Giovedì 15 Novembre 2018
   
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La "Voce stonata": Le ricette per la crescita

Lopuzzo

Che il governo di Carlucci avrebbe dato vita a una grande partecipazione attraverso i social network, ce ne eravamo accorti da molto. Che questo avrebbe portato a una visione distorta del concetto, lo abbiamo appurato con il tempo. Sì, perché quando qualcuno solleva l’esistenza di problemi seri e concreti e si chiede agli amministratori di porvi rimedio, spesso ci si trova a leggere risposte del tipo: “Tu cosa faresti?”; “Che soluzioni dai?”. Tutte cose che inibiscono il cittadino medio dall’evidenziare ogni difficoltà.

L’errore concettuale è proprio qui. Perché uno non è che si propone come grande chef e poi aspetta che sia il cliente a dargli le ricette. Così come se una persona si candida a Sindaco, dovrebbe avere bene in mente quali sono i problemi del paese e, soprattutto, come risolverli. Del resto è proprio sulla base di ciò che i cittadini dovrebbero votare.

In ogni caso, visto che la pietanza dobbiamo mangiarla tutti, compreso ovviamente chi scrive, proviamo a offrire qualche spunto su come rilanciare la crescita economica e occupazionale di Acquaviva, con la pretesa non che vengano seguiti, ma quantomeno che si tengano in considerazione.

Certo, non si arriverà ai 30 mila posti di lavoro promessi (e rimasti tali) da Michele Emiliano –cui facevamo riferimento la scorsa settimana-, ma numeri tanto alti non li ha raggiunti neppure Micheal Bloomberg, l’ex Sindaco di New York, nonché sedicesimo uomo più ricco al mondo, che con la sua azienda dà lavoro (per davvero) a “sole” 15 mila persone. Ma non importa. L’ex PM che doveva stanare i furbetti della politica con l’operazione Arcobaleno, e poi improvvisamente entrato nell’agone elettorale proprio al fianco di quel Massimo D’Alema su cui stava indagando, probabilmente, l’ha sparata grossa. Oddio, noi gli crediamo anche, ma i numeri dicono ben altro.

Così, se ad Acquaviva davvero si vuole andare oltre le chiacchiere e le frasi di circostanza -quelle che per lunga tradizione si urlano, possibilmente sbracciando, dalla cassarmonica- bisogna dar vita ad azioni concrete, capaci di attrarre l’imprenditoria.

Un primo esempio in questa direzione potrebbe essere la valorizzazione di aree degradate, magari attraverso l’istituzione di un regime di esonero o favore fiscale -ovviamente per quel che concerne le tasse e le aliquote di competenza comunale-, per chi decidesse di insediare lì piccole e medie imprese. Una specie di zona franca che coinvolga e preveda il rilancio economico di zone dal potenziale inespresso (via Maselli Campagna e alcune zone del Centro Storico potrebbero essere delle idee), al fine di avviare uno sviluppo economico e occupazionale. Tra l’altro si potrebbe anche fare ricorso a fondi europei e regionali come, ad esempio, NIDI (Nuove Iniziative D’Impresa). Nei suoi viaggi maltesi, certamente il nostro Sindaco avrà notato che quello dell’isola mediterranea è un Porto Franco. Che si possa prendere spunto?

Poiché il lavoro non piove dal cielo, altro metodo per la sua creazione può essere quello della realizzazione, attraverso l’utilizzo dei tanto decantati fondi UE, di un centro servizi in zona PIP, comprendente uffici bancari, uffici postali, asili nido, centri congressi. Da questo punto di vista, oltre alla ricaduta diretta sul piano occupazionale, si andrebbe a rendere più appetibile per i privati la possibilità di realizzare investimenti e insediamenti produttivi nell’area. Perché ciò avvenga, però, è indispensabile procedere immediatamente alla liberazione dei lotti assegnati e rimasti inutilizzati per anni, e alla loro ridistribuzione. In questo modo verrebbe offerta la possibilità di investire a nuovi soggetti privati.

Per non parlare del PRG, uno strumento che può portare uno sviluppo e una crescita considerevoli, ma ha bisogno di essere messo in moto. Come? Semplice. Attraverso la realizzazione di sub-comparti. Si tratta di una ulteriore suddivisione di ciascun comparto in unità più piccole, al fine di consentire una liberalizzazione dell’edilizia privata. Ovvio è che l'attuazione del singolo sub-comparto non costituisce alcuna variante urbanistica: esso non va a modificare la destinazione d'uso delle aree pubbliche o fondiarie, ma rispetta i parametri urbanistici individuati dal Piano Regolatore.

Ridare slancio al settore dell’edilizia porterebbe un ingente giro economico, ma perché ciò avvenga è necessario che si dia la possibilità che gli immobili che si andrebbero a costruire, possano essere venduti con facilità. Vien da sé che le misure per dare lavoro sopra descritte devono muoversi a braccetto con quelle edilizie. Si tratta di due rotaie dello stesso identico binario. Esse non possono che essere parallele: perché il treno non deragli, l’esistenza dell’una presuppone quella dell’altra e la presenza dell’una è indispensabile per quella dell’altra. E viceversa.

In questo contesto, un’ottima iniziativa sarebbe quella di ricavare lavoro e denaro dal circuito dei rifiuti. In campagna elettorale, forse i lettori lo ricorderanno, qualcuno avanzò l’idea, seppur in maniera poco convinta, della realizzazione di un digestore anaerobico. Si tratta di un impianto a impatto ambientale zero, che provvede alla trasformazione della parte organica. Da qui scaturiscono tre prodotti: biogas (preziosissima fonte di energia), compost e fertilizzante.

È vero che la proposta non ha trovato accoglimento nelle urne, ma a tutt’oggi appare ancora, almeno ai nostri occhi, una soluzione brillante e geniale. E chissà che nel frattempo Carlucci e i suoi non abbiamo cambiato idea. Ma se proprio non si vuole andare in questa direzione, che si prenda in considerazione l’opportunità derivante almeno dalla realizzazione di un centro di raccolta per la differenziata (che comunque non è incompatibile con il digestore anaerobico) in zona PIP. Su questa questione, però, promettiamo di ritornarci il prima possibile.

Risolvere, o quantomeno arginare, il problema della disoccupazione è probabilmente la battaglia più importante che oggigiorno un amministratore è chiamato a combattere. La più ardua e certamente quella a cui i cittadini tengono maggiormente. Ora le cose sono due: ci si può attivare con misure come quelle qui descritte (o con altre certamente migliori che noi non conosciamo), oppure si può aspettare passivamente, in uno stato di autocommiserazione, che qualche Renzi di turno, dall’alto, risolva tutti i problemi del Paese con l’ausilio di una bacchetta magica. Ma come ormai i lettori affezionati sapranno, noi agli uomini del destino, ai maghi e ai fattucchieri, abbiamo sempre preferito chi dà concretezza al proprio operato. E Carlucci?

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