Martedì 20 Novembre 2018
   
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"MOZIONE 23", LA REPLICA DI CAPORUSSO AD ATTOLLINO

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 Pubblichiamo di seguito la replica del consigliere comunale Vincenzo Caporusso (UDC) al comunicato stampa del collega Francesco Attollino.

 

In seguito al comunicato stampa del Cons. Attollino, pubblicato l’8 novembre 2011 ed intitolato “La maggioranza boccia la mozione sulla legalità, Attollino attacca”, in primo luogo avverto la necessità di informare tutti i cittadini acquavivesi riguardo alla bocciatura, in sede di Consiglio Comunale, della mozione 23 intitolata “Iniziative di contrasto alle mafie e di sviluppo della legalità e della trasparenza da parte degli Enti Locali – Impegno per i Comuni a costituirsi parte civile nei procedimenti per mafia che coinvolgano le amministrazioni” presentata dal Cons. Solazzo.

La scelta è stata voluta perché la maggioranza ha ritenuto più giusto presentare la mozione in modo quanto più fedele possibile al testo elaborato dall’ANCI-Giovani, (mozione già protocollata dai consiglieri di maggioranza) in ragione del fatto che gli articoli 58 e 59 del D.L. 18.10.2000, n.267 "Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali" già contengono esplicite ed oltremodo esaustive disposizioni sull’incompatibilità degli incarichi amministrativi con condanne penali, disposizioni sicuramente commisurate alla pena e dettate da una norma di carattere nazionale.

Inoltre, mi preme sottolineare che la mia presenza in Consiglio Comunale non è assolutamente da ritenersi di rappresentanza cittadina dell’Azione Cattolica e della Caritas, in quanto come tutti i consiglieri sono stato votato ed eletto dalla comunità di Acquaviva, ed in secondo luogo perché non rivesto ruoli di responsabilità al loro interno, sebbene, come ho già avuto modo di dire in passato, la mia formazione cattolica è certamente una delle componenti che mi hanno spinto all’impegno politico.

Non posso esimermi dal constatare che, principi come la legalità e la trasparenza istituzionale, certamente assumibili come stili di vita piuttosto che come argomentazioni di propaganda, vengano utilizzati per sollevare polemiche delle quali, francamente, non si avverte alcuna necessità.

 

 

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