Martedì 13 Novembre 2018
   
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FONDI EUROPEI 2007-2013, QUALE FUTURO PER ACQUAVIVA?

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"Fondi europei e sviluppo locale….Quale futuro per Acquaviva 2007-2013?"

È a questa domanda che hanno cercato di dare risposta il Dott. Ignazio Zullo (Consigliere Regionale della Puglia), l’On. le Eurodeputato Raffaele Baldassarre e il Dr. Mario Radogna (Segretario Giovane Italia di Acquaviva delle Fonti), nella conferenza di Sabato 19 Giugno, organizzata dal Coordinamento Provinciale di Giovane Italia – Terra di Bari e tenutasi presso la Sala Convegni Montazzi (Lotto 107 Zona PIP).
I fondi strutturali europei della nuova strategia di Lisbona 2007-2013 devono essere intercettati e utilizzati al meglio per il reale e concreto sviluppo economico-sociale di Acquaviva delle Fonti. Sono l’ultimo treno disponibile a nostra disposizione e non dobbiamo lasciarcelo scappare”-queste le parole del  Segretario di Giovane Italia di Acquaviva Mario Radogna.
Una conferenza, quella di Sabato, che ha avuto il lodevole scopo di avvicinare, soprattutto il mondo giovanile, alle tematiche europee. Argomento, quello dell’Europa, che in Italia e figuriamoci in piccoli paesini come Acquaviva, non ha mai avuto un reale appeal. La causa di questa indifferenza nei riguardi dell’UE è frutto della disinformazione e del disinteresse di gran parte dei nostri rappresentanti politici locali e nazionali.
È doveroso ricordare che l’Italia è stato uno dei paesi cofondatori dell’Europa. Politici e intellettuali come Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli sono stati i principali fautori dell’Europa che oggi conosciamo. Le loro idee, il loro impegno e i loro sforzi hanno contribuito e non poco, a creare l’Unione Europea. Ma lo Stato italiano nel corso degli anni ha dimenticato il suo passato e ruolo prestigioso non cogliendo a pieno il vero senso dell’Europa. In quasi vent’anni i Fondi Strutturali Europei non sono stati utilizzati al meglio, a volte addirittura sono stati rimandati integri a Bruxelles a causa dell’incompetenza e della disinformazione dei nostri amministratori. Basti pensare al tasso di assenteismo dei rappresentanti italiani nelle istituzioni europee. Questo dato fa riflettere. A differenza nostra altri Stati membri, nel corso degli anni, hanno ben intuito cosa fosse l’Europa e quali benefici ottenere da essa. Paesi come la Spagna, il Portogallo e più recentemente i paesi dell’ex blocco sovietico grazie ai fondi messi a diposizione dall’UE, stanno sempre più “convergendo” verso gli standard dei paesi industrializzati.
Unione, Cooperazione e Convergenza: lo spirito europeo consiste proprio in questo”. È ormai chiaro che senza una vera e propria unione politica-sociale, l’Europa è destinata a rimanere un gigante supermercato comunitario, una mera unione economica dove c’è spazio solo per le merci ma non esistono diritti dei cittadini. Il Trattato di Lisbona, che si aggiunge ai due Trattati fondamentali esistenti (TFUE o Trattato di Roma e il TUE), ha proprio lo scopo di sancire attraverso una forma costituzionale l’unione politica dell’Europa.
Nel corso degli ultimi anni le prospettive di allargamento dell’Unione ai Paesi ex sovietici, hanno sollevato nuove questioni riguardo alla politica regionale europea. Questi nuovi membri hanno dei livelli di sviluppo nettamente inferiori alla media dell’UE-15. Per la prima volta in Europa, le risorse destinate ai vecchi paesi membri sono diminuite, con un periodo di transizione, in favore dei nuovi paesi membri. L’entrata in scena di questi nuovi soggetti complica di molto le cose per il nostro Paese che già in passato non è riuscito a cogliere l’occasione di uno sviluppo reale e rischia di fare altrettanto oggi.
