Martedì 20 Novembre 2018
   
Text Size

Romanelli (SEL): "Didonna faccia chiarezza"

lino romanelli

AcquavivaNet è in compagnia di Lino Romanelli, ex-Consigliere Comunale Rifondazione Comunista – oggi in quota Sinistra Ecologia Libertà. La questione antenna Wind di Piazza Felice Della Torre: in un recente Consiglio Comunale (30 marzo 2012), attraverso un intervento dal pubblico, Romanelli aveva espresso un contradditorio alle precedenti dichiarazioni esternate nell’assise dall’ingegnere dell’Ufficio Tecnico Di Donna.

http://www.acquavivanet.it/politica/2974-consiglio-comunale-antenna-wind-problemi-seri-non-ancora-affrontati.html

Il Presidente del Consiglio aveva dunque proposto una sospensione di dieci minuti per un momento di confronto coi cittadini in sala e i presenti all’adunanza consiliare.

L’ing. Di Donna rispondeva tecnicamente a tutti i consiglieri: concedendosi anche un ampio volo di carattere cronologico e con passaggi molto curati. Interessante è stato l’aspetto giuridico: la questione antenna la si può ricollocare ai tempi a cavallo fra il 2004 e il 2005. Quando la vecchia giunta rispose con un regolamento in linea coi contenuti della legge regionale n.5 del 2002. Legge che, secondo l’ing. Di Donna, la Corte Costituzionale aveva poi dichiarato incostituzionale. E nel 2006, sempre secondo Di Donna, la Regione Puglia non aveva più introdotto alcuna una norma di peso legislativo al pari di quella ormai considerata bocciata. Dal discorso emergerà il caso dell’assenza di un opportuno provvedimento locale. Di Donna: “se questa amministrazione comunale non adotta una programmazione, non adotta uno strumento normativo, l’ufficio deve fare esclusivamente riferimento alle norme regionali. E queste non prevedono un divieto nelle zone A (come il Centro Storico).” Anche se lo stesso tecnico aggiunge, e ammette, l’assenza di una mappa di copertura Wind.

Si proporrà la sospensione dei lavori in Consiglio per gli interventi dal pubblico: e il pubblico non mostrerà entusiasmo per la presenza dell’antenna. L’Assessore all’Urbanistica (oggi, a quanto pare, ancora da riconfermare) interverrà sostenendo che la presenza dell’antenna in pieno Centro storico forse non dovrebbe essere oggetto di tante fobie, ma sta di fatto che la questione antenna meriterebbe l’intervento di un perito o di un soggetto autorevole. E tale perito e soggetto terzo autorevole “proviene da” o “è” l’Università di Bari, o il Politecnico. Ma tra gli interventi dal pubblico spiccherà quello di Lino Romanelli, il quale afferma che il primo comma articolo 10 della legge regionale n.5 del 2002 non ha mai invalidato il regolamento comunale del 2005. “E senza mappa di copertura, la Wind non va da nessuna parte.” Non è vero, tanto per cambiare, che nessuno aveva partecipato alla Conferenza dei Servizi: lui era presente.

Reciterà così il primo comma dell’articolo 10: “E' vietata l'installazione di sistemi radianti relativi agli impianti di emittenza radio televisiva e di stazioni radio base per telefonia mobile sulle aree, sulle strutture e sugli edifici destinati all'infanzia e a utenti in età pediatrica e sulle attrezzature sanitarie e assistenziali come ospedali, case di cura e di riposo, scuole e asili nido, istituti per l'infanzia e parrocchie.”

L’ing. Di Donna non resterà convinto. E non lo sarà appieno nemmeno il Consigliere PDL F. Montenegro: perché, ed è anche vero, quella di Acquaviva resterà una situazione giuridica ancora tutta da chiarire (F. Montenegro). Ripresi i lavori consiliari, il Sindaco affermerà: “davanti al vuoto, l’amministrazione doveva uscire con una proposta per bloccare i lavori dell’antenna.” Approva la soluzione dell’Assessore (oggi forse ex) Vendola. E concorderà una formula di atto di indirizzo basato su tre punti: il primo, la formulazione di un O.d.G. dove si invita l’Ufficio Tecnico ad adottare l’istituto dell’autotutela; il secondo, il progetto di deliberato atto a porre in essere il divieto di installare antenne telefonia nel centro abitato; il terzo, in linea con la proposta dell’Assessore Vendola: l’Ente Comune potrà avvalersi dell’operato peritale di un soggetto terzo autorevole, quale l’Università di Bari o il Politecnico.

Il Sindaco sospenderà, poi, i lavori in Consiglio per altri dieci minuti.

