Domenica 18 Novembre 2018
   
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PIANI DI ZONA: "2 MILIONI E 700 MILA EURO DALLA REGIONE"

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Le politiche sociali hanno registrato in Italia nell’ultimo decennio, una rapida e significativa evoluzione grazie all’impulso derivante dagli organismi decisionali dell’Unione Europea. Un evoluzione che ha coinvolto e reso sempre più protagoniste le Regioni (ed i Comuni) e che configura sempre più tali politiche come un nuovo modello di Welfare State.

A livello europeo la Strategia di Lisbona ha consolidato l’approccio della programmazione comunitaria per lo sviluppo sostenibile. Crescita economica, benessere sociale e salvaguardia ambientale. Questi sono i tre pilastri su cui poggia l’azione europea. In questo scenario continentale in continua evoluzione, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali nel Maggio 2009 ha pubblicato il Libro Bianco sul futuro del modello sociale italiano nel quale si afferma che “promuovere la salute consente di ridurre la povertà, l’emarginazione e il disagio sociale nonché di incrementare la produttività del lavoro, i tassi di occupazione e dunque la crescita complessiva dell’economia”.

Il Piano Sociale di Zona si muove verso la direzione di un nuovo Welfare State, un moderno ed efficiente modello basato su un Welfare Sociale Locale, che possa costituire poi il punto di partenza per una programmazione dello sviluppo locale sostenibile.

Il primo Piano Sociale (2005-2008) per la realizzazione di interventi associati a livello di ambito ha avuto una dotazione finanziaria pari a 4 milioni 700 mila euro. Però lo stato di attuazione finanziario del piano è risultato pari solo al 62% delle risorse stimate. I residui del primo piano, fortunatamente non sono andati perduti, bensì sono stati cumulati alle risorse della nuova triennalità 2010-2012. Esse ammontano a ben 1 milione 800 mila euro (pari al 36%). Tale elevata percentuale di residui è additabile a varie cause: frammentazione degli interventi, ritardato avvio delle attività, insufficiente integrazione dei Comuni con l’Ufficio di Piano (dovuto soprattutto alla scarsa capacità di integrazione di taluni responsabili di servizio dei comuni nelle attività dell’Ufficio).

Stando alle statistiche, in termini procapite il Comune più virtuoso sotto il profilo sociale all’interno del distretto BA 5 è stato quello di Acquaviva delle Fonti (2006-2009), con una spesa annua per abitante di circa 40 euro (per una spesa complessiva annua per il settore di 800 mila euro).

La nuova programmazione 2010-2012 si prefigge come obbiettivo di consolidare l’attuazione sul territorio del processo di riforma del sistema dei servizi sociali e dare avvio al più presto alle misure straordinarie per garantire una migliore qualità ed efficienza dei servizi.

La Regione Puglia pochi giorni fa ha appunto stanziato ben 2 milioni e settecento mila euro da dividere tra Grumo (Comune Capofila), Acquaviva, Binetto, Cassano, Sannicandro e Toritto. Ai Comuni adesso spetta la grande sfida alla sinergica cooperazione affinché queste importanti risorse vengano spese nel migliore dei modi a garanzia della qualità della vita dei cittadini. AcquavivaNet ha intervistato l’Assessore ai Servizi Sociali Carmela Capozzo.

Assessore al suo insediamento quale era la situazione del Piano Sociale di Zona?

Abbiamo ereditato una situazione davvero difficile che era ferma, vi erano ancora i vecchi finanziamenti, derivanti della precedente triennalità che non erano assolutamente stati impegnati (1 milione 800 mila euro disponibili che non sono stati spesi dal 2006 al 2009).

Questi finanziamenti sono andati persi oppure si accumulano ai nuovi finanziamenti 2010-2012?

Certamente questi finanziamenti saranno aggiuntivi ai nuovi e saranno sicuramente spesi.

Come mai non sono stati spesi?

