Mercoledì 14 Novembre 2018
   
Text Size

Edificazione in zona agricola, lo studio dell'ing. Lenoci

LETTERA.JPG

 

 Con una lettera indirizzata al sindaco del Comune di Acquaviva delle Fonti, al Presidente del Consiglio, all'Assessore all'Urbanistica e al Dirigente dell'UTC, l'ing. Nicola Lenoci nei giorni scorsi ha presentato uno studio sulla possibilità di edificare nuove costruzioni nelle zone tipizzate come agricole E dal vigente PRG.

Pubblichiamo di seguito il suo contributo: 

 

^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

 

   Le Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del Piano Regolatore Generale (PRG) del Comune di Acquaviva delle Fonti, e segnatamente l’art. 78, pongono limitazioni e preclusioni alla edificazione in zona agricola E.

 

   Ed in effetti.

  

    Agli imprenditori agricoli a titolo principale (oggi imprenditori agricoli professionali) è consentito realizzare nuove residenze; tuttavia la superficie di queste ultime non deve essere superiore a quella prevista dalle norme vigenti in materia di edilizia economica e popolare.

 

   Si veda, al proposito, l’art. 78, comma 3^, delle menzionate NTA che così recita:

 

     “ Per gli interventi di edificazione di nuove costruzioni destinate a residenza, e per l’ampliamento di quelle esistenti comunque riferite all’intera azienda agricola, il Permesso di Costruire è dato, al di fuori delle aree incluse nel P.P.A., all’imprenditore agricolo a titolo principale, singolo o associato, al coltivatore diretto ed al bracciante agricolo; dette residenze dovranno presentare le caratteristiche di cui alle disposizioni vigenti in materia di edilizia economica e popolare.”

 

      Mentre, ai soggetti che non posseggono la menzionata qualifica di imprenditore agricolo professionale viene, di fatto, preclusa la possibilità di realizzare nuove costruzioni ed in particolare nuovi volumi da destinare a residenza.

 

   Le limitazioni e/o le preclusioni anzidette derivano:

 

-          dalla norma contenuta nell’articolo 9 della legge regionale n. 6/79, così come modificato dalla legge regionale n. 66/79;

 

-          dalla norma contenuta nell’art. 51, lettera g), della legge regionale n. 56/80.

 

     In quel che segue dimostreremo come siffatte limitazioni e/o preclusioni siano illegittime.

 

   Spetterà, in conseguenza, ai Consiglieri Comunali di Acquaviva delle Fonti, ai quali la presente viene inviata per il tramite del Presidente del Consiglio, attivare le procedure previste dalla legge per permettere, anche a mezzo di una radicale modifica del citato art. 78 delle NTA, una normale e legittima attività edificatoria in zona agricola.

 

Articolo 9 della legge regionale 6/79, così come modificato dalla legge regionale 66/79

 

          La decisione n. 5446, del 24 settembre 2003, pronunciata dal Consiglio di Stato. Sez. V, che ha confermato tanto la sentenza del TAR Puglia, sede di Bari, sez. 1^, n. 376, del 30 maggio 1997, quanto il parere espresso dalla Regione Puglia, dimostra, senza ombra di dubbi, come le limitazioni alla edificazione in zona agricola E, limitazioni poste ai sensi dell’art. 9 della leggi regionali 6/79 e 66/79, siano illegittime in radice.

 

   A motivo della sua capitale importanza, lo scrivente ritiene opportuno riportare, in maniera completa, la decisione assunta dal Consiglio di Stato.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, (Quinta Sezione) ha pronunciato la seguente

 

DECISIONE

 

sul ricorso in appello n. 8650 del 1997 proposto dal Comune di Noicattaro, in persona del sindaco pro tempore, rappresentato e difeso dall’avv. Luigi Volpe, con domicilio eletto presso l'avv. G. Recchia in Roma, corso Trieste 88;

CONTRO

i signori Raffaele e Michele Cirillo, rappresentati e difesi dall’avv. Pasquale Labellarte, con domicilio eletto presso l'avv. Fabio Caiaffa in Roma, via Flaminia, n. 388;

per l’annullamento della sentenza del TAR Puglia, sez. prima di Bari, n. 376 del 30 maggio 1997 ;

