Martedì 13 Novembre 2018
   
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La "voce stonata": Gay, art. 18 e Pd: parla Carlucci

2014-10-27 15.21.41.2

La “voce stonata”, sin dalla sua nascita, è stata una rubrica che offriva ai lettori il pensiero dello scrivente. In questa circostanza, però, abbiamo ritenuto opportuno ospitare le opinioni del Sindaco. Lo abbiamo incontrato e ci ha concesso in esclusiva un’intervista. Dichiarazioni non banali, quelle di Davide Carlucci, che potrebbero innescare polemiche.

Sull’operato amministrativo non abbiamo voluto fare molte domande. Tutto ciò che viene fatto –e anche ciò che non si concretizza- viene scritto dal Primo Cittadino stesso, con abbondante anticipo, su Facebook, risparmiando il lavoro a noi giornalisti. Abbiamo invece fatto domande politiche e di opinione, per meglio inquadrare la visione di Carlucci.

 

Da liberale quale io sono, non posso che guardare di buon occhio la vostra recente iniziativa di stanziare 30 mila Euro a favore delle imprese acquavivesi che assumeranno per tirocini formativi. Siamo di fronte a una svolta liberale di Davide Carlucci, oppure è un’azione estemporanea?

In realtà abbiamo preso spunto dalle politiche di sostegno al lavoro attuate dal Comune di Milano che possono creare circuiti virtuosi, trasformando il sussidio assistenzialistico nei confronti dei cittadini indigenti in un supporto per chi mostra la volontà di lavorare. Siamo una Giunta con un’identità chiaramente di sinistra, ma rimaniamo aperti anche nei confronti del centrodestra. Ad esempio vorremmo coinvolgere nelle nostre attività Pino Chiechi che è una persona di destra.

Sullo scacchiere nazionale, in questo momento storico, la sinistra appare bipartita: da un lato quella più moderna del nuovo leader Renzi, dall’altro quella più tradizionale, rappresentata da SEL, sindacati e alcuni esponenti del PD; quelli che sono scesi in piazza lo scorso 25 ottobre. Lei dove si colloca?

Personalmente mi colloco all’interno della sinistra scesa in piazza. E non credo che sia una sinistra del passato. Pur stimando la figura di Renzi, che per molti versi mi affascina, credo che sulla questione dell’articolo 18 (dello Statuto dei lavoratori, l.300 – 1970 n.d.r.) abbia preso una cantonata. Questa esigenza non era più così sentita nemmeno da Confindustria. Mi è parso un voler rimarcare una certa distanza rispetto ai valori della sinistra. Per estendere le garanzie a chi non le ha, non bisogna ridurle a chi le ha. È vero che nel mondo del lavoro è necessario più dinamismo, ma al tempo stesso è indispensabile offrire stabilità per uscire dal precariato.

Ma infatti il jobs act prevede la soppressione, ad esempio, dei contratti a progetto, nonché incentivi per le assunzioni a tempo indeterminato. Bisogna però riconoscere che il reintegro per mezzo dell’articolo 18 ha prodotto diversi mostri; basterebbe vedere un po’ di casi concreti…

Purtroppo spesso si considerano casi limite, e non situazioni in cui un dipendente potrebbe avere problemi di salute o esistenziali che determinano un calo della sua efficienza lavorativa. In questi casi un licenziamento produrrebbe effetti devastanti. Spesso anche per le donne in maternità è difficile mantenere il proprio posto di lavoro. Semmai maggiore flessibilità, fermo restando l’articolo 18, sarebbe necessaria nel settore pubblico, vero cancro dell’Italia. Da questo punto di vista si potrebbero introdurre sistemi di controllo della produttività.

Però, a ben vedere, il jobs act abolirebbe l’articolo 18 solo relativamente al reintegro a seguito di licenziamento per motivi economici. Immaginiamo un’impresa che non possa più mantenere tutti i suoi dipendenti. Non potendo licenziarne solo alcuni, l’impresa fallirebbe e per strada finirebbe l’intero numero dei dipendenti oltre che l’imprenditore. Inoltre la riforma introduce garanzie per le donne in stato di maternità anche relativamente ai contratti non a tempo indeterminato.

Ma in realtà il jobs act non è tutto da buttare. È da contestare la parte in cui si scardinano determinate garanzie.

Personalmente in quella piazza ho colto una schiera di “gattopardi” -parafrasando Alan Friedman-, con la paura del cambiamento. In Europa, riforme di questo tipo sono state attuate 20 anni fa, anche dalla sinistra. E penso alla Germania di Schroeder. Io vedo la volontà di portare l’Italia al passo con i tempi, che non sono più gli anni ’70.

