Giovedì 23 Novembre 2017
   
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La Pace è il frutto del dialogo senza preventive imposizioni

Lettera

Riceviamo e pubblichiamo:

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Risposta al Governatore mons. Ricchiuti


Su ‘LA VOCE DEL PAESE’ del 4 aprile scorso il nuovo Governatore dell’Ospedale Miulli, mons. Giovanni Ricchiuti, ha rilasciato un’intervista ad Elisabetta Pietroforte, in cui all’ultimo punto parla dell’Ospedale Miulli. L’impressione è che Egli voglia annacquare lo spirito del 4 gennaio, la luminosa giornata dell’ingresso in Acquaviva, i cui temi erano: i miei passi insieme ai vostri, il Miulli un bene della Città che dobbiamo insieme proteggere e far crescere.

Ed invece oggi il Governatore pone dei paletti per il dialogo: “se non tacciono le polemiche non si può dialogare”. Ma non sono `polermiche, è la verità e la verità nella gestione pubblica va gridata, perché i Cittadini hanno il diritto di sapere.   Non si può accettare una preventiva museruola alla denuncia pubblica, se dice la verita’ che fonda il processo democratico di pace sociale nella correttezza e giustizia.  

Ma c’è ancora un passaggio che ci preoccupa. Speriamo di sbagliarci, ma il Governatore sembra voglia imporrre l’accettazione senza condizioni di quanto finora si è prodotto, seppure contro la verità, il diritto e le leggi sulla gestione e natura giuridica dell’Ospedale, fondazione cittadina perpetua, non alienabile né usucapibile, né modificabile a piacere, contro i diritti della Città, da Lui stesso riconosciuti.

Ed allora, come predicava Giovanni Battista, le vie storte vanno raddrizzate. Ciò che è falso, illegale, usurpato nella gestione dell’Ospedale va cancellato e vanno ripristinate la verità, la giustizia e la legalità. Il dialogo deve servire a questo, nella certezza etica (ed economica) che agire correttamente secondo verità e giustizia dà risultati migliori del suo contrario. E senza   imporre censure preventive alle denunce del mal fatto, o declassarle a denigrazione e polemica: la verità è anche un dovere religioso.

Non è una guerra all’Ospedale, che amiamo e difendiamo con i denti, o alla Chiesa, ma alle illegalità, alle false testimonianze, alle usurpazioni messe in campo. L’ecclesiasticità dell’Ospedale non è mai esistita e per questa ragione i governatori Mons. Palombella (1975) e mons. Isgrò (1976) comunicarono onestamente al Ministero dell’Interno di soprassedere alla richiesta di riconoscimento ecclesiastico.

E il Consiglio di Stato nelle due sentenze (n.2522 e 25299) del 9 maggio 2013 ha distinto e scisso l’Ente Ecclesiastico, che è il gestore, dall’Ospedale, e questo non è proprietà sua, ma ‘bonum sui’, cioe` proprieta´di se stesso, fondazione testamentaria  cittadina, perpetua ed inalienabile. L’Ente Ecclesiastico non puo’ usurparselo, come si è tentato. Non è polermica, questa, ma verità storica, la difesa dei diritti della Comunità, in questi ultimi anni e tuttora   calpestati. Dobbiamo subire tacendo?

L’Attestato del 1.10.1987, fondamento fasullo della conquista dell’ecclesiasticità dell’Ospedale, è un condensato di falsità e di iilegalità. Tra l’altro in esso si occulta il Testamento del Miulli e il Decreto Reale di Umberto I,   nonostante che tale occultamento costituisca un reato contro la legge. Abbia coraggio, caro Governatore, lo ritiri e raddrizzi la situazione, chiedendo alla Regione di fare il suo dovere, secondo la legge n. 132/1968, come richiesto tante volte dal Consiglio Comunale e quindi dalla Città.