Ripresi i lavori, altri sviluppi: Squicciarini sarà motivato a portare avanti il discorso dell’atto di indirizzo, “ma” riscontrando la necessità di nuove comprensioni di applicabilità del medesimo: il problema è, dunque, l’esercizio dell’istituto dell’autotutela, il quale richiederebbe un serio approfondimento giuridico. E si rimanderà ogni approfondimento per il prossimo 12 aprile, mentre l’ordine del giorno sarà così ritirato all’unanimità. Ad oggi, le cose sono ancora tutte da definire.

antenna wind 

La parola, dunque, a Lino Romanelli: secondo lei, qual’ è esattamente la verità sull’antenna Wind presente nel nostro centro storico?

“La questione dell’antenna Wind, all’interno del centro storico in Piazza Felice Della Torre, è un atto emesso dall’Ufficio Tecnico Comunale di per sé illegittimo: perché, secondo il Regolamento tuttora vigente nel Comune di Acquaviva delle Fonti, l’antenna in questione dista meno di trecento metri da una scuola elementare; come da ogni altro luogo sensibile. Essendo insediata questa distanza, il “Piano di installazione comunale” prevede che non si possa realizzare nessuna antenna entro questi limiti. Ovviamente, il Regolamento Comunale prevede che, di fronte a un diniego fatto alla compagnia telefonica, si deve proporre un sito alternativo per realizzare il servizio. Cioè: “non si può dire no e basta alla compagnia telefonica, ma bisogna dire no a questo punto perché ti consento di farlo in un altro”.

Questo passaggio amministrativo, che doveva essere fatto a carico dell’Ufficio Tecnico Comunale, non è stato fatto. Per cui, quando siamo andati davanti al giudice, come Comune di Acquaviva delle Fonti, non essendoci stato questo passaggio il giudice ha poi detto “guardate che voi avete fatto consolidare il silenzio assenso. E dal momento cui è stato consolidato tale silenzio, l’atto si è perfezionato. E, adesso, ci troviamo nelle condizioni di dover rincorrere – e per vie giudiziarie – il provvedimento; per poter paradossalmente consentire alla Città di vedere applicato un suo regolamento. L’ingegner Di Donna, ogni volta che trova innanzi queste questioni, si pone nelle condizioni di non voler applicare il regolamento comunale, poiché lo stesso Di Donna avrebbe espresso un parere da giurista. Ma lui è un tecnico e il dirigente dell’Ufficio Tecnico deve verificare la corrispondenza tra le norme, i divieti e i regolamenti che ci sono: se tutto è in linea con la norma deve dare un suo assenso. Nel caso contrario, il sito è sottoposto a un divieto. E sottoposto ad un vincolo che deve esprimere il parere negativo, sulla base di un regolamento che è legge per il Comune di Acquaviva. Fino a quando questi regolamenti sono vigenti, nessuno può esimersi sulla base di una propria interpretazione personale. I regolamenti che questo Comune ha per sé creato devono essere rispettati.”

Mi scusi, ma, a suo parere, come avrebbe dovuto comportarsi l’ingegner Di Donna?

“Di Donna doveva negare il permesso alla compagnia telefonica: facendo forza sul regolamento e nel rispetto dei siti sensibili. Oltretutto, noi abbiamo il parere della Sovrintendenza ai beni architettonici e monumentali, che è un ente ministeriale che tutela i monumenti come i centri storici e regolamenta o esprime un parere vincolante per le pubbliche amministrazioni. E tale parere, annunciamo, come negativo: perché dobbiamo considerare anche un contesto di centro storico, l’impatto visivo molto forte, il tema della salute delle persone. La legge regionale 5 del 2002, che è stata sottoposta al particolare vaglio di revisione dalla Corte Costituzionale, ha solo conosciuto l’abrogazione di un comma, quale il secondo dell’articolo 10: ma la legge è in piedi e prevede la regolamentazione per impedire che spazi della città vengano facilmente colpite dalle radiazioni. Per distribuire in maniera omogenea l’impatto che questi servizi telefonici hanno è stata fatta questa legge regionale. Oltre a una legge quadro nazionale. Anche le norme del nostro piano di fabbricazione prevedono per le antenne un particolare contesto architettonico: per cui nulla può essere improvvisato e mancare di rispetto al restante contesto architettonico magari risalente ad un’epoca che identifica lo stesso come patrimonio principale del centro storico. Lo leggiamo adesso. L’articolo 15 del Piano di Fabbricazione dice che le costruzioni accessorie negli usi particolari concessi per legge vincolino destinazioni di zona che debbono uniformarsi architettonicamente all’aspetto dell’edificio a cui sono state aggregate. Per cui, ci deve spiegare Di Donna come la Torre dell’Orologio, il Palazzo di Piazza Felice Della Torre, possono essere uniformati architettonicamente a una mostruosità. Non è che noi pretendiamo che l’ingegner Di Donna debba per forza far valere le ragioni del sito del Regolamento Comunale sull’inquinamento elettromagnetico: bastava applicare il Piano di Fabbricazione per ottenere un diniego nei confronti della Wind.”

