Martedì 13 Novembre 2018
   
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Santamaria: "Quale futuro per la nostra città?"

tonino santamaria

 AcquavivaNet intervista Vito Antonio Santamaria, detto “Tonino”: Amministratore Unico di “Finanza per l’impresa” S.r.l. e già Presidente di COFIDI Puglia. Nel 1978, responsabile territoriale della Confederazione Nazionale dell’Artigianato; quattro anni dopo ha costituito la Cooperativa Artigiana di Garanzia “Sviluppo”. Il tempo ha forgiato l’aggregazione di un vasto tessuto di artigiani, ai quali si unirono cinque cooperative di garanzia a livello provinciale: dando vita nel 1996, dopo una parentesi (durata vent’anni) di Santamaria in politica (da giovane, nel Partito Comunista Italiano – seguendo le orme paterne, poi nelle file del PDS), alla COFIDI Puglia: dalla fondazione fu vicepresidente, per essere poi eletto Presidente poco più di due anni più tardi e per altri cinque mandati; fino al 2011. Lasciata la presidenza, ha fondato una società di consulenza alle imprese, la “Finanza per l’Impresa” S.r.l.; top partner della COFIDI Puglia. (http://www.finanza-impresa.it/) Tutt’oggi è membro del Direttivo Nazionale di FEDART-FIDI e del Comitato Regionale Antiracket e Antiusura presso la Prefettura di Bari; e vicepresidenza dell’Associazione Provinciale di Bari Antiracket e Antiusura.

Quale analisi “attuale” sulla condizione socio-economica della città di Acquaviva delle Fonti?

“Acquaviva è un paese in grande difficoltà. Un paese in cui, al momento, non sembra esserci una valida prospettiva. Molte occasioni si sono perse negli ultimi anni: sia con l’amministrazione Pistilli che con quella Squicciarini che oggi galleggia in attesa di un responso. In questi anni non è stata fatta alcuna operazione di marketing sulla Zona industriale, che dal punto di vista logistico risulta essere una delle migliori in Puglia. Siamo, oggi, fermi al palo: ma questo perché la politica locale ha solo guardato a mantenersi in vita. Quello delle attività produttive resta un settore nevralgico per la nostra città: è dal 1996 che lo sottolineo. E proprio in un mio comizio, del ’96, che evidenziai quanto fosse importante “programmare”, “progettare”, “ripensare”, la Zona industriale, l’assegnazione dei lotti, la politica dell’ubicazione delle attività, del lavoro, la vocazione strategica degli imprenditori e delle loro imprese. Ho accompagnato imprese locali a diverse edizioni del Matching di Milano, e i risultati sono stati evidenti e si sono riflessi sul tessuto economico e imprenditoriale della città. Uno fra i partecipanti dell’ultima edizione ha ottenuto commesse dopo appena una settimana, prendendo contatti con paesi dell’America centrale. Queste soddisfazioni da sole non bastano. È necessario coinvolgere tutti, far capire agli imprenditori che oggi più di ieri è necessario “non restare fermi al palo”, e che la crisi economica, l’incertezza del domani devono tradursi in un surplus di attenzione, finalizzato non solo a difendersi dalla crisi, ma a farsi trovare pronti quando questa finirà... Quest’attività quasi pedagogica deve essere svolta anche dalla politica: che, invece, non fa marketing, non fa laboratorio in merito… E senza marketing, le nostre imprese non riescono nemmeno ad inserirsi nei nostri mercati locali... Per alcuni, forse – e qui il forse è d’obbligo – siamo e restiamo il paese della cipolla e della banda, per altri contiamo ancora meno. Ma di quello che viene, ogni giorno, prodotto nella Zona industriale nessuno ne sa niente... Ci vorrebbe un consorzio della zona PIP: Acquaviva ha perso i finanziamenti per la realizzazione di un centro servizi, che poteva contenere: una mostra permanente delle produzioni delle imprese insediate nel PIP, inclusa una scuola di formazione, un ufficio bancario, un ufficio postale, un apposito servizio di vigilanza. Cose che avrebbero destato dal torpore la stessa nostra Zona industriale, aprendo nuovi spazi a nuove imprese che potrebbero poi mettere piede ad Acquaviva.

L’Amministrazione Squicciarini ha continuato nel solco del predecessore: varianti, deroghe, interventi ad personam, un nuovo Regolamento per l’assegnazione dei lotti e poi deroghe allo stesso Regolamento. Quello che doveva fare (vedi le relazioni richieste dalla Regione per l’ampliamento del PIP), non lo ha fatto. La Commissione per l’assegnazione dei lotti non è stata nominata eppure, il sindaco Squicciarini, in primis, afferma “…che ci sono circa 20 imprese, dietro la porta, a richiedere lotti…” - Le imprese non possono aspettare i tempi biblici delle Istituzioni: non se lo possono permettere. Ne va della propria esistenza, del futuro. Bisognerà fare un programma, muoversi, captare fondi strutturali europei o nazionali. Entrare nei circuiti d’ingresso per mercati all’estero. Il nostro problema, ad Acquaviva, è maledettamente culturale: parte anche dalla volontà della nostra imprenditoria, che invece di protrarsi in avanti, rimane piccola, divisa. Coinvolta in gelosie individuali e mancate sintonie intestine. Come piccola, pertanto, resta la capacità della nostra classe politica locale.”

