Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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LOMBARDI: L’AMMINISTRAZIONE SQUICCIARINI HA “RINNEGATO IL PROGETTO ACQUAVIVA DELLE FONTI MIGLIORE”

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La Compagnia delle Arti ha deciso di abbandonare definitivamente lo scranno del Senato Acquavivese. A partire dal consigliere Filippo Cassano, tutti gli eletti rassegneranno le proprie dimissioni da consiglieri. I diciotto mesi sono quasi scaduti. E le promesse vanno mantenute. Se è vero come è vero che il Sindaco e l’intera maggioranza hanno sottoscritto il “Patto per Acquaviva delle Fonti Migliore”, compreso l’adozione del “desaparecidos” CronoProgramma, allora dovremmo, per coerenza con le promesse fatte in campagna elettorale ai cittadini, aspettarci le dimissioni in tronco di Sindaco e Giunta. Ma cosi non sarà. Del resto Squicciarini si dice certo di raggiungere gli obbiettivi previsti dal programma elettorale anche se con tempi più allungati. Il Sindaco “governerà Acquaviva” per i prossimi anni. C’è solo da sperare che il “progressismo” tanto decantato in campagna elettorale prenda una volta per tutte il volo. Per il momento a volare per sempre è la Triplice Elica della Compagnia delle Arti. Un avveniristico progetto di città ideale da far invidia persino a centri di ricerca all’avanguardia come Harvard o Yale. Ma qui siamo ad Acquaviva delle Fonti, e si sa non c’è spazio per le idee. C’è spazio solo per la mediocritas. Nella seconda pagina del “Patto per Acquaviva delle Fonti migliore” si può leggere a firma dell’allora candidato Sindaco Francesco Squicciarini: “ per molti le idee sono d’intralcio all’agire politico ed all’esercizio quotidiano del potere”. Dopo 18 mesi di mediocrità potremmo chiedere al Primo Cittadino: ma dove sono queste idee?

L’Economia della Cultura la Cultura (la scienza, la tecnica, il Sapere) come volano dell’economia, rappresentava l’ultima speranza per questo decadente paese. Se i loro padri hanno deciso di dichiarare la sconfitta significa che ormai quell’avveniristico programma è morto, come è morto anni fa anche il Libro dei Sogni del precedente inquilino di Palazzo De Mari.

La Voce del Paese in esclusiva ha intervistato Rocco Lombardi “vate” della Compagnia delle Arti.

Architetto, per chiarezza d'informazione vuole spiegare alla cittadinanza acquavivese cosa è davvero successo tra voi e il Sindaco in questi mesi?

La Compagnia delle Arti ha costantemente preteso, senza tregua (fin dal primo giorno di Governo Squicciarini), il rispetto del “Patto per Acquaviva delle Fonti migliore” premiato dagli elettori nelle amministrative del 2010. Non so quanto “iscariota”, ma l’Amministrazione Comunale ha tradito – rinnegandolo anche – il comune progetto di “Città ideale” e i principi di economia della cultura cui pure si è riferita (ora si può affermare, a parole e per mero calcolo!).

 

A febbraio siete usciti ufficialmente dalla Maggioranza. Nel momento più drammatico dell’Amministrazione Squicicarini, voi dall’opposizione avete votato il piano triennale delle opere pubbliche e il relativo piano di alienazioni, salvando una maggioranza in affanno. Potrebbe spiegare la bontà di questa vostra decisione?

Com’è dimostrabile dalla copiosa documentazione agli atti, si trattò anche in quell’occasione di salvare ancora il nostro cronoprogramma: era oggettivamente possibile, sia pur con ulteriore carico di lavoro a tappe forzate, confidando per altro solo nelle condizioni poste e accettate in sede consiliare, specie con riferimento al Piano delle Alienazioni.

 

Dopo l’approvazione del bilancio e la risoluzione della crisi politica voi eravate rientrati in maggioranza? La vostra proposta di sostituire la giunta con una alta tasck force è andata disattesa (avendo il sindaco nominato l’Arch. Vendola) e quindi avete deciso di uscire ufficialmente dalla maggioranza?

Invitati ai “lavori” di maggioranza, solo per varare il “Patto” (allora ancora fiduciosi), non abbiamo respinto gli inviti al “dialogo dell’assurdo”.

