Domenica 18 Novembre 2018
   
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"L'Aqp non è stato mai trasformato in soggetto pubblico"

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Rispetto alla sentenza della Consulta del 21 marzo, pur riservandoci di esprimerci nel merito, come sempre dopo un’analisi approfondita e dettagliata della stessa, riteniamo di dovere chiarire alcuni punti essenziali.

La Consulta non ha bocciato la ripubblicizzazione del Servizio Idrico.

La Consulta ha dichiarato incostituzionale la legge del governo pugliese, rimarcando le numerose incongruenze giuridiche. L’acquedotto pugliese SpA non è mai stato trasformato in un soggetto pubblico come la sentenza stessa dichiara.

Gli aspetti della norma dichiarati incostituzionali sono, in larga parte, riconducibili agli articoli licenziati dalla Regione Puglia, difformi dal testo originario elaborato con il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune”–Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua a fine 2009 con il contributo di esperti costituzionalisti.

Fondamentale errore di carattere giuridico da parte del Governo regionale è stato quello di eliminare la definizione di servizio idrico come “servizio pubblico locale di interesse generale, privo di rilevanza economica”, attribuendo così automaticamente (ai sensi dell'art. 117 della Costituzione) la competenza in materia al Governo nazionale.

Inoltre, uno dei passaggi "imputati" è quello nel quale si dichiara che "Il servizio idrico integrato della Puglia è affidato a un’azienda pubblica regionale che realizza la parte prevalente della propria attività con l’ente pubblico che la controlla", accezione che è propria del regime di una SpA in house non di un soggetto di diritto pubblico!

Per un raffronto fra il disegno di legge licenziato dal tavolo tecnico congiunto (fra Comitato Pugliese-Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e Governo della Regione Puglia) con la legge approvata dal Consiglio regionale il 14 giugno 2011, si rinvia alla valutazione diffusa dal Comitato pugliese nel mese di giugno 2011 

(http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/comunicato-stampa-valutazioni-sulla.html), nella quale si mettono in evidenza le forti contraddizioni sui contenuti, oltre alle perplessità sulle modalità e i tempi dell’approvazione del Disegno di Legge (http://www.lacquanonsivende.blogspot.it/2011/06/lettera-al-governo-regionale-su-legge.html)

Più volte il Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” – Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua ha chiesto direttamente al Presidente della Regione Nichi Vendola e all’assessore. Fabiano Amati un confronto che, fra le altre cose, scongiurasse i rischi di illegittimità che si andavano profilando al quale, però, il Governo regionale si è sottratto, rivolgendo al Comitato in risposta solo gravi insinuazioni. 

Sono, purtroppo, intempestive le recenti scuse e, soprattutto, non sufficienti a cancellare i danni prodotti anche a causa della mancanza di ascolto, confronto e interlocuzione.

 Perché si scrive Acqua e si legge Democrazia.

 

 

*Fonte:

Comitato pugliese “Acqua Bene Comune” –

Forum dei Movimenti per l’Acqua

Commenti  

 
#1 lettore1 2012-03-26 12:43
intervistate il prof Sticchi Damiani e forse capiremo tutti le ragioni del provvedimento della Corte Costituzionale e di come non ci sia spazio nel mondo del diritto per manifesti ideologici. Certi movimenti dovrebbero arrestare il loro ambito di azione fino alla soglia dell'ambito di attività degli esperti nel diritto e probabilmente avremmo risparmiato una figura barbina alla Regione pur restando la validità del principio. Ora lasciamo lavorare gli esperti e non rompiamo le scatole riempiendo i testi delle leggi con proclami che incidono sulla costituzionalit à delle leggi
 

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