Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Ai lettori: "Serve E-democracy ad Acquaviva (e in Italia)?"

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Bene: è nostra abitudine stuzzicare un po’ la fantasia dei lettori. Lo facciamo attraverso riflessioni analitiche (non scontate), opportune o inopportune, comode o scomode, ma che riflettono il contesto sociale (italiano e…) della città di Acquaviva… Ciò premesso, non si vuole certamente affermare di essere detentori di chissà quale verità assoluta e insindacabile. Non è una questione di autorevolezza: è che, a nostro modesto parere, vogliamo oggi confidare in un sano sprono dei nostri lettori… Affinché possano lasciare commenti, messaggi, lettere aperte o premere direttamente sui politici locali, specie i più giovani, affinché Acquaviva possa col tempo “migliorarsi”… E mettersi via-via in discussione: e non solo guardare, ogni santo giorno, al bicchiere mezzo vuoto.

Infondo, questo è un paese dove ci si conosce tutti: e in tempo di crisi, forse non è salutare sempre essere divisi in guelfi e ghibellini; per poi rintanarsi, qualche pomeriggio, in qualche sede di partito, o in qualche sede di associazione, o presso qualche studio, e vivere il continuo reality del pettegolezzo sulle varie frammentazioni delle maggioranze e delle opposizioni. Con questo, non si vuole enunciare un forzato “volemose bene”: ma il cortese invito, alla nostra classe politica locale (specie ai giovani della politica acquavivese), affinché ci si possa incanalare in un futuro migliore.

Di recente, ne abbiamo anche strutturato una visione.

http://www.acquavivanet.it/politica/3693-politica-qunire-il-local-con-il-liberalq.html

Ovviamente: è una visione, posta in una buona fede, che può dire tutto, come può dire nulla.

(Cui, comunque, invitiamo a sua lettura)

Oggi si parla molto di E-democracy in Italia: cos’è?

La E-democracy è una parola di facile ricerca etimologica inglese: “democrazia elettronica”. Tale forma di democrazia, più figlia dell’ipotesi che di un contesto storico già consumato, sarebbe una moderna modalità di esercizio della “democrazia diretta”: dove la digitalizzazione di essa, attraverso gli opportuni mezzi della tecnica, potrà garantire una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte nevralgiche della politica. Magari aprendo una fase di maggiore trasparenza (internettiana) politico-amministrativa.

A dire il vero, si deduce senza difficoltà cosa sia una democrazia diretta, e la si può immaginare (sognare) in un parlamento (nazionale): il problema è capire se esisterà un mediatore politico valido che saprà, con ordine, porre i quesiti agli aventi diritto. Come “sarà” il porre dei quesiti. “Chi” porrà in essere i quesiti. Ciò sembrerebbe banale: ma non lo è. Mettiamo, per ipotesi, un potere monopartitico (magari: presidenziale alla francese) che decide di bandire, essendo maggioranza, tutte le minoranze di opposizione; poiché non conformi al programma di governo. L’ipotesi resta certamente spinta: ma attraverso quale logica porrebbe in essere i quesiti della democrazia diretta? E potrà mai essere interprete dei bisogni della collettività? Risposta: solo in parte, in quanto, il popolo, comunque partecipe, potrebbe non condividere la qualità espositiva; senza un’effettiva certezza del contradditorio. Quindi: la democrazia diretta andrebbe a rivelarsi una farsa; una continuità con il passato della politica italiana. Amenoché, non si costituisca, ad esempio, un perfetto bipolarismo (magari: senza “responsabili” e “backbencher”) con una maggioranza e un’opposizione. O per fazioni territoriali. O unendo l’una e l’altra cosa.

Una cosa è certa: se ne parla. Ma ancora presto: poiché resterebbe un qualcosa figlio di un’ologramma teorico che di un programma politico.

Ma, lasciando panorami nazionali o regionali, sarebbe ipotizzabile una E-democracy acquavivese? E se “sì”: basterebbe un monopartito o un bipolarismo maggioranza-opposizione?

L’E-democracy, da sola, potrebbe mai risolvere i problemi di Acquaviva? O ci vorrebbe ben altro?… Ecco che la parola passa alla, eventuale, cortese, attenzione dei nostri lettori.

Qualcuno avrà già immaginato un tema fazioso e di parte: si sbaglia. Qui, parliamo ancora di una destra e di una sinistra: ma di una nuova concezione. E di un parlamento bipolare con correnti politiche “territoriali”.

 


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