Quindi, nello specifico, qual’ è, secondo lei, la soluzione?

“La soluzione è produrre un nuovo atto amministrativo che va ad annullare l’atto che si è andato poi a perfezionare in autotutela e che consente alla società Wind di realizzare quell’impianto. Il comune lo deve annullare in autotutela e proporre, nel contempo, alla stessa Wind la realizzazione dell’impianto in un’altra sede: possibilmente presso lo Stadio comunale o presso il Cimitero comunale. Cioè: dove ci sono una serie di proprietà del Comune e che sono già individuate nel regolamento stesso. Penso di essermi spiegato.”

E secondo lei ha qualche responsabilità l’attuale governo cittadino?

“Ha le sue responsabilità politiche, perché non ha avuto la capacità di imporre al dirigente dell’Ufficio Tecnico le decisioni più opportune. Oltretutto il palazzo in Piazza Felice Della Torre presenta un’ulteriore anomalia: il solaio su cui poggia l’antenna non è presente nel Permesso rilasciato del 1959 (ma che il proprietario dichiara il solaio come costruito già nel 1952…). Di Donna dice “guardate che c’è una richiesta di ristrutturazione del 1989 in cui quel solaio è riportato”. Ma se non c’è il titolo iniziale abilitativo significa che è abusivo sotto il profilo urbanistico. Solo per questo motivo l’Ufficio Tecnico poteva negare il permesso alla Wind. Le sentenze di Cassazione prevedono che nel caso in cui c’è una falsa rappresentazione del proprietario, questo non comporta automaticamente il sanare diretto dell’abuso. E faccio io una domanda all’ingegner Di Donna: si può consentire su una soffitta abusiva la concessione di costruire un’antenna?”

Ma il regolamento del 2005 può definirsi tuttora in vigore?

Il regolamento è in vigore ed è valido a tutti gli effetti, però il regolamento stesso prevede un aggiornamento annuale del piano di installazione comunale delle antenne. Attenzione: aggiornamento che l’ingegner Di Donna ha dimenticato di fare. E sarebbe interessante verificare il perché. La sala dove sono contenute le apparecchiature tecniche per il funzionamento della stazione radio base sarebbe la soffitta: tuttora non è solo abusiva, ma, a quanto pare, è cambiata anche la destinazione d’uso. E fino a prova contraria le soffitte sono solo pertinenze dell’abitazione del proprietario. Pertanto, l’abuso edilizio non va mai in prescrizione: c’è solo l’obbligo da parte dell’Ufficio Tecnico di intervenire con gli strumenti repressivi. Nel 2009, la Wind aveva già ottenuto da fare ben due implementazioni per potenziare il servizio UMTS. Ripeto: avevano già goduto di due autorizzazioni. Nello stesso anno, la Wind aveva già incominciato ad interessarsi al proprio progetto antenna in Piazza Felice Della Torre: in questo caso, l’ingegnere dell’Ufficio Tecnico non avrebbe dovuto dire di no? Qualcuno mi sa spiegare cosa serve un sito antenna nel pieno centro storico della città?

Già qualcuno non è in possesso della mappatura Wind: perché già non applica il regolamento e la mappatura, notare bene, la si presenta dal momento in cui si vuol porre in essere quell’impianto e fornendo tutte le informazioni all’Amministrazione comunale.”

In quale periodo storico l’ingegner Di Donna doveva frenare il progetto dell’antenna?

“Già dai tempi del Commissario prefettizio. L’unica cosa che chiedo è una spiegazione.”


Commenti  

 
#5 indignato 2012-04-27 13:59
cittadino acquavivese leggi l'intervento e troverai le risposte che cerchi con le proposte chiare...sposta mento del sito presso il cimitero o presso lo stadio e comunque nei posti permessi dal regolamento
 
 
#4 indignato 2012-04-24 14:37
...certo che questo dirigente ne combina di tutti i colori: dal cimitero, al PRG, alle antenne di telecomunicazio ni. Ha ragione Romanelli a pretendere risposte. Ma io mi chiedo perchè l'IDV non inveisce più contro lo stesso dirigente?
 
 
#3 pippo 2012-04-24 14:32
sarà come dici caro ciccio...ma Di Donna deve alla città delle risposte
 
 
#2 cittadinoacquavivese 2012-04-23 19:00
il sig. Romanelli dovrebbe spiegare quale soluzione propone. dire no a tutto senza proporre soluzioni alternative non porta a niente.
 
 
#1 ciccio 2012-04-23 08:44
E' encomiabile l'opera di Romanelli, ma purtroppo quando si consente al Dirigente dell'ufficio tecnico di fare quello che vuole in tante altre occasioni, nella più completa illegittimità, allora poi non ci si può lamentare una tantum.
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI