcosa di strepitoso. Ricordo ancora alcuni suoi gol. Quando decideva, non c'era nulla da fare. Non esisteva difensore che lo potesse fermare perché aveva una tecnica in velocità incredibile e aveva forza fisica. Era completo al 110%.

 

E' passato tanto tempo, ora può dircelo: Falcao, perché non vestì più il nerazzurro? Sembrava tutto fatto!

( Sorride...) Ci fu una telefonata del senatore Evangelisti che penso facesse parte del consiglio della Roma che suggerì al mio presidente Fraizzoli di lasciar perdere. Al senatore Andreotti non faceva piacere. Non so se fosse la verità, ma il mio presidente mi chiamò e mi disse:

”Sandro, strappa quel contratto...”

Io però ce l'ho ancora a casa quel contratto!!!( sorride).

Siamo all'Inter di oggi, anno perso quello appena concluso?

Dipende dalle riflessioni che hanno fatto in società. Sono convinto che all'interno dell'Inter ci siano competenze di livello in grado di valutare l'andamento della stagione.

Si ricomincia con Mazzarri. Scelta giusta? Saprà, vorrà valorizzazione gli ottimi giovani calciatori sfornati dalla “Cantera” nerazzurra?

L'arrivo di Mazzarri secondo me è una cosa molto valida ed interessante. Io dicevo mesi fa che se fossi all'Inter avrei scelto Mazzarri. Allenatore che ha grossa personalità e competenza. Proprio ciò che serve all'Inter.

Il vivaio dell'Inter è molto valido e lo dimostra anche la massiccia presenza in Under 21. Sono tutti ragazzi con un buon prospetto. Sono sicuro che il tecnico toscano saprà valutarli senza nessuna preclusione.

Per chiudere, come vuole salutare gli amici del Blog “Quelli che l'Inter” e dell'Inter Club Acquaviva a lei intitolato?

Innanzitutto vi ringrazio per avermi dedicato un Inter Club. A tutti i tifosi nerazzurro, agli amici di Quelli che l'Inter, dico di avere fede ed essere sempre legati a questo colori meravigliosi. Grazie a voi.

 

 

Francesco Misciagna

Dir.Blog: "quelli che l'Inter..."

Pres. InterClub Acquaviva d.F. Ba

 

Commenti  

 
#3 pippetto 2013-06-20 15:32
Bella intervista. Mi piacerebbe conoscere l'intervistator e. Interessantissi mo il suo blog. Complimenti vivissimi!
 
 
#2 pino 2013-06-19 12:04
I miei più sinceri complimenti a Franco per la bella intervista. Ma hai cambiato professione? GRANDE, grande come Blog che dirigi.
 
 
#1 federico 2013-06-19 09:45
Complimenti a Francesco Misciagna, il nostro Presidente, per questo colpo!!!
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI