Giovedì 15 Novembre 2018
   
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“Opposizione critica e partecipe: è linea di Fratelli d'Italia”

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Francesco Colafemmina conquista un seggio a Palazzo De' Mari senza l'apparentamento con Franco Pistilli. E, nel centrodestra, una quiete dopo la tempesta è ancora tutta da raggiungere.

 

 

Nello scenario della politica acquavivese, è il personaggio del momento: fra la sua popolarità 'social' fatta di 'followers' e di 'haters', assieme ai suoi post e ai suoi video. – Classe 1980, laureato in filologia classica con esperienza nel settore della consulenza aziendale e dello sviluppo delle rinnovabili, è anche scrittore e giovane imprenditore: 'La Voce del Paese' è con il neo-consigliere comunale Francesco Colafemmina, già candidato sindaco all'ultima tornata elettorale ed oggi espressione, in solitaria, di “Fratelli d'Italia”. – Ha perso recentemente le elezioni, ma non ne sente tutto il peso. Disconosce fermamente (e senza fare prigionieri) il 'Pistilli-centrismo': poiché mai direttamente sostenuto in campagna elettorale.

Personaggio al bivio... – Fra l'essere un rottamatore del centrodestra locale o una sua semplice meteora. E in una Acquaviva sempre più “arancione”, per anni volta all'orientamento elettorale verso il centrosinistra (cui complice resterebbe proprio un centrodestra diviso)... racconta oggi la necessità di una opposizione presente e critica, quanto partecipe, ai lavori della 'Carlucci-bis'.

Francesco Colafemmina_con_Alessandro_Longo_-_FDINella foto: pone un braccio sulla spalla ad Alessandro Longo, coordinatore acquavivese di “Fratelli d'Italia”.

– Passiamo alle nostre domande. – Sul Colafemmina candidato sindaco, il passato recente: quale bilancio può trarre da tale esperienza? Cosa ci racconta? – 

(Colafemmina) “La candidatura è nata in maniera spontanea, serena direi, rispetto alle inaspettate evoluzioni dei fatti. Il centrodestra non riusciva a trovare un candidato: un giorno mi raggiunge un amico e avanza la proposta. Gli dico: perché no? In fondo credo sia finito il tempo in cui la politica dobbiamo per forza lasciarla nelle mani delle segreterie e dei professionisti. Ognuno di noi ha qualcosa da offrire per il bene comune. Dopo qualche resistenza, la candidatura è stata accettata, con dei prerequisiti successivamente sconfessati in fase di ballottaggio. E sin da subito ho compreso che i partiti cercavano di fare ciascuno una campagna elettorale propria, per svariate ragioni, il che ha complicato la realizzazione delle liste dei candidati e generato numerosi problemi di comunicazione interna: nonostante gli sforzi di tanti candidati consiglieri che mi hanno supportato e hanno creduto fermamente nel progetto condiviso. Dagli errori si impara sempre, sebbene il centrodestra acquavivese abbia una cronica narcisistica incapacità di confrontarsi sui propri errori. Amo da sempre il contatto con la gente, quindi la campagna elettorale mi ha lasciato questo dato positivo: le relazioni con gli elettori, con i candidati, la costruzione di nuove amicizie, la fiducia in un progetto per rimettere il cittadino al centro della politica. E l'impossibilità di subordinare i propri valori alla ragion politica o a logiche di interesse. Certo, ha lasciato anche tante macerie, una quantità enorme di fango, di accuse, di offese. La soluzione è in questo caso lasciarsi scivolare tutto, e trattenere come in un setaccio le piccole scaglie di oro in mezzo a tanto fango”.

Sul Colafemmina consigliere comunale, ovvero il mondo presente: cosa si intende ora per opposizione costruttiva? E tale visione è realmente in linea coi piani di Fratelli d'Italia? – “Personalmente trovo molto limitante il concetto di 'opposizione'. Contiene già una dinamica conflittuale con chi ha ottenuto il mandato a governare. Fare opposizione costruttiva significa avanzare proposte già contenute nel nostro programma e che riteniamo fondamentale adottare per il bene del paese. Significa anche sorvegliare sulle inadempienze di una giunta, consigliare aggiustamenti o modifiche a provvedimenti, dialogare nell'interesse del cittadino con l'amministrazione. Purtroppo quando una campagna elettorale si avvelena, si fa a gara nel misurare il tasso di distanza da chi vince, quasi che questa distanza, nutrita da accuse costanti, ostruzionismi e critiche becere, sia un sintomo di originalità, di qualità dell'opposizione. Facendo campagna elettorale mi sono accorto che la gente non ne vuole sapere di questa visione arretrata del conflitto politico. Vuole che tutti cooperino affinché il paese funzioni. E questo non vuol dire fare inciuci o accordi sottobanco, ma avere l'umiltà e il senso pratico di porsi al servizio dei cittadini. Capisco anche che questa mentalità, di per sè giovane, possa essere accusata di essere frutto di inesperienza politica o guardata con sospetto. Ma la realtà di oggi è così diversa rispetto agli ultimi venti-trent'anni che non possiamo permetterci di ragionare con la testa rivolta al passato. Ovviamente se l'amministrazione dovesse adottare provvedimenti in contrasto con l'interesse comune sarò il primo a battagliare. Questa linea è pienamente condivisa da Fratelli d'Italia, nelle figure del coordinatore cittadino Alessandro Longo e provinciale Filippo Melchiorre, nonché dell'On. Marcello Gemmato, e corrisponde anche all'atteggiamento che il partito sta avendo nei confronti del 'governo del cambiamento'”.

Infine, sul Colafemmina padre fondatore del futuro centrodestra acquavivese: un'ipotesi da rottamatore unionista? Sarà un progetto che prescinderà l'unione stessa del centrodestra? Oppure una seria promozione delle primarie? – “Il centrodestra acquavivese è una specie di ibrido. Una costruzione che non parte dal basso ma si mantiene nell'alto delle segreterie, dei coordinamenti, e si alimenta di figure del passato da decenni. Se qualcuno dovesse domandare agli esponenti del centrodestra acquavivese cos'è la destra, dubito che ci sarebbe alcuno in grado di arrangiare una risposta esaustiva e credibile... Molto più facile è dire: noi siamo il contrario dei 'comunisti', ma forse non ci si è accorti che pure quelli sono scomparsi nel frattempo... Pistilli, poi, si è portato sul palco il PD e in coalizione la lista di Pisicchio. Durante la campagna elettorale, tutti i partiti, tranne 'Fratelli d'Italia', erano d'accordo ad una unione contronatura fra di noi e quel 'PD sottoforma di liste civiche'. Questa tiritera va avanti da decenni ed è ascrivibile sempre allo stesso 'monopolista del centrodestra che peraltro nasce socialdemocratico'... E naturalmente senza alimentare una base, senza esprimere dei valori tradotti in azione politica, ed organizzando campagne elettorali "berlusconiane"... Ossia con candidati che provvedono a tutto, secondo una visione feudale e non partecipativa della democrazia. In tale aspetto, non solo diventa difficile fare le campagne elettorali, ma anche vincerle... Alla coesione si sostituisce poi il conflitto fra ambizioni personali. Ai rapporti amicali fondati sui valori della militanza (ossia della lotta ideale prima che politica) si sostituiscono relazioni coi singoli feudatari del centrodestra: svuotando di senso ogni progetto... Perché risulta solo finalizzato ad una vittoria... E la vittoria quindi diventa il mero assemblaggio dei pacchetti di voti dei vari feudatari: col retropensiero che la democrazia sia fondamentalmente una questione di clientele. E quando si perde ogni signorotto ritorna al suo feudo e non ha alcun interesse a costruire un permanente faro dell'azione politica e culturale della destra: un qualcosa di slegato da queste logiche ataviche e capace di far emergere figure e personalità in grado di operare per il bene comune.

Quindi, a mio avviso, il centrodestra resterà necessariamente diviso nel nostro paese, almeno fino a quando i simboli, pur ampiamente svuotati del loro valore originario, resteranno o finiranno nelle mani dei soliti feudatari. Deve cambiare il senso di comunità, la relazione con la politica che non può più vivere di deleghe continue al sistema feudale, ma deve definitivamente archiviarlo. Perciò la mia idea è quella di una costruzione comunitaria aperta a tutti ma che ribalti l'utile inganno della destra e della sinistra politica, citando un Marcello Veneziani, e lo porti su un piano di confronto culturale. Coltivare una cultura della comunità, della tradizione, delle radici, nell'ottica della crescita partecipativa al bene comune: questo il mio obiettivo. Ci sarà sicuramente chi cercherà di riprendere il simbolo della Lega, di usare l'appartenenza a partiti decadenti e connotati come di destra per assurgere a 'confederatore' del centrodestra... ma queste sono logiche vecchie, completamente distaccate dalla realtà.

Confesso, peraltro, di non aver mai creduto al centrodestra unito anche in campagna elettorale: le forze centrifughe e le identità erano talmente distanti che ogni tentativo di unità si dimostrava solo una buona intenzione. E sappiamo bene che le vie dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni”...

 


 

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