Martedì 13 Novembre 2018
   
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Dal Palazzo di "Vetro" (?) al Palazzo Segreto

palazzo silenzio

Dopo più di venti giorni dall’azzeramento Acquaviva è ancora senza “Governo”

Quella della politica (la p minuscola nel caso acquavivese è consapevolmente voluta) è un arte assai complessa. È l’arte del “compromesso”, del “sotterfugio”, dei bizantinismi e delle piroette. 

Esattamente due anni fa coloro i quali siedono oggi a nostro nome (in qualità di nostri rappresentanti), nei banchi istituzionali della Maggioranza e del Governo cittadino d’Acquaviva sbraitavano contro la “mala” politica, l’arroganza e il controllo pervasivo dell’allora “despota e tiranno” Franco Pistilli.

Paroloni roboanti, frasi fatte, slogan elettorali perfetti. Si aggiungano poi un mix vincente tra la novità del Crono Programma (patto elettorale in stile prettamente berlusconiano da Porta a Porta) e l’avveniristico progetto della Triplice Elica (il quale, non ce ne vogliano i super Tecnici della Compagnia delle Arti, sembrerebbe più un arma di Goldrake, il famosissimo Robot alieno del cartone animato giapponese, che un programma di Governo per Acquaviva) che in pochi riuscirono a capire e compresero all’epoca dei comizi in piazza e tuttora la città ignora (saremo noi cittadini forse ignoranti?) cosa diavolo esso sia.

Era il nuovo che “Avanza”! Era lo “spazio ai Giovani”! Era lo “spirito” pubblico nuovo. Era la “Trasparenza”. Era il Palazzo di Vetro. E furono eletti a furor di popolo a guisa di novelli “Dei” della città.

Appunto “era”. Parole rimaste al vento. Parole servite solo a carpire il voto dei “sudditi” elettori. Dal Palazzo di Vetro, dove la trasparenza pubblica con i cittadini doveva essere il primo passo verso un cambiamento reale della gestione della “Res Publica” siamo giunti ad un Palazzo “murato”, blindato a dir poco “Segreto”.

Alla faccia del bicarbonato di sodio!” (direbbe qualche nobile principe napoletano). Era questa la discontinuità con il passato?

Acquaviva da anni è logorata da “egoismi”, personalismi, trasversalismi da far rabbrividire chiunque.

Più di venti giorni fa il giovane Sindaco Francesco Squicciarini con un atto di coraggio ha azzerato la Giunta, nel disperato tentativo di ridistribuire al meglio gli equilibri politici della maggioranza forse troppo spostati…(non abbiamo ancora capito su quale partito o su quale consigliere comunale)!

Una fibrillazione politica “esplosa” (ma il fuoco covava sotto le ceneri già da troppo tempo) all’incirca dopo un mese dalla nascita di un nuovo soggetto politico ad Acquaviva: Futuro e Libertà per l’Italia. Un partito che già alla sua nascita deteneva un grande peso politico ( due consiglieri e un Assessore). Anche se, e questo è un altro paradosso politico tutto acquavivese, non abbiamo capito perché il Consigliere Comunale Roberto Tisci aderente sin dal principio al nuovo partito finiano non si sia mai dichiarato in Consiglio Comunale appartenente al gruppo misto in quota FLI, invece che rimanere ancora rappresentante e capogruppo “Indipendente” di IO SUD. A questo si aggiungano poi i continui mal di pancia di una fronda del Partito Democratico e les jeux sont faits (come direbbero i nostri cugini d’Oltralpe)! O forse no. Al quadro mancano ancora altri dettagli per essere completo. Dettagli che purtroppo ci sfuggono. Non solo per nostra volontà, ma perché questa “politica” in questi venti giorni si è completamente trincerata dietro un silenzio inspiegabile.