I fondi messi a disposizione da parte dell’UE sono di due tipi: fondi strutturali e fondi settoriali o altrimenti chiamati a gestione diretta.
I fondi strutturali sono programmati in relazione a tre obbiettivi:
1. CONVERGENZA (destinati alle regioni europee con un PIL inferiore al 75% della media comunitaria, quattro sono le Regioni italiane rientranti in questo obbiettivo: Sicilia, Puglia, Campania e Calabria);
2. COMPETITIVITA’ E OCCUPAZIONE (destinati a tutte le regioni non convergenza, che necessitano di un supporto per rafforzare i loro sistemi produttivi e sociali a fronte dell’evoluzione delle dinamiche competitive create dalla globalizzazione);
3. COOPERAZIONE (per stimolare la gestione di politiche e azioni di tipo transfrontaliero, transregionale e transnazionale);
Se l’utilizzo dei fondi strutturali è molto più semplice da parte delle amministrazioni pubbliche, in quanto segue logiche simili al trasferimento delle risorse di tipo ordinario, specie in relazione ai fondi gestiti dalle Regioni, le difficoltà di accesso ai fondi settoriali sono maggiori: si tratta di risorse programmate a un livello istituzionale più distante, che richiedono l’attivazione di un partenariato europeo per essere utilizzate e una maggior qualità progettuale, considerato che l’arena competitiva è più ampia, visto che concorrono tutti i paesi membri. Oltre a queste maggiori difficoltà vi è da notare che i fondi settoriali finanziano per lo più azioni di tipo immateriale, quali per esempio la creazione di gruppi di lavoro e network per la messa a punto di progetti comunitari (es. politiche comuni in settori strategici come la ricerca, l’innovazione tecnologica, l’ambiente, l’imprenditorialità).
 Intercettare questi fondi non è cosa semplice, soprattutto per il privato a causa anche della disinformazione dei bandi europei. A questo proposito sarebbe auspicabile che gli enti locali, tra i quali anche il nostro Comune, si dotassero di uno “Sportello Europa” in cui pubblicare i relativi bandi e di consulenti interni o esterni qualificati e capaci di intercettare le risorse europee. Inoltre è necessaria una continua attività di formazione rivolta ai funzionari e ai dirigenti del sistema amministrativo locale sulla conoscenza dei programmi dell’UE e sulle relative tecniche di progettazione europea.
I fondi settoriali sono più difficili da intercettare poiché serve progettualità e programmazione da parte degli enti locali, in modo da fare da capofila per l’inserimento dei privati per la pianificazione di importanti progetti di respiro globale. È necessaria una buona politica, che non badi alle beghe di quartiere, e una forte capacità imprenditoriale da parte dei privati. Due componenti che, almeno fino ad oggi, ad Acquaviva mancano.
A detta dell’On. le Baldassare, invece, i fondi strutturali (FESR, FES e FONDO DÌ COESIONE) sono di più facile gestione e utilizzo e “devono servire per completare le infrastrutture del Mezzogiorno come strade (il completamento della Salerno-Reggio Calabria), ferrovie, aeroporti e porti navali. Il Mediterraneo sta tornando un grande punto strategico-commerciale. Le merci orientali passano per il canale di Suez per poi arrivare in Europa attraverso il porto di Rotterdam. Il Sud Italia deve dotarsi di imponenti infrastrutture funzionali per intercettare le vie del commercio mondiale. Attraverso la modernizzazione dei porti di Bari, Brindisi e il completamento delle autostrade che collegano le città italiane, il nostro paese potrà diventare un punto strategico in grado di attrarre i benefici provenienti dal commercio globale”.
Ma tutto ciò potrà avvenire solo se nel Mezzogiorno, farà il suo ingresso in campo la buona politica che lungi dal perpetuare pratiche clientelari sarà in grado di guidare attraverso i fondi europei lo sviluppo economico-sociale del nostro territorio. 

 

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