Le ragioni sono molteplici. La nuova impostazione del piano di zona ha portato a molti problemi logistici. In primo piano il fatto di aver accorpato comuni diversi tra loro e con esigenze e risorse umane completamente differenti. Nella precedente triennalità ogni Comune aveva una delega specifica ad Acquaviva ad esempio era toccato la delega minorile, a Sannicandro l’assistenza per gli anziani ecc…trovare un equilibrio tra diverse esigenze non è stato facile. Se poi ci mettiamo anche lo scontro politico tra i diversi colori dei comuni facenti parte il piano , il quadro è completo. Ritardi questi che hanno provocato parecchi disagi ai cittadini. Ma adesso la situazione è ormai risolta e il piano di zona è finalmente partito.

Appunto, ad oggi, qual è la situazione?

I vari Comuni dopo mesi di contrasti hanno risolto una questione primaria, l’individuazione del Coordinatore degli Uffici di Piano. È stato eletto Ubaldo Pagano a Marzo 2011. Michele D’Atri, Sindaco di Grumo Appula (essendo comune capofila del distretto) ricopre la carica di Presidente del Coordinamento e ovviamente la sede adibita ad Ufficio di Piano di Zona è l’Ospedale di Grumo.

Acquaviva non aveva i requisiti per essere capofila del piano data la presenza di una eccellenza come l’Ospedale Miulli?

È una situazione che abbiamo ereditato dalla precedente amministrazione di centro destra. La nostra amministrazione non ha potuto prendere il posto del comune capofila perché avevamo nel 2010 i vincoli rigidi del patto di stabilità, ereditato sempre dall’Amministrazione Pistilli, che ci impediva qualsiasi tipo di impegno di spesa o di nuove assunzioni del personale amministrativo.

Nel 2010 è stato sottoscritto l’Accordo di Programma tra i Comuni, come mai l’amministrazione comunale non ha ancora provveduto ad adottarlo in Consiglio?

Non abbiamo potuto deliberarlo ancora in consiglio poiché lo scorso anno non potevamo adottarlo dato che avendo le sanzioni del patto di stabilità non potevamo impegnare nessuna risorsa del bilancio comunale. Ci accingiamo a deliberarla al più presto dato che lo abbiamo inserito come voce di bilancio nel preventivo 2012 approvato a Luglio scorso.

Alla luce di quello che avviene nell’ambito del piano di zona di Triggiano quello di Grumo, sembra essere davvero alla preistoria ancora.

Questo è vero, però da quando abbiamo il Coordinatore del piano la macchina è partita. Ogni Comune sta facendo la sua parte portando il proprio lavoro all’attenzione del coordinamento.

Quando i comuni del piano potranno con le risorse stanziate (tra vecchie e nuove triennalità) procedere all’assunzione di figure professionali nuove per l’istituzione dell’ufficio tutela minori, l’ufficio adozioni, come avviene nei comuni virtuosi come appunto quello di Triggiano?

Questo avverrà allorquando i comuni avranno risorse disponibili da impegnare nei propri bilanci. Senza risorse non possiamo muoverci.

Ma la regione mette a disposizione dei fondi adeguati.

La regione mette a disposizione le risorse, è vero però c’è il costo del personale che deve essere ripartito in senso figurato su ciascun comune. Il comune di acquaviva che contribuisce maggiormente per il numero di abitanti dovrebbe impegnare una cifra pari a 40.000 euro e noi non abbiamo le capacità di spesa al momento per fare questo.

Qualora venisse superato questo problema tecnico e si creassero le condizioni idonee l’amministrazione comunale insieme al coordinamento del piano di zona si impegnerà a costituire l’ufficio tutela minori nel nostro comune?

Qualora il nostro comune avesse le condizioni idonee e le risorse necessarie il mio Assessorato si impegnerà affinché si possa costituire questo importantissimo ufficio per salvaguardare il futuro dei nostri ragazzi.

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