Visto il ricorso in appello con i relativi allegati;

Visto l’atto di costituzione in giudizio della parte appellata;

Esaminate le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese;

Visti tutti gli atti di causa;

Relatore alla pubblica udienza del 20 maggio 2003 il Consigliere Aldo Fera;

Nessuno è comparso per le parti;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue:

FATTO

I signori Raffaele e Michele Cirillo presentarono al Comune di Noicattaro istanza per il rilascio di concessione edilizia per la costruzione di manufatti in zona agricola. L'istanza venne respinta dal sindaco con provvedimento 24 maggio 1995, n. 9446, in quanto, " in assenza dell'attestato di idoneità tecnico produttiva di cui alle leggi regionali n. 6 e n. 66 del 1979, i manufatti risultano non conformi alle destinazioni consentite nelle zone agricole E1". Gli interessati, che in precedenza si erano rivolti all'assessorato regionale all'agricoltura e foreste della regione Puglia, ottenendone l'avviso (nota del 30 novembre 1994 n. 23.446) che detto parere non fosse necessario "in quanto la concessione edilizia de qua era stata richiesta a titolo oneroso", hanno impugnato il diniego sindacale davanti al Tar della Puglia, che, con la sentenza specificata in rubrica, ha accolto il ricorso.

Contro la sentenza propone appello il Comune di Noicattaro, il quale prospetta la falsa applicazione dell'articolo 9 della legge regionale 6 del 1979 e successive modificazioni.

L’appellante conclude chiedendo, in riforma della sentenza di cui all’epigrafe, il rigetto del ricorso di primo grado.

Resistono all’appello i ricorrenti di primo grado, che contestano la fondatezza delle tesi avversarie e concludono per il rigetto dell’appello.

DIRITTO

L’appello proposto dal Comune di Noicattaro è infondato.

L'articolo 9 della legge regionale Puglia 12 febbraio 1979, n. 6, che disciplina gli interventi consentiti nelle zone agricole al di fuori del piano particolareggiato di attuazione, dopo aver affermato che quest'ultimo strumento " può individuare nel territorio comunale zone agricole nelle quali è consentito il rilascio della concessione di cui all'art. 3 della legge statale 28 gennaio 1977, n. 10, nel rispetto delle previsioni della strumentazione urbanistica vigente" chiarisce come " la onerosità della concessione, determinata in base alle norme della presente legge per l'edilizia residenziale, non è suscettibile di abbattimento alcuno."

Aggiunge poi che " il contributo di cui all'art. 3 della legge statale n. 10 del 28 gennaio 1977 non è dovuto per le opere, gli interventi, le modifiche e gli impianti previsti dall'art. 9 della citata legge." A tale riguardo, la norma regionale afferma ulteriormente che " la concessione è data al di fuori delle aree incluse nel P.P.A., in conformità delle previsioni degli strumenti urbanistici vigenti, per le opere e gli interventi previsti dall'articolo 9 della legge 28 gennaio 1977 n. 10" e inoltre che " la condizione di imprenditore agricolo a titolo principale, singolo o associato di cui alla lett. a) dell'art. 9 della legge statale 28 gennaio 1977, n. 10 o di coltivatore diretto o di bracciante agricolo, è attestata a mezzo di certificazione rilasciata dall'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura, ovvero a mezzo di atto di notorietà redatto in conformità delle vigenti disposizioni di legge" e che " gli interventi relativi agli annessi rustici ed ai complessi produttivi agricoli sono considerati funzionali alla conduzione del fondo o alla produttività agricola se necessari alla realizzazione di piani di sviluppo aziendali o di cooperative conformi ai piani zonali, o, in assenza, a seguito di certificazione dell'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura attestante la loro idoneità tecnica e produttiva."

Si tratta, in vero, di una norma scritta in maniera confusa, in quanto unisce aspetti sostanziali circa l’edificabilità delle aree ad aspetti procedimentali attinenti alla onerosità ovvero alla gratuità della concessione edilizia. Tante (sic!) vero che, nel caso di specie, i due uffici pubblici coinvolti nel procedimento, hanno interpretato la norma in maniera diametralmente opposta. L'assessorato regionale all'agricoltura e foreste della regione Puglia, l’ha interpretata nel senso che la certificazione dell'ispettorato provinciale riguardi esclusivamente la gratuità o meno della concessione, mentre il sindaco di Noicattaro nel senso che il rilascio dell'attestato di idoneità tecnico produttiva sia un elemento costitutivo della edificabilità in quanto qualifica l'opera progettata con riferimento alle destinazioni consentite nelle zone agricole E1.

