Martedì 13 Novembre 2018
   
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Caso Miulli, Laddaga: "I soldi per evitare il crac"

MIULLI


“Sono sereno su quanto sta accadendo, certo che la giustizia farà il proprio corso per il tramite di una magistratura in cui ripongo piena e incondizionata fiducia. Tutto quanto operato in questi anni, ha avuto il solo fine di salvare l'ospedale da morte certa, sempre mettendo al centro della nostra assistenza e del nostro conforto il paziente”. Lo afferma in una nota don Mimmo Laddaga, delegato dell'Ente Ecclesiastico Miulli di Acquaviva delle Fonti, al centro dell'inchiesta giudiziaria della procura di Bari che vede indagato, tra gli altri, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Nell'inchiesta, per la quale la procura di Bari ha chiesto una proroga di indagine, oltre a Vendola e a Laddaga sono indagati gli ex assessori alla sanità Alberto Tedesco (oggi senatore) e Tommaso Fiore, il vescovo della diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, monsignor Mario Paciello, in qualità di governatore dell'Ente ecclesiastico Miulli, e Rocco Palmisano, ex direttore amministrativo dell'ospedale. È indagato anche l'ex dirigente regionale Nicola Messina. Per tutti, le ipotesi di accusa sono di peculato e abuso d'ufficio, mentre per Vendola, Fiore e Messina anche di falso.

«In merito alla vicenda di queste ore, che vede al centro del filone Miulli la transazione da 45 milioni di euro mai conclusa tra Regione Puglia e Ente Ecclesiastico Miulli» l'ente ecclesiastico precisa che «la transazione datata 2009 non è mai stata eseguita, essendo stata annullata in autotutela. L'atto di transazione è stato redatto dai professionisti delle parti». «L'ospedale Miulli - aggiunge - ha riassunto il contenzioso per grave inadempimento nel pagamento della Regione Puglia, circostanza che ha, di fatto, riportato la posizione dell'ospedale ad uno status quo ante». «I pagamenti, dell'ammontare di 45 milioni di euro, che hanno successivamente raggiunto l'Ente Ecclesiastico in tre distinte tranches - afferma infine - altro non sono che provvisionali ordinate dal Tar di Bari in virtù del comprovato grave dissesto finanziario dell'ospedale, nelle more della decisione finale del Consiglio di Stato».

*Fonte Corriere del Mezzogiorno

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