Sabato 17 Novembre 2018
   
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Michele Natale: "G.I.A. meglio della Politica?"

michele natale

 

 

 

AcquavivaNet intervista il presidente del Centro Studi “Antonio Lucarelli”, Michele Natale. Classe 1954, nasce ad Acquaviva delle Fonti. Inizia sin da giovane un impegno socialista rivoluzionario che tuttora prosegue. È componente dell’esecutivo regionale dell’Unione Sindacale di Base (USB); è corrispondente del quindicinale “La Comune” - giornale rivoluzionario, socialista, libertario. Ha pubblicato: “Sulle tracce di Antonio Lucarelli”; “PUGLIA – verso il parco letterario Antonio Lucarelli”, oltre a diversi scritti sui giornali locali quali: “La Talpa Verde”, “Il fuoco di Prometeo” (formato cartaceo), e altri.

Qui, offriamo l’opinione del presidente del Centro Studi “Antonio Lucarelli” sulla crisi della politica italiana e un’analisi sui G.I.A.; i Gruppi di Impegno in Amicizia.

 

Ne abbiamo già parlato mesi addietro, siamo ormai giunti a dicembre: la politica italiana è ancora in crisi?

 

“Vivibilità e uccidibilità sono sotto i nostri occhi. Basti pensare al significato dell’infame decreto “salva ILVA” – esteso a tutti i mostri ecologici sparsi per l’Italia – per capire che la “politica in crisi”, con a capo Giorgio Napolitano (che ha firmato), sta dimostrando di pensarla come Riva: “Due tumori in più l’anno, una cosa da nulla”. Sconcertante l’arroganza sfacciata di questa scelta: sono la dimostrazione che neanche i discorsi ideologici, fino a poco fa dominanti, riescono più a mascherare le oscenità della politica finalizzata soltanto a canalizzare consenso. Come le elezioni in Sicilia hanno dimostrato… La politica, oramai, ricorre stancamente a discorsi che risuonano sordi e vacui, lontani e ormai privi di credibilità: prova della misera immagine che i vertici del sistema politico democratico riescono ancora a dare di sé. L’insieme dei partiti politici sono ormai aggrappati alla “canna del gas”: che chiamano “primarie”… Quelle del PD e del PDL, poi soppresse dal “nuovo”: cioè, il ritorno di Berlusconi. La politica continua ad arrampicarsi sugli specchi e a promettere cambiamenti. Per finire alle “parlamentarie” del Movimento 5 Stelle, su cui non dico niente perché mi scappa da ridere.”

 

La svolta è credere nell'individuo o nella comunità? Nella sovranazionalità o nel territorio?

 

“Ritengo che la svolta sia ormai in atto. Scenari diversi, eppure somiglianti, si incastrano e si scontrano. Si affiancano e accavalcano nel panorama planetario, per opera della specie umana. Cercare le tracce di universalità (non uso di proposito il termine di sovranazionalità perché non mi riconosco nelle nazioni) in questo tempestosa – ancestrale e inedita – prospettiva umana, è invece un’urgenza attraente e inquietante se si vuole essere protagonisti di un’epoca che si frantuma implacabilmente, e se si intende trovare la forza per cominciare a ricomporne un’altra in una prospettiva nuova.

Lo spirito di contrapposizione che emerge dalla domanda (individuo o comunità, sovranazionalità o territorio) è l’evidente bisogno che la logica politica ha di negare l’esistenza di un’alternativa radicale fuori dagli schemi politici dati. Non capisco com’è pensabile l’esistenza di una comunità senza la cura degli individui, di una nazione senza l’attenzione ai territori che la compongono?

La risposta sta nell’analisi stessa della svolta in atto. Il cambiamento certamente più durevole e significativo in atto in questo periodo, ha preso l’avvio con l’ondata rivoluzionaria in Tunisia per arrivare a piazza Tahrir al Cairo. Un’ondata che ha coinvolto e in alcuni casi sconvolto numerosi paesi del mondo arabo e non solo. Non è la prima volta, e c’è da scommetterci che non sarà l’ultima, che la gente comune reclama un cambiamento radicale e di fondo. Un cambiamento che contagia molte comunità e mette in difficoltà i poteri oppressivi costituiti, e arroccati negli Stati che governano le varie nazioni.