E come accettare che si siano potuti fare tanti debiti in pochi anni, dopo che negli anni precedenti il nostro Ospedale, governato dai nostri Concittadini con sagacia, intelligenza, reposnabilità diffusa e partecipata, era sempre abbondantemente e felicemente in attivo? Cosa pensare di spericolate operazioni finanziarie, chiamate da Lei pietosamente “scelte non molto oculate”? A chi si riferisce? E quali potrebbero essere gli ‘eventuali condizionamenti’   da Lei supposti? Per la lealtà che ci distingue e per il bene della Istituzione   va ricordato che l’attuale Suo Delegato la fa da padrone assoluto e monocratico in ospedale da ben 23 anni

Caro Governatore, occorre ora una resipiscenza sul passato e bisogna imitare i suoi grandi predecessori, come mons. Tommaso Cirielli, rispettoso dei diritti della Comunità, che ha lasciato i suoi beni privati all’Ospedale; come Mons Palombella e Mons. Isgrò, che hanno riconosciuto onestamente l’impercorribilità della via dell’ecclesiasticità; come Mons. Pisani, mite e buono, di cui qualcuno ha profittato abusando della sua fiducia ed operando contro il suo stesso indirizzo di rispetto della 132/1968, con adeguamento statutario simile all’Ospedale Galliera di Genova.

Speriamoo di poter lodare la Sua saggezza e fermezza nel raddrizzare le vie storte, per il rispetto della verità, del Testamento, della legge civile e canonica , del buon governo della condivisione e non dell’arroganza padronale, ma con ‘iustitia et pax’ che sono i Suoi impegni nel suo stemma vescovile.

Noi all’Ospedale ci teniamo , ce lo consenta, anche più di Lei e dei tanti forestieri recentemente chiamati e profumatamente pagati per salvare i conti dissestati. Il paradosso è che per riparare i guasti delle ‘scelte non molto oculate’ come le chiama Lei con indulgenza, si spendono molto altri soldi (dei malati) per il concordato preventivo in giudici, avvocati, tecnici ecc. Dobbiamo far finta di non sapere, di non vedere, per evitare polemiche e attendere il beneplacito del Governatore al dialogo? Mentre egli ha dovere di rendicontare, come avveniva storicamente, perché gestisce un bene cittadino, in quanto persona fisica incaricata, e non come rappresentante o titolare di un sedicente Ente Ecclesiastico.

L’Ospedale Miulli richiama tanti pazienti, grazie all’eccellente livello dei suoi operatori di ieri e di oggi. Non è giusto che, per “scelte del passato non oculate’ della dirigenza ecclesiastica versi oggi in una voragine di debiti. In una società civile il responsabile deve pagare, soprattutto se le scelte non oculate furono prese pervicacemente contro le leggi civili e canoniche, le Tavole di Fondazione, lo Statuto, la Tradizione storica nello spirito delle leggi. Ma ciò non sembra valere per la dirigenza ecclesiastica.

La situazione ora è amministrativamente drammatica e Lei, caro Governatore, deve avere il coraggio del dialogo, per ricreare una coralità cittadina, di grande valore civile e gestionale, intorno all’Ospedale. Il Battista gridava: “Fate penitenza… la scure è messa alla radice dell’albero”. Occorre molta umiltà, per aprire un dialogo di ravvedimento e di rispetto per la Comunità, nel cui nome si governa l’Ospedale Miulli. Restituisca al Capitolo della Cattedrale di Acquaviva il suo ruolo di controllo amministrativo come previsto nel Testamento; richiami nel Consiglio di Amministrazione dell’Ospedale (il cosiddetto abusivo Consiglio degli Affari Economici) i due rappresentanti del Comune, ai sensi della legge 132/1968; salvi le finanze dell’Ospedale rendendolo un ente ospedaliero a governo ecclesiastico; ripristini le responsabilita’ dei funzionari (e non le costosissime società esterne e consulenze superflue a tutti i livelli); ripristini l’internalizzazione dei servizi accessori dando lavoro a tanti nostri umili concittadini, o artigiani, professionisti, produttori di beni e servizi ecc.

Nel clima di rappacificazione delle Palme e di rinascita di Pasqua, torniamo alla correttezza del governo e alla volontà di coinvolgere la Città e il territorio in corale adesione allo spirito originario della Fondazione, facciamo giustizia e cesseranno le polemiche, vi sara´ coesione e sostegno al nostro grande Ospedale, una realtà di altissimo valore umano, civile e cristiano lasciataci dal Fondatore Miulli, che la Dirigenza Ecclesiastica incomprensibilmente si rifiuta di celebrare in questo terzo centenario. Eppurre lo spirito del Miulli fa dell’Ospedale un monumeto di modernità, umanità e cristiana solidarietà.

Acquaviva d.F. 11 aprile 2014

                                                         ASSOCIAZIONE E COMITATO CITTADINO IN DIFESA DELL’OSPEDALE MIULLI        CITTADIINANZATTIVA DI ACQUAVIVA D.F. – ASSEMBLEA SUDEST BARESE

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