Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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"IL PDL AD ACQUAVIVA TORNI AD ESSERE UN COLLETTIVO"

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E’ tempo di congressi nel Popolo delle Libertà. Dopo il congresso cittadino di Bari, che tra divisioni interne e polemiche (caso delle 139 tessere false) ha visto trionfare la coppia D’Ambrosio Lettieri- Gemmato (la cosiddetta mozione dei farmacisti) fedele all’ex Ministro Fitto, oggi 24 Febbraio e domani 25 febbraio si vota per il congresso provinciale che vede come strafavorito l’On. Antonio Distaso (fittiano doc) alla carica di Coordinatore Provinciale.

Insomma il PDL, dopo la caduta del Cavaliere (uscito a brandelli dopo un ventennio quasi del tutto fallimentare tra processi e Bunga Bunga), cerca di aprire una fase nuova del partito dove le nuove parole d’ordine sono “democrazia e partecipazione”.

Il Berlusconismo (come modello politico degli ultimi vent’anni) è stato ormai sconfitto. E il bipolarismo (mai del tutto nato) anche. In questa nuova fase storica della politica italiana dove i partiti hanno lasciato il campo al Governo dei Tecnici, non c’è più spazio per le maggioranze a due (Berlusconi-Bossi). E il dopo Berlusconi passerà anche attraverso una nuova riforma elettorale incentrata su un proporzionale puro. Lo hanno capito bene quelli del Terzo Polo (Fini e Casini) che con la famosa “teoria della bacinella”, (la bacinella era a suo tempo la destra degli anni ‘90 e la damigiana bucata era la vecchia DC travolta da Tangentopoli) di ispirazione tatarelliana stanno cercando di fare il pieno di voti dalle emorragie del centro destra (PDL) e del centro sinistra (PD).

Ad un giorno dal Congresso Provinciale di Terra di Bari AcquavivaNet, in esclusiva, ha intervistato il Consigliere Regionale del PDL Ignazio Zullo candidato nel coordinamento provinciale nella lista Distaso. Non abbiamo perso la ghiotta occasione di parlare della situazione del PDL di Acquaviva, ancora lacerato in tre anime, e dell’inedito ingresso nella Maggioranza del Sindaco di Acquaviva Squicciarini (centro sinistra) di una forza politica di centro destra l’FLI del Consigliere Regionale Giammarco Surico (ex PDL).

Si è finalmente aperta la stagione dei congressi nel PDL. Possiamo dire finalmente che nel partito azienda berlusconiano si apre ora uno spazio di democrazia e partecipazione?

“Be si, i fatti dicono proprio questo. D’altronde è venuto meno quel ‘padreternismo’ che Berlusconi rappresentava e oggi si parte dalla gente e da una partecipazione diffusa perché si punta più sul collettivo che sul singolo”.

Cosa cambierà all'indomani della fine dei congressi?

“Cambierà un modo di essere partito. Finora avevamo una struttura feudale del partito, oggi intendiamo costruire un partito a piramide rovesciata dove la base è in alto, (la base è la gente che partecipa appunto alle sorti e alle politiche del partito) e il vertice è in basso, cioè chi guiderà il partito sarà sempre al servizio di quella base. Chi indirizzerà il partito è comunque la base e chi è al vertice deve ascoltare la base del partito”.

Lei si candida nel coordinamento della Provincia di Bari. Quale sarà la sua azione politica nel direttivo provinciale barese?

“Intanto diciamo che io mi candido per la mozione Distaso, la mozione che si ispira e si riconosce nell’azione politica dell’ex presidente della Regione Puglia ed ex ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto. La mia azione politica sarà volta a favorire il dialogo e a favorire la partecipazione. Fino ad oggi i partiti sono stati chiusi, sono stati nelle mani di qualcuno nominato dall’alto che non ha favorito l’ingresso nel partito anzi gioiva quando la gente andava fuori al partito, perché tanto i voti arrivavano al partito per il simbolo e per il leaderismo di Berlusconi. Noi invece dobbiamo favorire ed essere inclusivi. Dobbiamo favorire la partecipazione perché la sintesi di quella che deve essere l’azione del partito deve venire dal confronto delle idee e non dalla forza muscolare dei numeri”.

 Non crede che in questo nuovo PDL bisognerebbe dare più spazio alle idee originali dei giovani ‘talenti’ (in modo da rivitalizzare anche il partito) invece che relegargli ai margini della vita politica come è stato fatto fino ad oggi, specie nei piccoli comuni?

