Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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Intervista al neo-assessore all'Urbanistica

Felice Demarinis

 

La Voce del Paese ha intervistato il neo Assessore all’Urbanistica Felice De Marinis ( componente del Partito Democratico di Acquaviva). L’Architetto è stato eletto nella maggioranza D’Ambrosio come consigliere comunale del Partito Democratico della Sinistra e poi da Ottobre 1998 fino a Luglio del 1999 anche Vice Sindaco con importanti deleghe alla Zona Pip e ai lavori pubblici. Insomma un “esperto” della politica locale, che adesso è stato chiamato a pianificare e programmare l’assetto del territorio e a rilanciare l’attività edilizia aspettando l’esito del pronunciamento del Consiglio di Stato per quanto riguarda la sorte del nostro Piano Regolatore Generale.

Come sappiamo l’amministrazione comunale si è rivolta al Consiglio di Stato per chiedere una sospensiva per la sentenza del TAR in merito al PRG. Se il Consiglio di Stato (la massima assise della giustizia amministrativa) dovesse confermare l’esito della sentenza del TAR quali speranze ci saranno per il PRG di Acquaviva?
 

Non esistono vie di fuga. Esiste la necessità e l’esigenza di fondare le scelte di sviluppo del territorio su basi e regole certe. E soprattutto su un sistema di co-pianificazione che ci metta nelle condizioni di essere quanto più aderenti alle scelte fatte dalla Regione Puglia.

Ma quindi qualora la sentenza venisse confermata si dovrebbe ricominciare tutto d’accapo?

A questo punto bisognerà ritornare in Consiglio Comunale per una nuova procedura di approvazione dello strumento urbanistico.

Confermi che allo stato attuale, come anche affermato dall’ex Assessore Vendola, il Comune opera con il vecchio Piano di fabbricazione?

Sicuramente operiamo con il vecchio Pdf.

Questo implica che alcune zone stralciate dalla regione puglia (come la zona sic bosco di Mesola) in questo momento siano tornate pienamente edificabili?

Allo stato attuale quelle zone sono tornate edificabili come previsto dal vecchio strumento urbanistico. Ovviamente la pubblica amministrazione non può non tenere conto di un pesante vincolo ambientale comunitario (SIC). Non bisogna nemmeno dimenticare che la regione è stata chiara in questo senso stralciando quelle aree facendole tornare a zone agricole.

Dato che per anni i proprietari delle aree di Curtomartino hanno pagato l’ici su quelle aree che erano edificabili, non si potrebbe paventare il rischio di una “nuova 167” (ricorsi e bracci di ferro giudiziari)?

Le aree sono tipizzate aree C (aree di espansione turistico alberghiera). Il piano di lottizzazione è di proposta privata. Se i privati non hanno presentato alcun piano in tal senso, perché l’amministrazione pubblica dovrebbe rimborsare i proprietari?

Non si potrebbe già pensare a programmare il PUG?
 

Se vogliamo pensare al PUG dobbiamo prima approvare il PRG. È un atto propedeutico, non si può prescindere da questo.

Esiste un piano per il Recupero del Centro storico? Come valorizzare il nostro nucleo antico per renderlo attrattore di turismo?
 

Negli anni 80 fu conferito incarico al compianto Ing. Colucci l’incarico per il piano di recupero del centro storico. Questo piano ha avuto un percorso accidentato e tribolato. La soprintendenza per i beni culturali di Bari ha espresso parere negativo su tale piano. Il piano quindi non è mai entrato in vigore. 

E quindi in questi anni gli interventi nel centro storico su quali linee operative e metodologiche si sono orientati?

Sono stati regolati come tutti gli altri interventi edilizi sulle prescrizioni del piano di fabbricazione.

Diciamo quindi che non si è operato in questi anni con qualità nel nucleo antico della città.

La qualità degli interventi in questi anni è completamente sfuggita di mano.

E quindi la prospettiva di qualità per migliorare il nostro borgo?

