Martedì 20 Novembre 2018
   
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Mario Radogna: "Primarie PDL, confronto under 30 e under 40"

mario radogna

 

AcquavivaNet nuovamente intervista il Coordinatore acquavivese della Giovane Italia, il dott. Mario Radogna: ma i tempi cambiano, le fortune di alcune realtà politiche sembrano venire meno. Ma chissà se fra i giovani c’è ancora spazio per la coerenza ideologica e per la voglia di esporre proprie iniziative dal basso... Perché, innanzi a una nave che forse affonda, esistono solo due categorie di giovani: chi fugge nell’opportunismo, e chi tiene saldo il timone. Unire le esigenze di giovani, nuovo lavoro, nuova impresa, Europa, con il territorio, la sua tradizione, il suo progresso (in tempo di crisi e di tecnici): usando qui un neologismo, forse siamo davvero giunti al Local-Lib… Il locale e il liberale. Ma c’è di più: si torna a parlare di primarie nel centrodestra; proprio nel dopo-voto finish della Sicilia. E chi vivrà e vedrà.

La domanda, alla sola apparenza, sembra banale: siamo in pieno autunno 2012, cosa significa essere un giovane pidiellino in questa Italia e in questa Acquaviva?

“La domanda non è banale, perché un giovane al giorno d’oggi impegnato in politica sarebbe una risorsa da tutelare e valorizzare al pari di un patrimonio protetto dall’Unesco. Scoprire ancora dei giovani che amano la politica, coi tempi cui viviamo oggi, e coi tempi altri che ben presto si verificheranno, è solo meritevole di tutela all’interno del proprio partito. Specie se under 18 e under 25: perché parliamo di categorie molto delicate. Emozionare, oggi, un under 18 alla politica significa compiere un’impresa, ma noi della Giovane Italia lo stiamo facendo: abbiamo, e lo dico con estrema certezza, almeno dieci ragazzi ad Acquaviva che amano quotidianamente quello che noi facciamo con convinzione, impegno, perseveranza, creatività. Come i convegni, le conferenze, le riunioni. Ponendo le basi a una futura cittadinanza attiva. Avvicinare gli under 25 è un’impresa già discreta e quasi impossibile: perché parliamo di una generazione diversa, dove bisognerà prestare orecchio a nuovi interessi: il lavoro, il futuro, la voglia di trovarsi una strada nella vita. E badiamo che sono tre temi paralleli ma non eguali: oggi, trovarsi un lavoro e cercare la propria strada non sempre sarebbero cose perfettamente coincidenti. Eppure, la Giovane Italia vuole concedersi a qualsivoglia dibattito. Lancia qui la sfida e non la tira indietro. Coinvolgere poi i ragazzi under 30 è da folli, ma, anche qui, ci proviamo. Questo discorso under 18, under 25, under 30, indubbiamente vale ad Acquaviva come in Italia. Viviamo, come Giovane Italia, tempi oggi molto particolari: tutto intorno a noi sembra crollare. Non perché sta crollando tutto, noi smettiamo di lavorare. Noi non ci fermeremo e continueremo a guardare negli occhi la realtà che ora ci circonda: i giovani che capiranno determinate dinamiche riusciranno a restare ancora in questo paese. I restanti, non riusciranno a restare nemmeno in Italia. E qui, non mi invento nulla: lo dicono già gli indici Istat.”

Può fare un bilancio sulle iniziative 2012 della Giovane Italia Acquaviva o è ancora presto?

