Domenica 18 Novembre 2018
   
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La ricetta di Pirro per lo sviluppo di Acquaviva

carlucci

 

Salute, hi-tech e attrazione di investimenti

 

Si chiama “La zona industriale di Acquaviva delle Fonti - Un punto di forza per il manifatturiero nel cuore della Puglia euromediterranea, Prospettive e linee guida per la sua crescita ulteriore”. E’ il documento proposto da Federico Pirro, professore di Storia dell’Industria dell’Università di Bari e componente della Task force della Regione Puglia per l’occupazione, come base analitica su cui costruire proposte per lo sviluppo della nostra città.

Pirro ha elaborato la sua analisi dopo un sopralluogo effettuato a maggio nella zona industriale con il sindaco Davide Carlucci e l’assessore alle Attività produttive Luca Dinapoli. Da allora, il docente, uno dei massimi conoscitori della realtà industriale pugliese, autore di numerosi libri e articoli sul tema, ha continuato a seguire da vicino la realtà acquavivese fino a partecipare, il 10 giugno, all’incontro pubblico che si è svolto nell’androne dell’Anagrafe con Antonio De Vito, direttore di Puglia Sviluppo. Con l’aiuto della più importante realtà istituzionale delegata alla crescita delle imprese pugliesi, Pirro vuole dar vita, ad Acquaviva, a un laboratorio sullo sviluppo locale che coinvolga tutti gli attori coinvolti nei processi produttivi.

L’analisi di Pirro parte dalla collocazione dell’area industriale acquavivese, “una delle più dinamiche in termini di nuovi insediamenti, occupati e volumi di produzione fra quelle dei Comuni dell’hinterland barese”, situata in prossimità del casello autostradale. Il professore valuta poi “l’inserimento dell’area in un preciso disegno di espansione delle attività manifatturiere locali, perseguito dall’Amministrazione comunale, finalizzato alla creazione e al rafforzamento di un sistema produttivo locale multisettoriale; tendenzialmente integrato”. Un altro punto di forza è “l’allargamento previsto delle sue dimensioni in una duplice direzione spaziale per un totale di 55 ettari”. Un quarto aspetto positivo riguarda la “presenza nella zona di specifiche attività industriali ulteriormente sviluppabili in logiche di filiere, già largamente esistenti nell’intera area metropolitana barese - come ad esempio quelle meccaniche e agroalimentari con i settori ad esse collegati - o avviabili proprio a partire dall’area di Acquaviva come alcune tipologie di tecnologie medicali e di altri beni e servizi per la cura, la riabilitazione e il benessere di persone affette da numerose patologie”. Utilizzando “una vasta gamma di incentivi erogabili previo accesso a bandi dalla Regione Puglia a valere sui fondi 2014-2020 stanziati dall’Unione Europea per le politiche di coesione”, Pirro considera un asso nella manica della nostra comunità anche la “disponibilità di manodopera qualificata, grazie anche alla presenza di Istituti scolastici idonei a fornire figure professionali secondo le esigenze delle aziende localmente insediate”. Un’ultima opportunità deriverebbe dalla possibilità di fare rete con il circondario, la “collegabilità alle caratteristiche e alle preesistenze produttive e di servizio di un bacino territoriale molto vasto che abbraccia Comuni particolarmente sviluppati come Casamassima, Gioia del Colle, e aree murgiane economicamente dinamiche come Santeramo, Altamura e Gravina”.

Per Pirro il Comune dovrebbe assolvere un riolo di “caposaldo, coordinamento e impulso dello sviluppo locale, e non solo del suo comparto manifatturiero, in una logica di progressiva integrazione con il sistema economico della Città Metropolitana di Bari e anche in una prospettiva euromediterranea”. Occorre sfruttare la presenza nel territorio di un “significativo presidio” come la multinazionale Gas Natural che “potrebbe consentire di avviare un dialogo con altri big player industriali internazionali, contattabili o tramite la stessa Gas Natural - ad esempio alcuni suoi clienti o fornitori - o tramite un capitale di relazioni personali proprio o acquisibili dell’Amministrazione comunale”.

 

L’esperto propone un “percorso a step successivi, finalizzato al rafforzamento insediativo dell’area industriale, offerta come quadro di convenienze ad investitori del territorio cittadino, del suo hinterland, ma anche settentrionali ed esteri”. Dalla “apprezzabile polisettorialità merceologica” degli insediamenti industriali acquavivesi, emergono “alcune industrie meccaniche, agroalimentari e del packaging, intorno alle quali sarebbe ipotizzabile un ulteriore rafforzamento di attività collegabili in filiera”. Aziende come la Ifac Inox, leader nel Mezzogiorno nel settore della costruzione di veicoli isotermici, potrebbero essere supportate per far crescere o rafforzare l’indotto, “individuando caratteri, tipologie, dimensioni e imprenditori interessabili”.