La prospettiva, in linea con le evoluzioni regionali, è quella della Rigenerazione Urbana. Questi sono interventi integrati di riqualificazione urbana dedicati a zone di particolare sensibilità. Tra le zone individuate è presente anche il settore uno che è proprio quello del centro storico cittadino.

Dunque con questi interventi si risveglierebbe il “potenziale” attrattore turistico della nostra cittadina?

Il borgo antico rappresenta la nostra identità. È il luogo che ci rappresenta. In un sistema di aree vaste e turismo in Rete quale quello che si è sviluppato in questi anni mediante il fattore comune dell’enogastronomia, del prodotto tipico locale, senza trascurare la godibilità di certi ambienti tradizionali e senza sottovalutare la presenza di importanti monumenti storico culturali diventa una risorsa fondamentale nel rilancio di questo paese.

Intendete ispirarvi al modello virtuoso di Bitetto (primo Comune Verde del Sud ad aver ricevuto la certificazione Emas)?

Vogliamo percorrere questa strada. Riapriremo il discorso della certificazione Emas attraverso una convenzione con i certificatori per raggiungere questo obbiettivo.

Bitetto però a differenza del nostro Comune, beneficia di un dato ambientale non di poco conto. La raccolta differenziata si attesta a livelli di circa 45%. Acquaviva in tal senso è ancora al palo. Il livello si attesta ad uno scarso 14%. Come invertire tale tendenza?

Noi dobbiamo ovviamente aumentare tali percentuali perché anche obbligati dalla normativa regionale.

Anche perché se non si raggiungono i livelli stabiliti dalla regione, si va incontro a sanzioni che gravano tutte sulle tasche del cittadino.

Non raggiungere queste percentuali sarebbe appunto un onere tutto sulle spalle dei cittadini. È dunque nell’interesse stesso dei cittadini raggiungere questi livelli.

Ma per raggiungere questo obbiettivo c’è bisogno dell’ente comunale che si deve porre come megafono sociale di sensibilizzazione culturale del cittadino stesso.

Bisogna cambiare proprio la mentalità e la cultura del rifiuto in quanto tale. Il rifiuto deve essere concepito come risorsa dal quale ricavare un potenziale reddito conquistando un beneficio ambientale. Questo è un orizzonte culturale nuovo. L’economia locale non deve muoversi solamente sulla produzione del prodotto ex novo bensì in parte reggere la propria struttura attraverso una forma di riuso e razionalizzazione di quello che fino ad oggi era considerato come uno scarto.

Ma questo è un processo culturale che abbisogna di tempo per maturare nella coscienza di un popolo. Come primo atto in tale direzione però Acquaviva non potrebbe aderire (come ha fatto Modugno) alla Rete dei Comuni ricicloni della Strategia Zero Waste del luminare statunitense Paul Connect?

Occorre iniziare dal piccolo. Già stilare un decalogo di dieci piccole regole verso una cultura del rifiuto potrebbe essere già un buon passo in questo percorso. Da questo poi potrebbe crearsi una sorta di protocollo da verificare anno per anno valutando gli obbiettivi realizzati.

Insomma una sorta di progetto pilota nell’inserimento delle best practise del rifiuto zero.

Certamente. La strategia del porta a porta altro non è che questo. Dato che tu cittadino non fai la raccolta differenziata, io Amministrazione pubblica me la vengo a prendere casa per casa. In questo modo la percentuale anno dopo anno sarà in continua crescita.

 

Oltre al semplice processo di sensibilizzazione del cittadino (che potrebbe anche rivelarsi di scarsa efficacia) perché non pensare ad un sistema di premialità (per il cittadino virtuoso che fa la raccolta differenziata) e sanzione (per coloro che non la fanno) in bolletta?

La premialità è uno degli aspetti essenziali per raggiungere tale obbiettivo. Una tarifazzione che faccia pagare l’utente sulla base effettiva della quantità di rifiuti prodotta è una strada da percorrere in tal senso.

Il primo passo da fare per tendere a questa prospettiva ideale del rifiuto zero, quale dovrebbe essere?

Il primo passo è la scelta. Una scelta che deve operare la maggioranza e poi il consiglio comunale tutto.

