Venerdì 22 Novembre 2019
   
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Di Vietri (ABC) blinda l'Assessore Caporusso

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Il Capogruppo di ABC risponde a Francesco Colafemmina

 

L'estate rovente sembra aver trovato il suo punto di raffreddamento. O forse no? Staremo a vedere. Fatto sta che molte sono le critiche mosse all'attuale maggioranza di governo da parte delle minoranze. Alcune di queste toccano un nervo scoperto della comunità acquavivese: l'urbanistica. Dal "Piano casa" e dal PUG dipendono molte delle fortune edilizie di Acquaviva e, da più parti, sono arrivate accuse di immobilismo e poco incisività all' Assessore competente, Rina Caporusso.

 

La Voce del Paese è con Beppe Di Vietri, capogruppo di Ambiente - Benessere - Comunità (ABC) in Consiglio comunale, il quale prova a chiudere le polemiche sul proprio assessore, blindandone ruolo e deleghe.

 

Consigliere Di Vietri, dopo un anno di Amministrazione Carlucci bis non v'è che solo un cenno da parte del "suo" assessore in merito al PUG. Nel frattempo pare che l'agenda di governo si sia inceppata sul "Piano casa", tanto da costringere il sindaco in dichiarazioni da "aut-aut". Come si spiega questa difficoltà da parte dell'amministrazione nel gestire la svolta urbanistica di questa città, vostro cavallo di battaglia nell'ultima campagna elettorale? Non sarebbe stato più conveniente convogliare le energie professionali degli Uffici sul PUG, evitando di correre il rischio di non approvarlo entro la scadenza naturale della legislatura?

 

«Intanto va detto a chiare lettere che l'affermazione introduttiva di questa domanda non è corretta. In questo primo anno di amministrazione l'Assessore Caporusso non solo ha parlato di Piano Urbanistico Generale (PUG) ma soprattutto ha lavorato, con il supporto dell'Ufficio Tecnico Comunale, nella direzione di dotare Acquaviva di un nuovo strumento urbanistico che ponga una pietra tombale sull'inattuale e inattuabile PRG vigente.

Mi riferisco chiaramente al bando di gara per l’affidamento dell'incarico di redazione del PUG, pubblicato il 20 dicembre con termine al 31 gennaio 2019. Abbiamo ricevuto le candidature di ben 12 ditte (tra RTI, Studi Associati, RTP), tutte in possesso dei requisiti tecnici previsti dal bando. A uno di questi soggetti professionali sarà affidato l'incarico per la redazione del Documento Programmatico Preliminare (DPP), per la progettazione del PUG e del rapporto ambientale per la VAS comprensiva della Valutazione di Incidenza (VINCA).

Non solo, proprio lunedì scorso, 5 agosto, il Dirigente dell'UTC ha pubblicato per la terza volta (le altre due volte non sono pervenute candidature) l'Avviso pubblico per la costituzione della commissione giudicatrice delle candidature pervenute, commissione che sarà composta da tre professionisti (ingegneri, architetti e geologi). A questo proposito invito i tecnici del settore, con le esperienze specifiche previste dal bando, a inviare la propria candidatura entro il 6 settembre 2019.

La realtà è che questo PUG offrirà alla comunità acquavivese l’occasione per provare modalità inedite (a livello locale) di pianificazione territoriale, uscendo dalle vetuste e dannose logiche della cementificazione indiscriminata come paradigma di sviluppo. Logiche che in passato hanno aperto le porte alla speculazione, all'abusivismo, al deprezzamento del patrimonio immobiliare, alla tassazione dei proprietari di suoli solo sulla carta edificabili e all'indebolimento del territorio, con costi inaccettabili in termini economici, ecologici e di vite umane. Solo chi è stato complice di quel vecchio sistema -facendo concorrenza sleale o lucrando oltremodo- può temere il PUG e il suo principio ispiratore, ovvero quello dello sviluppo sostenibile integrato a livello ambientale, economico e sociale. Invece è proprio di questo che Acquaviva ha bisogno, un'analisi di ampio respiro sui grandi temi: il paesaggio, l'ambiente urbano, il decoro e la bellezza, le criticità del territorio, il contesto produttivo, il recupero del Centro Storico, la demografia e il fabbisogno immobiliare, le esigenze di spazi pubblici. Tutti argomenti che a breve affronteremo insieme alla comunità locale nella fase di stesura del Documento Programmatico Preliminare (DPP).

Quindi, dati alla mano, credo che il mandato politico-elettorale in tema di Urbanistica sia stato ampiamente rispettato dall'Assessore Caporusso, dalla Lista ABC che rappresento in Consiglio, dalla maggioranza tutta e dal Sindaco Carlucci. Questo anche grazie alla collaborazione degli ottimi professionisti che lavorano nei nostri uffici tecnici comunali, nonostante la delicata fase di turnover generazionale verificatasi in particolare nell'ultimo anno.»

 

Il consigliere Colafemmina ha dichiarato la contrarietà dei Democratici all'adozione del Piano Casa, benché egli non abbia fornito alcuna motivazione circa questa scelta. Al netto delle ragioni dei Democratici, qualora questi dovessero piegarsi alla volontà politica delle altre forze politiche della maggioranza, quali prerogative avanzerebbero in futuro nell'ambito degli equilibri politici, finora garantiti da Davide Carlucci?

 

«Non sono solito rispondere ai pettegolezzi, certe affermazioni nate sotto l'ombrellone lasciano il tempo che trovano. Ai cittadini interessano i fatti concreti, non il gossip.