Il Primo Cittadino era partito con l’idea dell’azzeramento radicale (decretando quindi una sonora bocciatura politica per tutti), poi dopo i veti e le prese di posizione (“il mio Assessore non si tocca”) dei partiti politici (o dei consiglieri?) si è pensato di fare un piccolo rimpastino nell’ottica di redistribuire un po’ le deleghe assessorili. Insomma ancora ad oggi la Maggioranza di Governo non ha ancora bene e chiaro in mente quale sarà il futuro assetto di Governo.

A guardare questa “politicastra” tutta nostrana vengono in mente le “azzeccatissime” (in questo caso) teorie economiche del premio Nobel statunitense James M. Buchanan. Negli anni settanta Buchanan sviluppò la “Teoria della scelta pubblica” (Public Choice). Tale dottrina, diversamente dalle Scienze Sociali classiche, non studia come la politica dovrebbe funzionare o si spererebbe funzionasse (analisi normativa), ma piuttosto come funziona (la cosiddetta analisi positiva).

La Public choice non considera i politici come benevoli “monarchi illuminati” che hanno a cuore prima di tutto il benessere collettivo. Li considera, invece, attori razionali guidati da interessi egoistici. Essa presuppone che gli attori della sfera politica non aspirino a promuovere il bene comune, ma siano guidati dall'obiettivo della massimizzazione dell'utilità, ossia da quella stessa “mano invisibile” che li guida nell'operare in mercati privati, ritenendo più importanti interessi personali (come prestigio, ricchezza, potere).

Dopo venti giorni di silenzio, chiusura alla cittadinanza, e un Palazzo “Segreto” ai “sudditi” cittadini elettori di Acquaviva, le proprie dovute riflessioni.


Commenti  

 
#1 Michele Natale 2012-04-29 17:09
SONO AL TAPPETO E NON SE NE SONO ACCORTI
Se fosse un incontro di box, diremmo che la maggioranza del comune di Acquaviva è al tappeto. La giunta è stata azzerata, finge di potersi rialzare ma sa bene di non potere utilmente riuscirci. Il paradosso e che non è stata colpita dall’opposizion e, è affogata nella propria incapacità politica, è vittima dei suoi stessi limiti. Il problema però non è quel ristretto gruppo di novelli amministratori che hanno, forse ingenuamente, sostituito i vecchi politici fuggiti come topi spaventati ma accorti, prima che tutto crollasse.
La politica sa bene che il tempo di sopravvivenza che gli resta è limitato, per questo tutti quelli che sono rimasti – le seconde file – sono indaffarati a fare politica, cioè a rubare e a lucrare a tempo pieno. Il tempo stringe, il tasso di fiducia della società civile è giustamente sceso ai minimi storici e la caduta non accenna a fermarsi. La fiducia e il consenso è diventata una merce preziosa che non si riesce più a comprare a buon mercato, con facili e insulse promesse.
Un tempo, quando uno scandalo si abbatteva su uno dei contendenti politici, gli altri gioivano e tentavano di approfittarne. Oggi non è più così, in silenzio maggioranza e opposizione manifestano la loro corale preoccupazione per quello che sta avvenendo. Questo perché sono consapevoli di rappresentare un’oligarchia distante dalla vita reale delle persone e un sistema che si poggia sulla spartizione “democratica” del malloppo. Tutti i partiti fanno quadrato, reggendosi vicendevolmente tramite cambi di casacche e improvvise nuove formazioni politiche, persino strumentalmente mascherandosi di “antipolitica”.
Quello cui assistiamo, è il tramonto del sistema politico spacciatosi per democratico, occorre iniziare a immaginare e costruire un’alternativa benefica fuori dal recinto della politica. Occorre assumere un altro punto di partenza e un’altra ottica, riuscire a fuoriuscire da una logica politica. Questo sarebbe già un primo prezioso passo per infrangere il mito della “democrazia politica”, propinato come orizzonte insuperabile, e avviarsi verso la vera democrazia socialista e umanista.
 

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