Sabato 17 Novembre 2018
   
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“Ri-Voluzione o Ri-Restaurazione?”

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O cara città… Così oggi impegnata in politica. Che torni a guardare a quella Cassarmonica. Ormai imbrattata: fiera icona dei nostri tempi. O Acquaviva, quella politica: non più quella dei verdetti sospesi. Non più quella della democrazia sospesa. Ma quella della trasparenza sospesa. Delle rivoluzioni sospese.

La cara e vecchia Acquaviva. Quella che ancora oggi poggia su una nuvola: con la “Politica” ancora distante dal paese reale. Dalle certezze, dai programmi… Dallo sviluppo. O cara Acquaviva Politica, oggi da che parte stai?

Intanto, il TAR Puglia ha già stabilito che Squicciarini non tornerà più a Palazzo: legittime dunque le firme degli undici consiglieri Attollino, Caporusso, Carucci, Giorgio, Lombardi, Magistro, F. Montenegro, Morano, Petruzzellis, Solazzo, D. Tria… Firme che avrebbero già evidenziato la fine dell’ultimo governo cittadino. Salvo presunte campagne acquisti… Ormai archiviate dalla storia. Degne di un programma Tv sui “misteri”.

Con la sentenza n. 201300143, del 31 gennaio, il destino della città tornerà di nuovo nelle mani degli elettori: e delle prossime elezioni, che si terranno presumibilmente a maggio.

A conti fatti, non si può certo nascondere che le parole appena spese saprebbero già di vecchio: vuoi perché il nuovo è altrove. Oltre queste pagine on-line... Voi cittadini: voi che siete il presente, il nuovo, il futuro. Voi che siete quelli che salverete, o meno, la dignità della Cassarmonica.

Privatevi, da oggi, della vostra cappa di riservatezza, di sonnolenza, di timore, o di familismo. Riflettete. Siete voi Acquaviva: questa città vi appartiene. Ancora. E sembra così adulta, eremita. Ma è ancora un po’ bambina. In balia delle onde. Del vento avverso. Sola nel freddo della notte.

Avreste mai il coraggio di abbandonare una bambina per strada?…

Ormai gennaio è andato: nemmeno nell’Era Pistilli si poteva conoscere un trambusto politico-amministrativo di così tale portata. Ci si è evoluti.

Ecco che in questi giorni, sono anche emerse, ormai, ben due nuove ideologie: la partitocratica e la pro-locale. La prima: che è fatta di destra, di centro, e di sinistra. Fatta da simboli “nazionali”, ideali etichettati, gerarchie… E la seconda: un fenomeno già previsto dalla nostra testata, nell’ultimo dell’anno duemilaundici (avete letto bene).

http://www.acquavivanet.it/attualita/2633-invito-ai-lettori-qcome-guardare-al-bene-comuneq.html

Ed è emersa con l’avanzare della crisi. Delle crisi.

http://www.acquavivanet.it/politica/3693-politica-qunire-il-local-con-il-liberalq.html

Con personaggi che hanno già alle spalle un’esperienza politica, ma che sarebbero, oggi, stanchi delle strutture di partito. Di Porcellum.

Saranno, forse, coloro che attraverso le civiche si mobiliteranno a difendere, a parole o nei fatti, le prerogative economiche e sociali della città?… Incontrando i cittadini o simulando di volerli incontrare?

L’unico modo per capirlo sarà “occupare”: i partiti o i movimenti nascenti. “Andare a vedere”, “sondare”, “toccare con mano”, “capire chi c’è dietro”. Ma seriamente.

Noi, come testata, lo ripeteremo quasi all’infinito: a livello locale… niente più coalizioni, niente più gruppi misti… Basterebbero due simboli, tre tarallucci e un bicchiere di vino: e ognuno che corra per conto proprio, con massima trasparenza e democrazia partecipata.

Provocazione? - “Acquaviva merita di essere solo governata”. Ben altra cosa sarebbe provocazione.

“Trasparenza”, “onestà”, “ricambio generazionale”… “Cura della cultura e dell’economia locale”. Sono solo quattro aspetti, ma c’è proprio tutto. Vuoi perché oggi non è più ammissibile rintanarsi nella propria arroganza: e servirà… una destra “onesta”, un centro “onesto” e una sinistra “onesta”. L’alternativa è solo il “popolo della tastiera”: i giovani, i cittadini comuni, i social blogger, i responsabili dei network di associazioni, i rappresentanti locali della pubblica istruzione, gli imprenditori e i commercianti... E il “popolo”, domani, avrà già due scelte: o “portare nuove realtà politiche” o “fare blocco – comunque - per la cura diretta del nostro territorio”.

 

 

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