Insomma bisogna approvare la delibera standard dei comuni ricicloni come ha fatto recentemente il comune di Modugno.

Certo.

Questa maggioranza ha voglia di percorrere questa ambiziosa strada?

È un percorso che sembra godere di buone prospettive nell’ambito di questa maggioranza. Anche il regolamento sul servizio dei rifiuti urbani appena approvato lascia un ampio spazio a percorrere questa strada.

È stato appena inaugurato il servizio di bike sharing. Per incentivare maggiormente alla mobilità sostenibile il Comune non potrebbe dotare almeno il centro urbano di moderne e sicure piste ciclabili?

Anche in questo settore bisogna fare delle scelte di campo. Occorre partire dall’idea che se il nostro modello prossimo futuro, partendo da questa situazione di crisi (che dovremmo per alcuni aspetti sfruttare), dovremmo immaginare un modello di vita diverso. Un modello che ponga maggiore interesse al benessere dei cittadini in termini di godibilità della vita. Godibilità che ovviamente si estrinseca nella eco sostenibilità della vita stessa. È necessaria una nuova visione di mobilità. Una mobilità avanzata, alternativa, che riduca la pressione del traffico automobilistico. È chiaro che non possiamo aspettarci un circuito di piste ciclabili immediatamente funzionale in pochi anni. Ma lo possiamo programmare. Lo si può fare sin da subito come segnale virtuoso sulla carreggiata esterna dell’estramurale san pietro e molignani (che in questi giorni saranno bitumate) magari con la semplice segnaletica orizzontale. La mia idea comunque è quella di programmare un paio di interventi a partire dalla stazione ferroviaria fino alla zona del convitto che in parte costituirebbero già una porzione di questa rete che idealmente dovrebbe unire le postazioni di bike sharing e da li diramarsi verso il territorio extra urbano collegandosi ai percorsi ciclo turistici e naturalistici. Ovviamente tutto questo dovrà prevedere una predisposizione ad individuare zone a traffico limitato nel nostro centro urbano.

Un ultima domanda. L’unica zona dove si vedono le gru un po’ lavorare è la zona 167 dove si stanno realizzando alcuni interventi di edilizia economica e sperimentale. Lei, che come tanti altri amministratori i quali nel corso degli anni hanno affrontato la trentennale questione, quale prospettiva vede alla risoluzione dell’ancestrale quaestio?

Quel tipo di intervento originariamente era contemplato nel piano del Contratto di Quartiere. È un intervento che però godeva lo stesso di autonomia al di là del contratto di quartiere che in questo momento è ancora bloccato a causa del braccio di ferro giudiziario tra comune e proprietari. Comunque sono fiducioso. Siamo verso una risoluzione della questione. Diciamo che sono ottimista. È nell’interesse di tutti sbloccare definitamente questa situazione.

Commenti  

 
#4 Desirè 2012-06-18 17:39
De Marinis vada avanti e non si curi di questi commentatori avvelenati che probabilmente giammai nella loro esistenza sono riusciti a coniugare la loro mente alla creazione di un pensiero sensato. Sapete solo insinuare cattiverie...pr oprio non vi vergognate nel gettare fango verso quest'assessore ?? Scommetto che fate pure parte del suo partito di riferimento!! Ce ne fosse di gente capace come questo assessore!!Anch e Lei però architetto valuteremo alla prova dei risultati prodotti, per il momento so solo che è un valente professionista, unica scelta sensata, insieme a Caputo e Milella, in questa "nuova " giunta Squicciarini
 
 
#3 ciccio 2012-06-17 15:38
Caro "immobiliare", chi non riusciva a coniugare moralità e politica era il sindaco D'Ambrosio... l'assessore invece non so nemmeno se se lo poneva il problema !!!!!!!!!!!
 
 
#2 curioso 2012-06-16 20:50
felice: meno parole. vogliamo i fatti
un amico
 
 
#1 immobiliare 2012-06-15 16:03
quindi hai fatto parte dell'amministra zione in cui moralità e politica non si coniugavano? bene bene..
 

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