Martedì 20 Novembre 2018
   
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La ricetta di Carlucci rende più poveri gli Acquavivesi

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Lo abbiamo detto e ridetto. Fino alla noia. Anche quando ci hanno chiamati “gufi”. Ci siamo persino sentiti dire che vogliamo il male di Acquaviva. Ma ora i fatti e i numeri – quelli non mentono mai – ci hanno dato ragione. Ahinoi. Essere stati una facile Sibilla non ci rallegra affatto. Avremmo preferito essere smentiti dalla realtà e non vederci costretti a dare questa notizia ampiamente preventivata e fortemente negativa per il nostro paese.

Nel 2014 gli Acquavivesi sono diventati più poveri.

E questo, si badi bene, non dipende dalla crisi economica che, trita e ritrita, diventa la scusa più usata (e abusata) dalle pubbliche amministrazioni fallimentari, anche quando essa non c’entra. Proprio come nel caso di Acquaviva.

Andiamo con ordine. Utilizzando come nostra fonte i dati riportati da “Il Sole 24 ORE” – speriamo che almeno i giornalisti del più importante quotidiano economico d’Italia non ce l’abbiano con l’Amministrazione comunale di Acquaviva! –, abbiamo analizzato i redditi medi di tutti i 41 Comuni ricompresi nel territorio afferente alla ex Provincia di Bari e li abbiamo ordinati nella tabella che potete consultare nella pagina a fianco. In valore assoluto, gli Acquavivesi si confermano, mediamente, tra i più ricchi del territorio con un reddito imponibile medio pro capite di 15.834,47 €. A farci letteralmente rabbrividire, però, è un altro dato: il paese dei Mascheroni è l’unico (sì, l’unico!) di tutta l’area che vede il proprio reddito in diminuzione, nello specifico dello 0,4 %, rispetto al riferimento del 2013. Dunque, mentre gli altri Comuni si arricchiscono e crescono (chi più, chi meno), l’Acquaviva bellissima di Carlucci non solo resta ferma al palo, ma addirittura compie un significativo passo indietro nello sviluppo e un concreto passo in avanti verso la povertà.

Tante volte abbiamo detto che la crescita economica non può passare dalle sole sagre, o dalla sola pubblicità mirata a valorizzare la produzione enogastronomica locale. Qualcuno si era illuso – e aveva illuso! – che fosse possibile. La scorsa estate avevamo lanciato le nostre “Tre ricette per la crescita”, spiegando che a nostro avviso fosse necessario puntare sul reperimento di fondi, come quelli attinenti al progetto NIDI; fare leva sul rilancio dell’edilizia, ponendo tutti i presupposti per la concreta attuazione del PRG; concentrare gli sforzi sulla trasformazione a impatto zero dei rifiuti in energia. Le nostre sono state parole al vento. Oggi però abbiamo la prova provata che la ricetta di Carlucci non soltanto è inefficace, ma addirittura deleteria.

In quasi due anni da quando siede sullo scranno più alto di Palazzo De Mari, quante aziende hanno investito e realizzato impianti produttivi ad Acquaviva, grazie al sito internet della zona industriale, fortemente voluto da Carlucci e profumatamente pagato dagli Acquavivesi? Quanti posti di lavoro sono stati dati grazie a Cuore della Puglia? La verità è una e incontrovertibile: nel 2014 gli Acquavivesi sono diventati più poveri rispetto all’anno precedente.

“La Sinistra ama talmente i poveri che ogni volta che va al potere li aumenta in numero”, ebbe a dire Indro Montanelli.

Ma di questa situazione e di questi dati è bene che il Sindaco ne prenda atto. Quantomeno per invertire la rotta e riportare la crescita nel nostro paese. Probabilmente necessiterebbe qualche viaggio a Milano in meno, qualche apparizione televisiva in meno, qualche post provocatorio su Facebook in meno, qualche annuncio sfrontato e qualche proclamo baldanzoso in meno, ma qualche notte passata a studiare in più.

La visionaria intellighenzia di una certa Sinistra acquavivese ha palesemente fallito. Non tutto è ancora perduto, però. Basterebbe mettere da parte i metodi di chiusura e intransigenza nei confronti delle altrui proposte e aprirsi serenamente al futuro per il bene e per la crescita del nostro paese. Ammesso che sia davvero l’obiettivo di tutti.

Tabella a cura di F. Lopuzzo

Dati: "Il Sole 24 ORE"

 

Redditi 2014

 

 [Articolo tratto da La Voce del Paese Anno VII n. 16 del 24 aprile 2015]

 

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