Per come siamo abituati a concepire la politica e la dialettica di governo, in maggioranza non siamo soliti scendere a logiche di trattative mercatali o, peggio ancora, di scambio di prigionieri. Ogni forza politica è portatrice di propri contributi, sensibilità e idee e sulla base di queste ci confrontiamo e riusciamo sempre a fare sintesi. Naturalmente, qualora questo meccanismo armonico si inceppasse, dovremmo rimetterci in discussione come amministratori. Ma non credo che sia questo il caso, pertanto mi sento di tranquillizzare i "ben informati"!»

 

Sempre il consigliere Colafemmina ha dichiarato che "il Piano casa è anche uno strumento per trasformare aree destinate a servizi (ad esempio la Cantina Sociale) in aree di potenziale speculazione edilizia." L'ex candidato sindaco ha poca fiducia nelle vostre capacità amministrative? Più di una volta, la minoranza ha criticato le scelte degli assessori da parte di Carlucci, sperando in figure tecniche o dotate di maggiore esperienza. Non crede che, in modo particolare in scelte di tale delicatezza per il futuro della città, queste figure sarebbero d'aiuto per limitare i "rischi"?

 

«Forse, a causa del gran caldo, è necessario rinfrescare anche la memoria... il Piano Casa è uno strumento normativo varato dieci anni fa dalla destra, Governo Berlusconi in coalizione con la Lega, all'inizio di una profonda crisi tuttora in corso, con l'intento -non raggiunto- di rilanciare il settore edilizio, attraverso direttive regionali destinate a regolamentare l’ampliamento e la ricostruzione degli immobili. Ogni Regione ha poi declinato sul territorio il proprio Piano Casa sulla base di valutazioni politiche e contestuali. Ormai alla decima proroga annuale, il Piano Casa Puglia 2019 è stato impugnato dal Governo nazionale davanti alla Corte Costituzionale principalmente per due ragioni: consente interventi edilizi in deroga agli strumenti urbanistici vigenti derogando al principio costituzionale della irretroattività delle norme e consente la ricostruzione dopo un intervento di demolizione anche con una diversa sistemazione plano-volumetrica, ovvero con diverse dislocazioni del volume massimo consentito all'interno dell'area di pertinenza. Il punto vero, quindi, è che con questo Piano Casa di fatto si supera la dimensione edilizia dell'intervento sconfinando in un vero e proprio ambito urbanistico.

Come Lista ABC, non facciamo mistero della nostra contrarietà all'applicazione indiscriminata di questo provvedimento. Ritengo che se negli ultimi dieci anni non ci fosse stato il Piano Casa, probabilmente avremmo già restituito alla città alcuni dei siti abbandonati recuperandoli con lo strumento della rigenerazione urbana. Non deve sfuggire, infatti, che uno strumento come il Piano Casa, che consente anche la modifica di alcune destinazioni d'uso in residenziale, ha indebolito il ricorso alla rigenerazione urbana in questi anni fornendo ai privati, proprietari di aree con immobili dismessi, la prospettiva di un investimento maggiormente redditizio. Il risultato, almeno sul nostro territorio, è stato quello dell'immobilismo.

Per questa ragione, per onorare l'impegno assunto con la comunità di riqualificare le aree in disuso presenti all'interno del nostro abitato, nell'ambito della normale interlocuzione con i proprietari delle aree dismesse, abbiamo cercato di dare impulso a proposte che se da un lato lasciavano spazio alle legittime aspettative private consentite dalla legge, dall'altro tutelassero l'interesse collettivo attraverso la cessione alla comunità di aree pubbliche attrezzate e la realizzazione di interventi edilizi che riqualificassero il paesaggio urbano, caratterizzati da immobili più bassi e visivamente poco impattanti, gradevoli anche dal punto di vista estetico e circondati da numerose aree di verde privato.

Insomma abbiamo incoraggiato una progettazione de facto "ibrida" tra l'applicazione del Piano Casa sic et simpliciter (che consente anche la realizzazione in pieno centro di palazzoni di cemento armato di 5 piani a cui il Comune non si può opporre) e l'intervento di rigenerazione urbana. A queste condizioni, e solo a queste condizioni, abbiamo acconsentito ad una apertura al Piano Casa anche per le grandi aree con immobili degradati. Una scelta maturata attraverso quello che è il modus operandi più nobile della politica: l'ascolto, il confronto, il dialogo e la sintesi. Naturalmente tutto questo è avvenuto prima del ricorso in Cassazione...

Comunque, per rispondere anche all'altro quesito di questa domanda, come si può riporre scarsa fiducia in Assessori che amministrano la cosa pubblica facendo propria una metodologia politica basata sul confronto? Le scelte, anche quelle più difficili e delicate sono, per noi della Lista ABC, sempre frutto di un approfondimento e di una elaborazione collettiva, finalizzata alla tutela degli interessi della comunità acquavivese. Non è nostra abitudine annoverare cani sciolti nelle nostre liste e tra i nostri rappresentanti politici.

Crediamo che il primato della politica nel tracciare il futuro di una comunità vada sempre rispettato. Abbiamo degli ottimi tecnici presso i nostri uffici comunali, pagati con soldi pubblici, che sanno consigliarci al meglio e che condividono con noi il principio di tutela esclusiva degli interessi del proprio datore di lavoro: il popolo acquavivese.»

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