Siamo al cospetto di questa crisi locale: quale sarebbe il primo passo per affrontarla?

“Due anni fa ho segnalato che c’era un bando per le piccole imprese per il centro storico commerciale: nessuno mi ha ascoltato. Adesso c’è di nuovo quel bando, mi auguro, almeno, che ci si muova diversamente... Col cronoprogramma ci stiamo ancora lavorando: e anche lì si parlava di finanziamenti della Regione Puglia che utilizzavano i fondi della Comunità Europea. Attività di promozione dell’impresa e del turismo erano, dunque, già segnalate, promosse, nel noto cronoprogramma: ormai abbandonato dall’ultima amministrazione... ancora in bilico. Non nascondo che Acquaviva dovrebbe seguire l’esempio di Noicattaro e del suo centro servizi: oggi, a Noicattaro, si parla di marketing territoriale. Ma ci sarebbero altri esempi, altre comunità, oltre Noicattaro, per carità: è inutile citare qui altri luoghi. Siamo ad Acquaviva. Come associazione, come struttura, “noi” più che informare, sollecitare, non possiamo fare altro. Se mi è permesso dirlo, le ultime delibere comunali prese ad hoc per la Zona industriale sono state un po’ indirizzate a risolvere, forse, il problema di qualcuno. Non in generale.”

 

Di conseguenza, lei giudica affidabile la classe politica acquavivese degli ultimi dieci anni? Anzi, dal 2001 fino ad oggi…

“Ritengo che non fosse adeguatamente preparata ad affrontare le problematiche del nostro Paese e, in alcuni casi, neanche per colpa di coloro: i quali sono stati spinti nell’agone politico non per scelta individuale, “ma per volere di altri”. Mancherebbe, ad Acquaviva, “la cultura di guardare lontano”, si cerca di “coltivare” il quotidiano tralasciando “la Programmazione” del futuro della città… Tanta approssimazione e “paura di decidere” figlia, questa, di una impreparazione degli “attori”. Questo è “il comune sentire” dei nostri concittadini, indipendentemente dalla fede politica. E quelli che pagano il prezzo più alto sono i giovani che stentano quasi a riconoscersi in un paese ricco di Storia.

Personalmente, ritengo che Acquaviva abbia delle potenzialità: attraverso la valorizzazione del territorio, per uno sviluppo sostenibile in grado di portare ricchezza e lavoro per i giovani in particolare.

Ci sono progetti come quelli dell’AMVA: con la possibilità per i giovani di trovare lavoro nelle botteghe artigiane. Ci sono le agevolazioni per le imprese finalizzate a ottenere credito con la seconda tranche della Misura 6.1.6 del PO della Regione Puglia o quelle previste dal Titolo II e per il Turismo - circa il 45% di contributi, tra C/c e C/i, per l’investimento che si va a realizzare. Ricordo, ancora, il bando del commercio accennato prima.

Alla politica le imprese chiedono solo di accelerare i percorsi delle decisioni e facilitare l’accesso alle opportunità: senza avvantaggiarne alcuni con interventi, a volte, al limite della legalità. Solo così le imprese possono diventare le artefici del proprio futuro. E poi… Che si mettano insieme, che facciano squadra: senza dover chiedere, con il cappello in mano, favori al politico di turno.”

A questo punto, quale alternativa politica? 

“Io ho avuto, simpaticamente, modo di leggere un suo recente articolo. Un articolo che parlava di trasparenza e della formazione di due civiche: l’una a destra e l’altra a sinistra…”

http://www.acquavivanet.it/politica/3934-oltre-i-mascheroni-qriflessioni-e-conclusioniq.html

“L’articolo resterebbe interessante – ho lasciato anche un commento – “ma” è la ripartizione bipolare che andrebbe “ripensata”: non più destra-sinistra, ma una lista, come la vedo io, trasversale, fatta di giovani e donne che vogliono bene al loro paese, imprenditori che vogliono lo sviluppo per la propria azienda e per tutta la città, persone di cultura che abbiano voglia di lasciare in eredità il loro sapere alle generazioni future. Una lista caratterizzata da una passione sincera per Acquaviva e con una buona dose di sacrificio: perché la situazione amministrativa non è delle più favorevoli. Pensiamo al PRG, alla ex-167, all’ampliamento della zona PIP, ai tanti contenziosi del Comune – “alcuni creati ad arte”, alle casse comunali sempre più vuote... Importante potrà essere, se non decisivo, l’applicazione e la realizzazione di quanto previsto nel Distretto del Turismo, che vede presente Acquaviva con il capitolo “Acqua, Cultura e Salute”… Tutta una serie di iniziative che, anche sfruttando alcune agevolazioni finanziarie, possono diventare attrattori di investitori nazionali ed internazionali: un progetto su cui mi sono speso da subito, a livello personale, e su cui sto attualmente lavorando.

Una lista, dicevamo, fatta di persone che facciano risaltare “i buoni valori”: dell’essere Comunità e non una città ricca di egoismi, invidia e gelosie personali. Basta con le tante occasioni mancate per lo sviluppo della città. Poi, non parlerei più del passato - che non serve a nessuno, ma concentrerei gli sforzi su quello che deve essere il “futuro”.

Per quanto mi riguarda - io ho già dato – metterei a disposizione l’esperienza maturata in politica, nella pubblica amministrazione e nell’esperienza professionale, al servizio della città - come avevo già fatto con Pistilli e Squicciarini, rimasto inascoltato e discriminato - senza chiedere nulla in cambio (candidature, assessorati…), da semplice cittadino.

Il mio appello ai giovani, alle donne, ai cittadini, agli imprenditori, ai commercianti, alle associazioni della città: “via tutti i simboli”. Forse servirebbe un solo progetto comune. Ai giovani, in particolare, dico: so bene che alcuni tengono ai simboli o alle loro idee politiche. Fate tesoro del meglio delle vostre idee, che siano di destra o di centro o di sinistra, ma rinunciate ai simboli, per stare insieme.”

 

Ai lettori, alcune letture consigliate e il puntuale invito a riflettere:

2013: “Ancora guardare al bene comune?”

http://www.acquavivanet.it/attualita/3905-2013-qancora-guardare-al-bene-comuneq.html

Il Local-Lib. – Politica: “Unire il Local con il Liberal?” http://www.acquavivanet.it/politica/3693-politica-qunire-il-local-con-il-liberalq.html

Bene comune: “La risposta a un nostro lettore” http://www.acquavivanet.it/attualita/2650-qbene-comuneq-la-risposta-a-un-nostro-lettore.html

 


Commenti  

 
#8 Santa pazienza 2014-08-07 16:40
Santa pazienza Santamaria subito sindaco non aspettate a nessuno. Altrimenti guai per tutti.Esperienz a del vecchio iniziativa del giovane. Ma Santamaria ha tutto: Esperienza e iniziativa.Sei grande Santamaria.
 
 
#7 Pino Solazzo 2013-01-28 16:00
Condivido l'analisi dei bisogni di Acquaviva, a questi aggiungerei il bisogno di riappropriarsi dell'identità di cittadino acquavivese, di cittadino con la A maiuscola, proteso al bene comune, all'interesse della comunità, pronto a donare il suo tempo, le sue capacità, il suo amore ai bisogni di questa nostra città. Grazie Lia, grazie Tonino.
 
 
#6 fernando 2013-01-26 22:18
adda venì baffone....!!!! !
 
 
#5 Il plebeo 2013-01-25 19:15
Caro Tonino, Acquaviva necessita di una rivoluzione culturale che deve cominciare dal basso e deve sensibilizzare tutti quanti risvegliandone l'attenzione sui problemi del paese, che tu ben conosci, e promuovendone la partecipazione con un'opportuna attività d'informazione. Dico questo perchè manca la cultura, e tu sei uno dei pochissimi ad averla, per capire ed avere la consapevolezza dell'importanza strategica delle specificità e delle potenzialità locali che valorizzate consentirebbero uno sviluppo economico e sociale. Parlare di marketing territoriale ad Acquaviva è come parlare nel deserto. Di qui la necessità di una rivoluzione culturale per far capire ai cittadini che devono porsi l'obbiettivo non solo di creare attività di promozione delle valenze locali, ma anche e soprattutto di pianificare, programmare investimenti e progetti che possono garantire lo sviluppo di un territorio nel lungo periodo. Questo accade in tanti Comuni italiani. Ora io mi chiedo e chiedo a te perchè da noi diventa tutto difficile da realizzare? Perchè le persone, sempre le stesse, che si sono avvicendate al governo del nostro paese hanno solamente dimostrato incapacità e negligenza bloccando così ogni possibilità di sviluppo? Tra pochi mesi ritorneremo alle urne con nessuna prospettiva e nessuna idea progettuale per il futuro. Chiedo scusa per l'anonimato. Con tanta stima.
 
 
#4 Lisa Giorgio 2013-01-24 14:02
Tonino sindaco!
 
 
#3 Luca D. 2013-01-24 09:33
Un altro scontento di Squicciarini e company.
 
 
#2 Losito 2013-01-23 23:58
Sintetizzando: il PD è morto (almeno per Santamaria). Per quanto riguarda poi i guasti fatti dalla classe politica dal 2001 ad oggi, non sono da meno di quelli fatti dal 1994 al 2001.. e su questi ultimi Santamaria ci può dare maggiori notizie.
 
 
#1 Amalia Luise 2013-01-23 17:38
Analisi lucida e appassionata. Totalmente condivisibile. Un'Amministrazi one di salute pubblica mi sembra una proposta che sta nei fatti.
 

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