Sabato 17 Novembre 2018
   
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Acquaviva ricorderà la legge n. 92 del 30 marzo 2004?

Palazzo De_Mari

Oggi ci poniamo un quesito molto particolare, in vista di una nuova amministrazione comunale che entrerà presto nel vivo del suo esercizio: ma la città di Acquaviva delle Fonti ed il suo Comune saranno capaci, in futuro, di ricordare le Foibe?

Visto che negli ultimi anni è stata forse messa sotto gamba una legge dello Stato italiano? Porremo questa domanda, proprio in giornata, alla cortese attenzione del nuovo assessore ai Beni Culturali: il vicesindaco Austacio Busto della giunta Carlucci.

La Legge n. 92 del 30 marzo 2004 ha istituito il 10 Febbraio quale Giornata del Ricordo: al fine di conservare e rinnovare una memoria fatta di fosse comuni e pulizia etnica.

Il 10 Febbraio è nota come la Giornata dei martiri e degli esuli, assieme vittime della Storia e involontarie protagoniste di diverse decadi di silenzio politico e culturale: italiano e non. Se si considera anche l’ingresso della Croazia nell’Unione Europea.

I dati certi parlano solo di 350.000 esuli: fra italiani istriani, italiani fiumani e italiani dalmati. E circa 11.000 vittime accertate: fra esecuzioni e stupri.

C’è chi sostiene che il numero delle vittime sia almeno il doppio, ma questo non è certo facile da stabilire: vuoi perché altre cose sono rimaste non più trapelate.

Rievochiamo, ora, un particolare discorso fatto dal Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano: proprio due anni fa, in occasione di una cerimonia istituzionale. “Va ricordato l'imperdonabile orrore contro l'umanità, l'odissea dell'esodo, del dolore e della fatica che costò a fiumani, istriani e dalmati. Per ricostruirsi una vita nell'Italia tornata libera e indipendente, ma umiliata e mutilata nella sua regione orientale. E va ricordata la “congiura del silenzio”, “la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell'oblio”. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell'aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell'averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali.”

Don Angelo Tarticchio fu lapidato e presentato nudo al cospetto di sua madre. Rese l'anima a Dio con in capo una corona di filo di ferro. Giuseppe Cernecca, dopo la violenza e il vilipendio del suo corpo, la sua testa venne in seguito usata per una macabra partita di pallone.

Le sorelle Radecchi, Albina, Caterina e Fosca: arrestate nei giorni successivi l'8 settembre '43. Catturate dopo una razzia notturna nel proprio domicilio. Deportate e indotte in schiavitù. Violentate in più occasioni, fin quando si decise la loro morte. Nel giorno dell'esecuzione esse vennero nuovamente violentate e il corpo di Albina venne recuperato senza indumenti intimi. Il corpo di Albina venne ritrovato con una ferita da arma da fuoco sulla testa, a differenza delle due sorelle minori. Norma Cossetto, giovane studentessa universitaria: violentata e torturata per giorni da diciassette partigiani titini. Venne uccisa e gettata in una foiba.

Le Foibe servono a ricordare la fuga, la persecuzione di fascisti come di antifascisti, o di semplice gente comune: perché accusata di essere italiana. O, molto più semplicemente, accusata di nulla: se si considera, scavando proprio in fondo alla storia, vittime anche slave. Vittime ancora più misteriose. Colpevoli di innocenza: gente semplice e indifesa. Vittime della violenza e dell’ignoranza. Di qualsiasi matrice militare o politica.

Da bravi cittadini dell’Europa, acquavivesi, italiani o croati, forse non abbiamo solo il diritto al ricordo: anche il dovere istituzionale. Per scrivere assieme la storia del domani.

 

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