Venerdì 14 Dicembre 2018
   
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Francesco Colafemmina: "Lettera al Direttore"

Colafemmina F.2

 

Riceviamo e pubblichiamo:
Gentile Direttore,
il clima post-elettorale nel nostro paese sembra non essere meno caldo di quello vissuto nelle settimane in cui la competizione per la carica di sindaco era nel suo vivo. Di recente la testata da lei diretta ha pubblicato una serie di articoli che hanno in qualche modo, diretto o indiretto, coinvolto la mia persona, pertanto ho ritenuto opportuno intervenire per chiarire alcune questioni. 
Anzitutto relativamente al seggio di consigliere comunale vorrei precisare che la legge prevede che al candidato sindaco non eletto spetti un seggio in consiglio comunale qualora raggiunga una adeguata cifra elettorale (art. 73 del dlgs n.267/00, comma 11). Considerare i voti di un candidato sindaco mera emanazione delle preferenze di diversi candidati consiglieri e quindi voti di serie b, o non legittimanti il conseguimento del seggio di consigliere corrisponde ad un criterio piuttosto discutibile di democrazia. Quasi che un candidato sindaco debba essere grato ai vari capi politici che ne prescelgono il nome e debba tutto a loro e niente alle proprie capacità. Ho sempre pensato che qualcuno ad Acquaviva avesse bisogno di un candidato sindaco burattino, di una personalità usa e getta, di qualcuno di cui sfruttare il volto nuovo e pulito per poi riesumare vecchie conoscenze della politica locale; la pretesa di chi sostiene che i 2859 voti da me ricevuti siano illegittimi ai fini della rappresentanza non fa che confermare questa mia convinzione. 
Relativamente poi ai “numerosi interrogativi” che l’amico Pierluigi Castellaneta si pone in un suo recente articolo vorrei confortare chi mi accusa di “populismo” perché ribadisco l’ovvia necessità di anteporre agli show politici le proposte concrete, che la mia posizione in Consiglio Comunale è ovviamente parte della minoranza. Ma se riuscissimo a fare un passo in avanti rispetto ad una visione manichea della politica e della vita amministrativa, se riuscissimo a sgombrare il campo da illazioni o sospetti, potremmo comprendere che i cittadini richiedono oggi ai politici - di qualsiasi parte essi siano - di trovare soluzioni condivise nell’interesse comune; non di scornarsi al fine di ottenere la “morte” (politica, si spera) di chi non condivide gli stessi modus operandi o le stesse opinioni. 
Al di là dei destini della destra o della sinistra di questo paese, forse è arrivato il momento di preoccuparsi dei destini del paese in sé, senza dover richiedere ogni giorno a chi applica alla politica una visione costruttiva e fattiva, un test per scoprirne la positività al virus della carluccite. In un paese per troppo tempo abituato alle manovre sottobanco o agli scambi di interessi, comprendo che una politica limpida fatta nel nome della coerenza e del rispetto delle esigenze dei cittadini, possa costituire motivo di sospetto o di scetticismo, cionondimeno occorre andare in questa direzione. Pertanto nell’invito rivolto a tutti a moderare i toni, a incrementare i livelli di rispetto reciproco e financo di educazione - istituzionale, si intende -, nonché di obiettività nel racconto dei fatti, colgo l’occasione per ribadire il mio invito alle altre forze di minoranza affinché sviluppino una dinamica creativa e propositiva, attraverso il confronto e le progettualità oltre al necessario ruolo di controllo dell’attività amministrativa. 
Oggi possiamo sì intendere il nostro lavoro in Consiglio Comunale come un lavoro teso a ritagliare per ciascuno di noi una posizione di visibilità politica, di dialettica partitica, nell’ottica di futuri appuntamenti elettorali. Tuttavia credo che al di là delle regionali o delle prossime amministrative i cittadini giudicheranno il nostro operato sulla base della nostra capacità di occuparci dei loro problemi concreti e non dell’aggressività o dell’intensità degli sconti politici. Se questo è populismo non ho alcuna difficoltà a lasciarmi definire un populista. Anzi sono orgoglioso di tale definizione. 

 

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