Per intenderci sul periodo di transizione che stiamo attraversando, potremmo risalire alle svolte che hanno provocato i moti del 1848 in Europa, o ricordare i processi che presero il via dal 1917 russo, o i più recenti movimenti anticoloniali e antimperialisti – in Vietnam con una precisa impronta rivoluzionaria – per giungere alle rivoluzioni democratiche del 1988, che da piazza Tien An Men a Pechino si estesero in Europa orientale. Tutti cambiamenti che hanno coinvolto moltitudini di individui e hanno scavalcato territori e nazioni, pur partendo spesso da una “piazza” o territorio.”

 

È possibile dare una definizione chiara e scientifica al “Gruppo di impegno in amicizia”, ovvero i G.I.A.? Come avverrebbe, materialmente, il passaggio istituzionale dai partiti ai G.I.A.? E come si rapporterebbero nella nostra forma di Stato e di governo?

 

“Avvertiamo che la società che conosciamo si sta disgregando. Lo notiamo dall’emergere e imporsi di disvalori che trovano sempre maggiore ospitalità nella società c.d. democratica. Ci rendiamo conto che questo è frutto di una crisi di coscienza e di valori, di cultura e di prospettive, che si rivela in tutta la sua profonda drammaticità, ma che non nasce ora.

La disgregazione della società democratica in cui viviamo è avvertita innanzitutto come pericolo, nella precarietà delle amicizie tra le persone. Un’inimicizia che si manifesta persino e sempre più spesso in forme e modi concentrati, violenti e crescenti: nel razzismo popolare e democratico, nella dilagante violenza contro le donne, nel diffondersi di aggressioni negative e violente fra i giovani. Di fronte a tutto questo il senso comune avverte che “non ci sono più valori”: infatti, è sempre più difficile individuare dei valori coesivi; unificanti e in qualche modo positivi, nella società in cui viviamo.

Se questo è vero, però, esistono anche esempi positivi, per lo più trascurati e ignorati dal sistema e dalla politica su cui esso si regge. È l’esempio del volontariato migliore e delle comunità impegnate in un percorso che porta a cambiare. Esistono tensioni che spingono per ricostruire una relazione diretta tra le persone basata sulla solidarietà, la generosità e l’amicizia. Questo avviene sempre con maggiore frequenza, pur subendo, ancora troppo spesso, le ansie e le abitudini istituzionali del contingente politico, che facilita la frammentazione dell’impegno sul terreno più immediato del fare e dell’appartenenza, in contrapposizione all’essere solidale e in amicizia, impegnati a costituire una società libera e autenticamente democratica.

Nella seconda parte della domanda emerge chiaramente lo spirito d’appartenenza, la logica di dover passare dal bianco al nero, della soppressione del vecchio e sostituzione con il nuovo e dell’inevitabile scontro fra questi. L’elemento del tutto escluso dalla prospettiva è il possibile superamento e il cambiamento. Elementi questi che io ritengo possibili, auspicabili e di maggiore impegno. Non è dato sapere come questa estinzione e superamento del vecchio avverà, né come e in quali forme la nuova società ripresenterà, se la ripresenterà, una propria forma di governo. Non si sa: perché non è né importante e neanche auspicabile e giusto predeterminarlo; in quando ciò significherebbe negare alla società il diritto di autodeterminarsi e di scegliere liberamente e democraticamente il proprio futuro. Capisco che questo è il metodo politico, che questa è la strada indicata e tracciata dalla politica per un cambiamento che garantisca la sopravvivenza dello Stato, del Governo e degli stessi partiti impegnati a ostacolare il cambiamento e l’emergere dei “Gruppi di impegno in amicizia” (non uso la sigla, non è l’appartenenza che mi interessa, bensì il processo fondativo di un nuovo che avanza).”

 

È opportuno affermare che i gruppi di impegno in amicizia rischiano di essere solo una prerogativa del socialismo umanista o potrebbero sdoganarsi in maniera trasversale? Che cosa legherebbe questi gruppi con l’attuale sinistra italiana? O con il movimento di Beppe Grillo?