Non mi sembra che in Europa queste tutele non siano previste. Magari ci sono altri tipi di flessibilità. Si tratta di dare la certezza al lavoratore affinché, se fa il suo, possa essere sereno sulla stabilità della sua occupazione. Magari bisognerebbe verificare meglio gli abusi della malattia che qualcuno attua. Anzi. Devo dire, onestamente, che alcuni meccanismi introdotti nella pubblica amministrazione da Brunetta e tanto avversati dalla sinistra, del tutto sbagliati non sono.

Cambiamo argomento. Parliamo di città metropolitana. Acquaviva ha assistito all’elezione del Presidente del Consiglio comunale, Francesca Pietroforte, a Consigliere metropolitano, senza il supporto degli elettori acquavivesi. Come mai?

Facciamo una premessa. Oltre al PD e SEL, nella mia maggioranza ci sono due liste civiche che si riconoscono all’interno di un coordinamento di liste civiche che esse stesse hanno contribuito a far nascere. Questo approccio alla politica è diverso da quello dei partiti. Tale coordinamento ha espresso la candidatura del Sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio, che noi abbiamo deciso di sostenere per la sua moralità e per il valore aggiunto che dà alla politica. Questo impegno non voleva essere in opposizione al centrosinistra, ma complementare ai partiti. Proprio per questo avevo proposto un accordo per sostenere un’altra figura, magari del PD, parallelamente ad Abbaticchio. Purtroppo, a distanza di alcune settimane, abbiamo scoperto la candidatura di Francesca Pietroforte, la quale non si è confrontata né con il suo Sindaco, né con i suoi alleati di maggioranza. Ho saputo che c’era una sua volontà di candidarsi che godeva già dell’appoggio di alcuni settori dell’opposizione. Ho proposto un nuovo confronto, poiché intanto era giunta anche la candidatura della Consigliera Doriana Lagravinese (SEL). Quando io mi sono candidato a Sindaco, pur essendo espressione della società civile, ne ho subito parlato con PD e SEL. La stessa lealtà mi sarei aspettato nei miei confronti. In verità la Consigliera Lagravinese ha chiesto un incontro con la nostra maggioranza, in cui proponeva la sua candidatura. La stessa cosa non ha fatto la Pietroforte e mi è dispiaciuto non poterla sostenere. Se lei non mi ha voluto coinvolgere, questa e molte altre cose mi fanno pensare che stia vivendo questa scelta in maniera competitiva nei miei confronti, magari pensando a una sua futura candidatura a Sindaco o altro. E la cosa è positiva perché la competizione stimola la fattività, quindi credo che farà qualcosa di buono per il nostro paese che ne gioverà. Magari vuole dimostrare alla città che un altro tipo si centrosinistra è migliore di quello che rappresento io. Oltretutto a Bitonto, proprio dov’era candidato Abbaticchio nell’ambito del centrosinistra, il PD ha deciso di candidare un altro Consigliere. Si è trattato di un atto di ostilità nei confronti della rete di liste civiche ed è stato un aggravante. Così ho chiesto di riirare quella candidatura a Bitonto e in tal caso avrei appoggiato Francesca Pietroforte; oppure il PD avrebbe potuto compiere un gesto distensivo a Bitonto, dichiarandosi a favore della candidatura del Sindaco Abbaticchio; io avrei fatto lo stesso nei confronti della Pietroforte. Tutto questo non è stato fatto. Così sono stato coerente, sostenendo le liste civiche. Adesso comunque abbiamo due eletti a disposizione di Acquaviva.

Ma questa rete di liste civiche sta anche preparando il terreno per le prossime elezioni regionali?

In vista delle regionali si potrebbe fare un ragionamento sulle liste civiche. Io personalmente sosterrò la candidatura alle primarie di Michele Emiliano che ha già dichiarato di voler costruire la propria candidatura in contatto con le liste civiche. Ovviamente non posso imporre questa mia visione agli altri progetti civici che vorranno sostenere Stefàno piuttosto che Minervini.

Negli ultimi giorni si è parlato molto di unioni civili. Nel caso in cui una coppia di omosessuali sposati all’estero venisse ad Acquaviva chiedendo il riconoscimento della propria unione, Lei la trascriverebbe nel registro di stato civile?

Sì, come puro atto simbolico, perché purtroppo attualmente è solo un atto simbolico.

Pur contravvenendo alla legge che impedisce questo?

Sì, perché credo sia un diritto che è giusto riconoscere a chi ha fatto scelte di vita diverse da quelle della famiglia tradizionale.


[Tratto da "La Voce del Paese" Anno VI n° 40 del 31 ottobre 2014]

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