L’oscillazione della delega all’Urbanistica nelle sole mani del Sindaco, nonostante l’ingiustificata revoca dell’arch. Della Corte (e la precedente premeditata imboscata), è sempre stata sinonimo di febbre dell’Amministrazione Comunale a parole volitiva e desiderosa di fare. Abbiamo sempre ribadito con forza l’indifferenza della Compagnia delle Arti per qualsiasi poltrona ben volentieri barattata con l’affermazione del “Patto” anche a mezzo di una taske force di alta specializzazione. Non v’è a tutt’oggi né “Patto” né personalità di alto profilo (su cui confidare) di vitale importanza per la massima valorizzazione delle risorse della Città: la Compagnia delle Arti è stata subito, naturalmente, fuori dalla maggioranza alla guida della Città.

 

La Cda esce definitivamente dal consiglio comunale. Sembrerebbe più un atto mediatico che un colpo inferto a questa amministrazione. Perché non continuate a combattere all’interno della massima assise cittadina rispettando il volere dei vostri 500 elettori?

Il nostro documento del 10 novembre scorso è denso ma limpido (merita l’approfondimento). Proprio nel rispetto di tutto l’elettorato (in particolare poi dei nostri 542 elettori), non realizzando l’Amministrazione Comunale il “Patto” nei tempi previsti dal cronoprogramma, si deve necessariamente dichiarare la fine dell’esperienza amministrativa: noi diamo il nostro segnale di coerenza proprio mentre il Senato della Città, manifestando per altro costanza nell’atteggiamento, appare poco incline alla ricerca plurale e all’approfondimento e non è certo vettore, naturalmente, né d’innovazione né di dialogo competitivo. Piaccia o no, la parola e le nuove scelte sono già di fatto nella mente del “popolo sovrano”.

 

Nei tanti progetti presentati dalla vostra lista di tecnici molti sembrerebbero essere davvero insostenibili per le esigue risorse presenti nelle casse comunali. Potrebbe essere questa una delle “distonie con le linee programmatiche”, affermate dal Sindaco?

Le risorse comunali non sono affatto decisive. Basterebbe la promozione e sarebbe già tantissimo. Il dialogo competitivo, la triplice elica…hanno scelto (loro) in realtà di non fare.

 

Una delle prime mozioni presentate dalla Compagnia delle Arti riguardava la risoluzione delle aree ex zona 167. Mozione che è stata bocciata da Maggioranza e Minoranza. Una sua personale riflessione a riguardo…

Quando il Senato della Città rinuncia all’approfondimento plurale…esistono le istituzioni sovra ordinate e, prim’ancora, i governi locali che riescono a coniugare moralità e politica.

 

Ai maligni, i quali affermano, che voi siete una lista di Super Tecnici, che perseguite solo il vostro tornaconto personale nei progetti cosa risponde?

Perché non inaugurate nell’arco di poche ore un “super tavolo” permanente di confronto plurale dove ognuno rappresenta (con i fatti) la propria idea di Città sostenibile? Noi sorprenderemmo ancora, magari con la Fondazione di Partecipazione varata.

 

Uno dei discussi piani di lottizzazione presentati più volte dalla maggioranza (ci riferiamo alla cantina sociale) è stata definitivamente bocciato. Cosa prevedeva questo piano di lottizazione? Sarebbe andato in contrasto con le direttive del PRG?

Ho avuto modo in altre occasioni di suggerire l’approfondimento del tema con radici profonde nel 2000. Scoprirete Acquaviva delle Fonti e i basilischi.

 

Vi siete presentati con un programma che avrebbe fatto invidia a un grandissimo centro ricerche come Harvard o Yale, centrato sulla sinergia del sapere e della tecnica. Quanti della maggioranza secondo lei hanno capito l’essenza e l’innovativa di questo progetto?

Non può non aver capito la maggioranza tutta al Governo della Città per la semplice ragione che il “Patto” è stato condiviso e sottoscritto dalle forze in coalizione.

 

“Ancora una volta nella Città, si tenta l’affermazione e il trionfo della mediocrità, quella stessa che, conseguentemente in solitudine e sempre trasversale, gestisce il potere politico – economico locale a scapito della sperimentazione, dell’innovazione e della partecipazione plurale”. Secondo lei Acquaviva è destinata per sempre alla mediocritas?

Rispettando gli elettori e i Patti, si affermeranno certamente Governi capaci di sperimentare principi di economia della cultura.

 

Se lei fosse un giovane laureato di Acquaviva, ad oggi deciderebbe di scommettere sul proprio territorio oppure sarebbe tentato di fare la valigia e andare via da questo decadente paese?

Rifletterei e sperimenterei molto, intensamente, confidando negli “acquavivesi migliori” e nella loro naturale capacità di governo. Occorre “stanarli” con onestà e sarà reciproca fiducia.

 

 

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