 

“I Gruppi di impegno in amicizia, che sto proponendo e che faticosamente da qualche anno si sta tentando di vivere e mettere a lavoro ad Acquaviva delle Fonti – alla ricerca del bene comune – fra un gruppo differenziato di amici, non sono prerogativa di nessuna appartenenza politica. Quello che potrebbe caratterizzarli è il confronto e la successiva condivisione delle ipotesi ideali di un umanesimo socialista, inteso nel senso di socializzante. Non certo una prerogativa del socialismo umanista ancora in fase fondativa, e proposta dalla corrente di pensiero “Utopia socialista”.

È evidente che questa impostazione del processo fondativo, d’elaborazione ideale e costruttiva, che critica la logica d’appartenenza a una parte politica o partito, non ha ragione d’essere trasversale a nulla, proprio perché non considera le parti ma l’insieme della specie umana. Una delle ipotesi, fondativa, dice: “Il bisogno di miglioramento degli esseri e dell’esistenza, che si è appalesato nella vicenda della specie umana, è insito nella natura umana e radica nella sua primigenia tensione affermativa. Ciascun essere umano ricerca il bene proprio e comune ma, non sapendo pensarlo e cercarlo correttamente, anzi facendolo più spesso erroneamente e a vantaggio fondamentalmente di alcuni, esprime anche una grande capacità al male. Minoranze e frazioni della specie, per affermare se stesse, si sono imposte facendo leva su questa capacità e questa forza – anch’essa umana – negativa, egoistica e al fondo autodistruttivo che è venuta via via assumendo concretamente le forme storiche del dominio patriarcale, della divisione coatta del lavoro, della violenza concentrata e omicida, delle guerre e dell’oppressione statale, della politica e della menzogna, della rapina e del mercantilismo borghese, delle istituzioni repressive”.

Un’esperienza e un processo fondativo di una prospettiva completamente diversa e alternativa non solo agli attuali gruppi della sinistra politica, bensì all’intero sistema politico globale che domina il mondo. Quando al “movimento di Beppe Grillo”, suvvia, io parlo di migliorare “l’esistenza della specie umana” nella sua realtà e concretezza, non quella virtuale presentata tramite brevi spot su internet, versione ristretta del TG4 di Emilio Fede.”

 

Potrebbe analizzare molto scientificamente, con opportune “analogie” e “differenze”, la dimensione dei G.I.A. e la destra sociale? O le Leghe?

 

“Nessuna analogia. La destra sociale e le leghe, come tutto il resto delle varianti politiche, compresa l’antipolitica in versione politica istituzionale e parlamentarista del Movimento 5 Stelle, sono altro dai Gruppi di impegno in amicizia… Poiché proprio perché fondate sull’appartenenza tendano a dividere, a contarsi elettoralmente per imporsi, soffocare le differenze e, invece di arricchirsi del confronto disinteressato fra queste, tendono a egemonizzare politicamente il tutto... Fanno questo, utilizzando tutti i mezzi a disposizione: stampa, televisione, internet, istituzioni, repressione, persino guerra fra le nazioni e nelle nazioni.”

 

A suo parere, pertanto, è davvero esistita una “sinistra missina”?

 

“Dall’inizio di questa intervista sto criticando la politica, propongo di superare l’appartenenza e aggregarsi su basi nuove che partono dai valori fondamentali e dalle ipotesi di futuro possibile. Spinti dagli avvenimenti contemporanei.

Non possiamo dimenticare però, che veniamo da esperienze politiche dimostratesi inutili e fuorvianti, ma sempre differenti fra loro. Mi si chiede dell’esistenza di una “sinistra missina”… Io ricordo che il 28 novembre di 35 anni fa, fu assassinato un mio amico e compagno: Benny, Benedetto Petrone… Il filmato di Francesco Lopez, “Benny vive!” (distribuito con la Gazzetta del Mezzogiorno) mostra l’aspetto umano di Benedetto, la vitalità e i sogni di un’intera generazione – anche se viziati da quel violentismo che accompagna l’idea di appartenenza politica, anche quella rivoluzionaria finalizzata al cambiamento – fermati dalla reazione politica e finanche omicida, di forze istituzionali – partiti di destra, polizia, magistratura, ecc. – che quel processo di cambiamento volevano fermare e quei sogni “svegliare”.