Un’importante traccia di lavoro riguarda inoltre la possibilità di sviluppare il settore della Salute, del benessere e degli elettromedicali a tecnologia avanzata, a partire dalla presenza di realtà come Miglionico (riuniti per studi di odontoiatria) e Kasucci (calzature ortopediche), del Miulli, della scuola di Scienze Infermieristiche e delle strutture riabilitative presenti nel territorio. Tutto questo, coinvolgendo imprenditori e docenti dell’Università e del Politecnico di Bari e del Cetma di Brindisi, potrebbe portare all’avvio di nuove produzioni di beni per il settore della salute.

Molto si potrebbe fare nell’agroalimentare, che già vanta numerose presenze nella produzione e imbottigliamento dell’olio, nella lavorazione dei legumi, nella torrefazione del caffè, e in altre lavorazioni di prodotti agricoli, nonché di cantine ormai rinomate con vini di qualità. “Si potrebbero intensificare tali trasformazioni, stimolando le imprese ad incrementarne i volumi e la collocazione sul mercato, ma si potrebbe anche valutare la possibilità di proporre ad altre imprese locali, o di altre aree anche settentrionali, l’avvio nell’area di Acquaviva di nuove trasformazioni agroalimentari, come ad esempio quelle del comparto conserviero, pastario, lattiero-caseario, dolciario e della lavorazione delle carni”.

La presenza di aziende come Tecna, attive nella produzione di martelloni demolitori, infissi e profilati in alluminoi, stimola la possibilità di ulteriori sviluppi e la costruzione di altri beni strumentali, come l’attrezzistica da lavoro per i cantieri”. Un’altra filiera potrebbe riguardare il packaging, a partire da realtà come Onda Pack e altre presenti nel territorio.

Pirro propone un’azione di “marketing insediativo” che si avvalga di “un sito Internet come quello già esistente sulla zona industriale” ma costantemente aggiornato e arricchito da “nuove notizie riferite alle aziende insediate, alle loro performance produttive e, se possibile, di fatturato e alle loro proiezioni sui mercati nazionali e internazionali”. Occorre avviare, inoltre, “contatti permanenti e ben organizzati in precise sessioni di lavoro” con le associazioni di categoria, con la multinazionale Gas Natural, con gli istituti di credito, con gli organi di informazione, i consolati e le ambasciate, le università, il Cetma di Brindisi, la Camera di commercio di Bari e le sue aziende speciali. Oltre a vari incontri con gli organi regionali interessati allo sviluppo industriale e con società come Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione di investimenti, Pirro suggerisce di organizzare un “open day per lo sviluppo e l’attrazione di investimenti” che dia luogo a una “task force per l’incoming insediativo”.

“Sarebbe inoltre opportuno – scrive Pirro - rigenerare l’attività della Consulta cittadina per le attività produttive e ipotizzare un primo incontro full immersion con titolari, dirigenti, tecnici e maestranze delle industrie già insediate nella zona industriale per presentare il programma di massima di attrazione di investimenti che si intende avviare come Amministrazione; ascoltare proposte, osservazioni, suggerimenti ed ogni altro tipo di interventi che i soggetti chiamati all’incontro ritenessero opportuno avanzare; sollecitare la loro piena collaborazione alle iniziative, naturalmente in un quadro di reciproche convenienze; rendere pienamente partecipi gli operatori già presenti nella zona per farli sentire il più possibile protagonisti della nuova fase di sviluppo che si annuncia, contando sul loro essere stati e sentirsi pionieri dei primi insediamenti nell’area e pertanto facendo leva sul loro orgoglio di ‘uomini del fare’”.

L’esperto scelto dall’amministrazione per coordinare le azioni di sviluppo locale, è fiducioso ma esigente: “Quanto proposto in precedenza è stato in larga parte già praticato con successo da altre Amministrazioni Comunali anche pugliesi - ma soprattutto del Centro Nord - a parità di normative vigenti, ma con impegni costanti e ‘creativi’ di amministratori intelligenti e dinamici”. Commenta il sindaco Carlucci: “E’ un programma di lavoro impegnativo, ma è un percorso obbligato, se vogliamo puntare allo sviluppo della città e all’eliminazione di quella piaga odiosa che si chiama disoccupazione. Perché possa funzionare, però, occorre la diffusione di una vera cultura dell’auto-imprenditorialità e un grande spirito di collaborazione da parte di tutti i soggetti interessati, i quali devono incalzare sì l’amministrazione, ma fare subito dopo un passo in più, passando dalle polemiche alle proposte”.

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