“È ancora presto, anche se posso farlo tranquillamente: perché i nostri risultati sono già sotto gli occhi di tutti. Non perché siano ampiamente tangibili: non abbiamo assessorati, noi. Abbiamo aperto l’anno con un convegno sulla politica agricola comunitaria: e io, personalmente, sfido chiunque, fra gli eminenti giovani della politica acquavivese, in una sala con 90 posti a sedere, oltre poco più di trenta giovanissimi e giovani, under 18 e under 25, ad ascoltare la politica agricola comunitaria. Magari avranno provato curiosità, alcuni fra loro penseranno a quei temi per costruire il loro domani. Giacchè poi – e guarda caso - una decina di quei ragazzi hanno mantenuto i contatti e fatto ricerche sulle posizioni del parlamento europeo. Aggiungo di aver già portato io stesso alcuni dei nostri giovani militanti acquavivesi a Bruxelles. Quindi non ho parlato di rappresentati dei CAF di settore o di gente solo adulta o avanti con l’età. Domanda: è forse questo che fa appassionare alla politica ancora gli under 18 e gli under 25? Guardate che noi le cose non facciamo tanto per farle. E ti ritrovi, così, l’evento del 14 settembre: “Perché la Puglia non è la California?” Fossi studente di liceo o di università, dinanzi a quel manifesto, mi fermerei giustamente a pensare. Qualsiasi cosa. E nel pensare, magari immaginare: ma cosa abbiamo da spartire? Ma la California non sarebbe Hollywood? Melrose Place? Beverly Hills? O la metropoli di Los Angeles? E noi cosa c’entriamo? Ottimo. Nonostante il tempo di crisi in cui noi oggi viviamo, non possiamo, per nessuna ragione al mondo, dimenticare le potenzialità del nostro territorio. E voglio ricordare che oggi la Puglia è diventata un prestigioso set cinematografico. E qualcosa di più: i Vip californiani si sposano da noi. Justine Timberlake è solo l’esempio più recente. – Internet già lo testimonia - La nostra terra è già meta di Vip italiani: giusto per fare esempio molto elementare, ho fatto il bagno coi miei amici, questa estate, presso un lido vicino a Monopoli e quasi mi imbattevo davanti a incontrare la Gerini; che stava giocando coi suoi bambini. Questo deve farci riflettere: ma noi intorno vediamo solo la crisi e gli slogan di frasi fatte che ovviamente la contestano e non guardiamo mai le potenzialità che offre la nostra regione. E senza che ho ancora menzionato ciò che offre il solo Salento in fatto di cultura, turismo, gastronomia, tradizione, comunicazione visiva. E questo discorso parte dal Salento – terra del nostro euro-amico On. Baldassarre - e guarda tranquillamente a tutta la Puglia. La Puglia come set cinematografico, come orgoglio della sua gente – perché l’orgoglio è importante e chi lo mina non ha capito niente - e come gusto, stile, eno-gastronomia, storia. Per caso, non è forse da questo che possiamo creare lavoro? Nuovo PIL interno in Puglia? Ne possiamo parlare?… Impariamo a guardare le potenzialità del nostro territorio per creare lavoro o impresa: e vediamo poi… il giovane, che non appena stacca da lavorare dal suo nuovo impiego, come si concederà volentieri in presenza di un convegno o una riunione serale di partito. Come torna il paese reale al fianco della politica. O viceversa.”

Ribadisce ancora l’utilità delle primarie nel centrodestra acquavivese? E ritiene idonea tale candidatura a eventuali soggetti under 30?

“Ribadisco che le primarie sono utili e l’avrei già confermato nell’ultima intervista di qualche mese fa, quando già se ne parlava nei comuni come Lecce, Terlizzi, e Trani.

http://www.acquavivanet.it/politica/3238-mario-radogna-serve-una-risoluzione-bonaria.html

In merito alla candidatura di un under 30 lo riterrei emozionante e interessante. E non vedo perché questa città deve fare un’eccezione… Ed è interessante, quanto il confronto diretto fra un under 30 e un under 40: dove suppongo si apriranno comitati e si illustreranno programmi. Non le promesse o tentazioni in buoni benzina. Qualora ci sarà un vincitore, tutto il gruppo dirigente si dovrà compattare attorno al candidato che ha vinto. E deve funzionare così: prima formare un programma chiaro, poi candidarsi, poi vincere le primarie. E bisognerà scendere in piazza a dire tutto quello che si vorrebbe fare.”