“Io mi auguro che in tutti i partiti, non solo nel PDL, i giovani vengano valorizzati al massimo. La politica ha bisogno di ricambiarsi, di rigenerarsi. Noi dobbiamo saper creare un mix tra l’esperienza e i giovani e questo mix deve andare verso il ricambio cioè chi ha esperienza deve cedere il passo a chi ha acquisito esperienza. Noi dobbiamo fare in modo (e su questo mi impegnerò personalmente se dovessi essere eletto nel coordinamento provinciale) che si avviino dei processi formativi all’interno del partito. Io nel consiglio comunale di Cassano delle Murge ho effettuato un cambiamento politico-generazionale. Il consiglio Comunale cassanese è stato rinnovato per 16 persone su 21. Un rinnovamento davvero importante. Però si potrebbe pagare lo scotto dell’inesperienza per la mancata formazione. Il compito di un vero partito è quello di promuovere i processi formativi e culturali. Il ruolo dei partiti non è solo quello di ascoltare i bisogni della gente, il ruolo dei partiti è anche quello di formare le classi dirigenti, per dare alle collettività persone esperte e preparate per poter meglio amministrare e dirigere la cosa pubblica. Noi dobbiamo sconfiggere i ‘padreternismi’. Oggi abbiamo degli esempi che vanno licenziati. Esempi come Emiliano, Vendola e Schittulli vanno licenziati. Dobbiamo creare delle competenze diffuse affinché il protagonismo sia di tutti e non di uno solo”.

A proposito di Emiliano, cosa ne pensa di quello che è successo a Bari e anche ad Acquaviva dove una forza di centro destra (l’FLI) governa con forze di centro sinistra?

“È il mercimonio della Politica. Oggi chi viene eletto sindaco o presidente regionale viene eletto con il sistema maggioritario per realizzare il programma elettorale scelto dai cittadini. È per questo che il legislatore ha voluto affidare maggiori poteri a queste figure istituzionali. Nella nostra Puglia invece succede che abbiamo un presidente che invece di pensare a governare pensa piuttosto alla propria candidatura nazionale a prossimo premier, e un sindaco che piuttosto che pensare ad amministrare la propria città pensa già ad occupare la poltrona vacante della regione. L’effetto è deleterio per l’intera collettività. Da una parte si ingrossano i movimenti personalistici dei vari leader e dall’altra abbiamo vuoti slogan elettorali e propagandistici che nulla hanno a che vedere con la realtà delle cose ed i problemi della gente. Tutto questo aggravato dal mercimonio delle istituzioni che attraverso lo scambio do ut des allarga la maggioranza concedendo un assessorato oppure la presidenza di un ente pubblico. In tutto questo gioco autoreferenziale chi ci perde è la collettività. I cittadini e il patto con loro sottoscritto viene dopo il proprio carrierismo politico”.

Quale opinione si è fatto della situazione del centro destra di Acquaviva e soprattutto del PDL di Acquaviva, al quale da circa tre anni manca un leader autorevole?

“Anzitutto bisogna rivedere questa concezione del leader. Questa figura deve essere una persona alla pari degli altri, un primus inter pares, non uno seduto su un piedistallo e tutti gli altri sudditi prostrati ai suoi piedi. Noi dobbiamo creare la squadra, dobbiamo creare il collettivo. In questo senso dobbiamo riunire e ricongiungere tutti quelli che si sono dispersi in liste civiche ma che hanno lo stesso sentire per Acquaviva. Le diverse anime devono convivere e devono avere la capacità di guardare agli obbiettivi strategici e non a quelli personali. Quando si è in squadra contano gli obbiettivi di squadra. Non ci deve essere una crescita personale, ma ci deve essere una crescita collettiva. Le potenzialità ci sono e sono tante. Soprattutto ci sono giovani emergenti quanto mai ardimentosi e coraggiosi che hanno voglia di mettersi in discussione e che sono da lodare in un periodo di antipolitica e sfiducia come questo. Io credo che grazie alle esperienze e le competenze e l’ingresso di nuovi giovani nella vita politica il PDL di Acquaviva potrà ben presto essere l’alternativa concreta ad una sinistra che si regge solo con la forza dei numeri (andando a raccattare voti anche nel centro destra) ma non con la forza delle idee per dare a questo paese una buona amministrazione della cosa pubblica fondata su valori principi ed efficienza”.

Commenti  

 
#1 vs 2012-02-25 14:31
I partiti farebbero meglio a farsi da parte.
 

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