Quella che chiami “la sinistra missina” era una delle infinite varianti del mondo politico reazionario e repressivo del momento. Non so e non ritengo importante l’esistenza di una “sinistra missina”. Ricordo Fanfani, i suoi governi e il loro operato, ricordo la Legge Reale e l’assassinio di Giorgiana Masi e tanti altri. Ricordo le morti bianche, che ancora continuano, i tanti omicidi sul lavoro e l’immutabile posizione di tutta la destra e della c.d. sinistra politica parlamentare, in difesa della proprietà privata.”

 

Che distinzione, a suo dire, passa dalla Comune socialista al Comunitarismo, alla “sinistra missina”, o all'idea politica localista?

 

“L’ondata rivoluzionaria cui assistiamo nei paesi del nord Africa, di là dagli sviluppi e dei suoi esiti nelle singole realtà, rappresenta uno spartiacque sia nel mondo arabo e mussulmano sia ben oltre. Queste rivoluzioni stanno suscitando nelle protagoniste e protagonisti, e intorno a loro, una scoperta nuova di sé e un sovvertimento del rapporto con lo Stato e i poteri oppressivi, che a loro volta, non li capiscono e tentano di reagire secondo le proprie abitudini reazionarie messe alla prova dalle novità.

In un’epoca caratterizzata dall’emergere umano, seppure caotico, ritengo più importante concentrare lo sguardo nei volti multietnici che, in giro per il mondo, cercano la propria identità rinnovata. Più che discutere delle differenze e distinzioni, vorrei tornare sulla ricerca propriamente intesa. Proviamo a capire perché e come può essere fantastico assumere il ritmo e la forza di una ricerca comune di un mondo nuovo: la forza di una ricerca che ci appartiene perche parte dal cambiamento di noi stessi, in sintonia con il collettivo in cui operiamo e viviamo.

Quando dico “nostra ricerca”; intendo la ricerca di ognuno di noi: uno studio che aiuta noi stessi e gli altri, lasciandoci aiutare dagli altri. Come capirai e capirete, qualcosa di profondamente altro sia dalla vecchia ipotesi di Comune socialista (la lettera maiuscola, su Comune, indica un nome proprio di un’esperienza passata), o comunitarismo che da solo non basta. Per non parlare della “sinistra missina”, o localismo, espressioni politiche che come le altre vanno superate in direzione più includenti e globalmente umana.”

  

Facciamo un esempio, che da solo è più affascinante di qualsiasi rompicapo: mettiamo il caso che lei abbia innanzi a sé giovani di destra storaciana e di sinistra vendoliana. E per uno strano scherzo del destino sarebbero pronti, in rispetto e amicizia, a seguirla, con simpatia, localmente: in che modo potrebbe riuscire, col tempo, a tenerli uniti?

 

“Lo schematismo e il meccanicismo sono dei vecchi vizi della politica, dietro cui si nascondono tutte le scelte e nefandezze della politica stessa. La politica sceglie in base alle opportunità – o fattori ritenuti tali e vantaggiosi – le convenienze finalizzate al consenso necessario per raggiungere il potere e meglio difendere la propria parte politica, sociale o economica. Ma, è sempre ed esclusivamente una parte. L’esempio che ipotizzi è fallace, perché io non ho nessun bisogno e intenzione di distinguere, nel rapportarmi con i giovani, indagando se appartengono alla destra storaciana o alla sinistra vendoliana. Questo non perché fra le due appartenenze non vi siano differenze, ma perché ritengo maggiormente interessante, proficuo e costruttivo coltivare un rapporto che parta non dall’appartenenza ma dalla condivisione di valori, di analisi sulla contemporaneità e di prospettive di futuro.

Quando al modo per riuscire, col tempo, a tenerli uniti non riguarda solo un mio interesse – non sto costruendo un partito politico, non cerco il consenso elettorale – potrà diventare un bisogno reciproco se nel confronto si troveranno punti in comune, da cui ripartire e avviare un processo di conoscenza e di amicizia, fino all’impegno comune o all’intrapresa di percorsi diversi che mi auguro non scadano nella vecchia inimicizia: che sono impegnato a bandire dal nuovo mondo.”


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