Ad avviso del collegio appare coerente con il sistema solo l'interpretazione data dalla Regione Puglia, sulla cui base era basato il ricorso di primo grado accolto dal Tar. Infatti, la distinzione tra l'urbanistica e l'edilizia sta, oltre che ovviamente nella diversità degli oggetti che sono disciplinati dalle norme, nel carattere dei rispettivi procedimenti, posto che il principio fondamentale che governa il settore, facilmente ricavabile dalla legislazione dello Stato, stabilisce che " gli strumenti urbanistici generali e le relative varianti danno luogo ad un procedimento complesso, ad elevata discrezionalità, "(Corte costituzionale 12 febbraio 1996, n. 26), mentre " la concessione edilizia è un provvedimento di controllo di conformità del progetto alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente nella zona e, come tale, ha natura vincolata e non discrezionale" ( Consiglio Stato sez. V, 10 gennaio 1997, n. 28).

Ora, l'interpretazione seguita dall’appellante si pone in contrasto con principio sopra riferito, in quanto, sia pur dietro lo schermo della discrezionalità tecnica attribuita all'ispettorato provinciale dell'agricoltura, trasferisce il momento della discrezionalità delle scelte urbanistiche dall'ambito degli strumenti di programmazione urbanistica a quelli del controllo.

Per questi motivi il ricorso in appello deve essere respinto.

Appare tuttavia equo compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione quinta, respinge l’appello. Spese compensate.

Ordina che la presente decisione sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Roma nella camera di consiglio del 20 maggio 2003, con l’intervento dei signori:

Alfonso Quaranta Presidente

Raffaele Carboni Consigliere

Giuseppe Farina Consigliere

Aldo Fera Consigliere estensore

Marzio Branca Consigliere

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

F.to Aldo Fera F.to Alfonso Quaranta

IL SEGRETARIO

F.to Francesco Cutrupi

   Si tratta di una sentenza, chiara quant’altre mai, dalla quale è possibile dedurre che:

-          nessun limite deve essere posto alle caratteristiche della residenza dell’imprenditore agricolo professionale, ed in particolare all’entità della sua superficie, se non in funzione della gratuità del Permesso di Costruire (PdC);

 

-          non può e non deve essere precluso, a chi non rivesta la qualifica di imprenditore agricolo professionale, la possibilità di realizzare in zona agricola E, a titolo oneroso, costruzioni di qualsiasi genere, residenze incluse.

 

A fugare ogni residuo dubbio, semmai ce ne fossero, si fa rilevare che l’art. 19 della legge regionale 20/2001 ha sospeso l’obbligo di formazione dei PPA e che il successivo articolo 25 ha abrogato tutte le norme in contrasto con la legge e, fra esse, deve essere compresa anche quella contenuta nell’art. 9 della legge regionale 6/79.

Oltre alla richiamata sentenza del Consiglio di Stato, deve far riflettere anche la circostanza che in parecchi comuni vicini al nostro, vedi Gioia del Colle, Noci, Locorotondo, Putignano e, proseguendo, Martina Franca, Fasano, Ostuni, Cisternino ecc. e, ovviamente, Noicattaro, città di residenza del Dirigente dell’UTC di Acquaviva, la possibilità di edificare in zona agricola E, anche a fini residenziali, è data sia agli imprenditori agricoli professionali e sia a quei soggetti che rivestono una diversa qualifica o che, addirittura, non rivestono qualifica alcuna.

Beninteso, per i soggetti diversi dall’imprenditore agricolo professionale, il PdC, finalizzato alla costruzione di manufatti di qualsiasi genere, anche a destinazione residenziale, viene rilasciato, così come previsto dalla legge, a titolo oneroso.