Il comunicare ai giovani: nei panni di un Assessore alla Cultura o alle Politiche Sociali, come passare da una città dei vandali a una “generazione soluzioni”?

http://www.acquavivanet.it/attualita/3577-dalla-citta-dei-vandali-alla-generazione-delle-soluzioni.html

“Alla luce della professione che svolgo, ovvero quella dell’assistente sociale, nessuna domanda potrebbe essere più calzante: perché posso capire le difficoltà di un adolescente e posso a volte giustificarlo; perché l’adolescenza è una fase veramente difficile. Le cose che si vivono e si pensano nell’adolescenza non si comprendono o pensano nell’arco restante della propria vita: l’adolescenza è un tunnel. Un tunnel che passa da una fase di irresponsabilità, quella proveniente dal mondo onirico dell’infanzia, alla fase in cui ci si diventa grandi. È il diventare grandi che spaventa. E la stessa voglia di diventare grandi porta all’affermazione della propria personalità: molto spesso, per affermare tale personalità, alcuni adolescenti pongono in essere atti illeciti. Compiono atti che non dovrebbero essere accettati sia dalla società civile sia dall’etica e dal buon costume. Purtroppo, in questi casi, viene meno il ruolo educativo: vuol dire che i giovani diventano vandali; vuol dire che c’è un genitore che non li controlla. Pertanto, quando ci sono giovani che non ascoltano anche le parole degli educatori, vuol dire che c’è qualcosa che non và sia nella famiglia che nella società civile. Quindi, nei panni di un assessore alle Politiche Sociali penso che con l’aiuto dell’Amministrazione metterei in campo persone che stanno in luoghi strategici come in Europa – esempio: Gioventù in Azione, progetti di gemellaggio giovanile comunitari, fattorie didattiche e sociali, mentoring - e in Regione. Metterei in campo innotive politiche di coinvolgimento. E qui, si può aprire un capitolo enorme per i writer: la possibilità di avere degli spazi dedicati. Per i giovani musicisti: i CAG, centri aggregazione giovanile. Per poi riscoprire il ruolo delle parrocchie e degli oratori. Il tutto, con dei progetti anche finanziati dalla Comunità Europea. Bisogna solo lavorare. Si può lavorare con il Piano di zona, offrendo ai minori qualcosa che finora non c’è stato. E quindi, la “generazione soluzioni” sta proprio in questo… Io lo so, e ho partecipato a tanti convegni: anche nazionali. Il problema è che dietro una generazione che non funziona, dietro un alunno che non fa il suo dovere, c’è sempre un’insegnante che non fa il suo mestiere. Dietro una generazione che non funziona c’è una generazione di educatori che non funzionano. Se un’assessore vuole lavorare seriamente, direi che le vere soluzioni non gli mancano e il campo su cui opera non può essere, in ogni caso, arido di progetti. Mi risulta che di recente nessuno si sia interessato a un bando da 20 milioni di euro per il ripristino delle vie rurali o percorsi extra-urbani. Qualcuno lo dovrebbe spiegare sul palco il motivo politico di questa sua rinuncia.”

Lei crede ancora nel Presidente del Consiglio Monti e nell’Europa?

“Il Presidente Monti rappresenta oggi quello che i politici non sono riusciti a fare. Se la classe politica e i partiti non avessero fallito, molto probabilmente oggi non avremmo un tecnico al potere. Nominato dal Presidente della Repubblica, dopo il fronte comune dell’Europa. Il Governo Monti sta ponendo in essere delle politiche serie, rispetto a quello che finora non si è fatto. Si vorrebbero fare tante altre cose, accui allo stesso Monti non stanno permettendo di fare: come il taglio dei parlamentari. O sulle province, sulle regioni. È evidente che il buon esempio lo si pretende spesso presso i contribuenti che vanno ancora a votare, ma non ancora dai primi che parlano mediaticamente di sacrifici. La direttiva europea sul ritardo dei pagamenti, ad esempio, è stata apprezzata dalla squadra di Monti: e fin qui… Ma è stata bocciata dal Parlamento italiano nel 2011: questo dovrebbe farci riflettere. E finché i partiti saranno propensi a seguire il professore sarà un conto, altrimenti gli staccheranno la spina. Nel 2012, la direttiva europea è stata trasposta dal Governo Monti con 4 Decreti Legge ed è diventata ora legge dello Stato italiano. Quanto all’Europa, il momento non è facile. Ma indietro non si torna. E per nessuna ragione al mondo.”

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