Articolo 51, lettera g, della legge regionale 56/80

   Anche le limitazioni all’edificazione in zona agricola poste ai sensi dell’art. 51, lettera g) della legge regionale 56/80 sono illegittime. Ed in effetti.

 

  1. 1.L’articolo 3 della legge regionale 31.5.1980, n. 56 Tutela ed uso del territorio” afferma che la Pianificazione Territoriale Regionale si attua mediante:

 

  1. a)Il Piano Urbanistico Territoriale Regionale (P.U.T.) e sue articolazioni;

 

  1. b)Il Piano Regolatore Generale comunale e/o intercomunale

 

Il successivo articolo 8, titolato:Contenuti, elaborati, formazione e approvazione del P.U.T.T.“ dispone:

 

Fino all'entrata in vigore del primo P.U.T. la Regione può individuare ed organizzare il territorio mediante P.U.T. per temi (P.U.T.T.), in funzione degli interessi regionali singolarmente considerati.

 

Successivamente il P.U.T. può essere variato anche mediante l'adozione di P.U.T.T. per specifici temi.

Il P.U.T.T. ha lo stesso contenuto, segue lo stesso procedimento diformazione ed approvazione ed ha gli stessi effetti del P.U.T.

 

La Regione Puglia in ossequio al richiamato art.8 della legge 56/80 ha predisposto e approvato con DGR n. 1748 del 15 dicembre 2000 il P.U.T.T. avente come tematismo il Paesaggio (PUTT/p).

 

In base al 3^ comma dell’art.8, ora richiamato, il PUTT/p ha, quindi, gli stessi effetti del P.U.T.

 

  1. 2.L’art. 51 della menzionata legge regionale 56/80, avente ad oggetto: “Limitazione delle previsioni insediative fino all'entrata in vigore dei Piani territoriali”, così recita:

 

Salvo quant'altro disposto da leggi statali e regionali, sino all'entrata in vigore dei Piani territoriali:

 

omissis:

g) nelle zone omogenee di tipo E sono consentiti gli interventi finalizzati allo sviluppo ed al recupero del patrimonio produttivo, tutelando l'efficienza delle unità produttive e salvaguardando i suoli agricoli irrigui o ad alta e qualificata produttività.

 

Per gli interventi di edificazione di nuove costruzioni destinate a residenze, comunque riferite all'intera azienda agricola, valgono le prescrizioni del terzo e quarto comma dell'art. 9 della legge regionale 12 febbraio 1ituita 979, n. 6 e successive modificazioni; essi devono essere riferiti a superfici non inferiori alla minima unità colturale, di cui all'art. 846 del Codice Civile o diversamente definite in sede di P.R.

 

Gli interventi di edificazione di nuove costruzioni destinate ad attività produttive devono essere dimensionati in funzione delle necessità strettamente correlate con la conduzione dei fondi e la lavorazione dei prodotti agricoli.

 

Per le aziende con terreni non confinanti è ammesso l'accorpamento delle aree, con asservimento delle stesse regolarmente trascritto e registrato a cura e spese del richiedente;”

 

La ratio sottostante alle limitazioni contenute nel richiamato punto g) era quella di limitare al massimo l’uso ed il consumo del territorio, in attesa che la Regione Puglia, in adempimento a quanto disposto dall’art. 149 del D.vo n. 420/1999, oltre che dall’art. 3 della ripetuta legge regionale 56/80, provvedesse a formare e ad approvare il Piano Urbanistico Territoriale Tematico “paesaggio”(PUTT/p) per l’intero territorio regionale.

 

Lo scrivente fa riserva di ritornare, in altra circostanza ed in maniera diffusa, sul PUTT/p e sulle conseguenze che esso ha sul nostro territorio comunale fin dal momento del suo recepimento all’interno del PRG.

 

  1. 3.Per quanto osservato nel punto 1 che precede, il PUTT/p ha gli stessi effetti del P.U.T. (Piano Urbanistico Territoriale Regionale.

 

In conseguenza, le limitazioni alla edificazione in zona agricola previste dall’art. 51 lett.) g della legge regionale 56/80, valide sino all'entrata in vigore dei Piani territoriali, hanno avuto efficacia nell’arco di tempo compreso fra la pubblicazione della legge regionale 56/80 (anno 1980) e l’entrata in vigore del PUTT/p (15 gennaio dell’anno 2001).

 

A partire dal giorno 15 del mese di gennaio 2001, debbono, quindi, ritenersi esplicitamente abrogate tutte le limitazioni alla edificazione in zona agricola E e, per l’effetto, la normativa vigente in zona agricola E è costituita solo e soltanto dalle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) del PUTT/p.

 

Il PRG del Comune di Acquaviva delle Fonti è stato adottato con delibera consiliare n. 17 in data 21 luglio 2001; ovverosia in epoca in cui era già cessata l’efficacia delle norme contenute nell’articolo 51, lettera g).

 

Ne consegue che, all’atto dell’adozione del PRG, sono state recepite, all’interno dell’art. 78 delle NTA, norme espressamente abrogate e, dunque, illegittime.  

 

Cose da pazzi!

 

E’ opportuno che il Consiglio Comunale di Acquaviva prenda atto di questa circostanza e ponga rimedio ora per allora.

 

4.   Ad ulteriore sostegno delle tesi innanzi sostenute, appare opportuno menzionare:

 

-          la sentenza del Consiglio di Stato n. 1168 del 19.9.1991 con la quale è stata riconosciuta a tutti i cittadini la possibilità di edificare su terreni considerati agricoli, purché siano rispettati i vincoli cui questi ultimo sono normalmente sottoposti ed i relativi indici di edificabilità; e con la quale è stato sancito che: “lo strumento urbanistico generale non è abilitato a discriminare gli aventi diritto alla concessione edilizia in base a qualità personali”.

 

-          la sentenza TAR Lecce, III Sezione, del 17.11.2010 con la quale è stata riconosciuta la legittimità del rilascio in zona agricola di permessi di costruire a titolo oneroso per la realizzazione di interventi edilizi, purché conformi alle previsioni dello strumento urbanistico generale, anche quando il Comune non sia dotato di PPA e non sussistano requisiti soggettivi, come la qualità di imprenditore agricolo a titolo principale, per il rilascio di permesso gratuito. Detta sentenza ha, altresì, stabilito che nelle aree agricole è possibile l’edificazione, tanto a titolo gratuito, quanto a titolo oneroso, nel rispetto esclusivo delle regole del Piano Urbanistico

 

CONCLUSIONI    

 

     La giurisprudenza del Consiglio di Stato e del TAR Puglia, in uno con la normativa statale e con quella regionale, non sembrano frapporre ostacolo alcuno alla edificazione di nuove costruzioni in zona agricola.

 

        L’art. 78 delle NTA allegate al PRG vigente nel nostro comune deve, quindi, essere modificato, a mezzo di apposita deliberazione consiliare, al fine di eliminare lacci e laccioli che impediscono, in maniera illegittima, l’edificazione in zona agricola.

 

   Poiché l’art. 9 della legge 6/79 è stato abrogato, il Consi il Consiglio Comunale deve deliberare riguardo alle caratteristiche che deve possedere la residenza dell’imprenditore agricolo professionale ai fini del rilascio, a titolo gratuito, del PdC.  

 

     In vista di una variazione del menzionato art. 78 delle NTA può essere utile consultare la delibera n. 16 del 12.05.2011 del Comune di Specchia Lecce avente ad oggetto: “Zone agricole del territorio comunale – permesso di costruire a titolo oneroso – determinazioni” facilmente reperibile su Internet.

 

   Lo scrivente dichiara la sua disponibilità a fornire, se richiesto, collaborazione e chiarimenti all’Amministrazione Comunale.

                         

   Acquaviva delle Fonti 20.7.2013

 

Ing. Nicola Lenoci

Commenti  

 
#2 stpd potato. :3 2015-11-09 20:49
solo io non ho capito niente? lol.
 
 
#1 Pasquale G. 2013-08-29 22:30
non ho le capacità culturali di commentare questa lettera ma mi sembra una cosa seria, quanto meno parlarne. Come mai l'amministrazio ne non ci fa capire meglio il problema? ho visto che centra anche il Prg, quindi comunque una cosa che può interessare tutti e allora perché nessuno ci spiega come stanno le cose? una conferenza un incontro un dibattito pubblico, non credo che in questo paese si deve parlare solo di cani.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI