Mercoledì 14 Novembre 2018
   
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CAROLI: "LA MIA SCELTA E' SCATURITA DA CONSIDERAZIONI PERSONALI"

vitocaroli

 

Proponiamo di seguito l'intervista realizzata a Vito Antonio Caroli a pochi giorni dalle dimissioni di Segretario della locale sezione del Partito Democratico.

 

D: Questa tua decisione arriva a poca distanza dalle dimissioni del segretario dei giovani del PD, due decisioni che non hanno nulla a che fare oppure un segnale forte di qualcosa che non va?

R: Si tratta più che altro di una coincidenza! È noto ormai che la mia scelta è scaturita da considerazioni essenzialmente personali legate ai miei impegni professionali. Non posso negare, tuttavia, che alla base del mio ragionamento vi sono anche considerazioni politiche che certamente accomunano il percorso da me compiuto e quello del segretario dei Giovani Democratici. Si è trattato, a mio avviso, in entrambi i casi, di una sorta di grido d’allarme sulla riluttanza del Partito Democratico ad affermare il ritorno del primato della politica su questioni organizzative.

Sono più che mai convinto che ciò non possa avvenire se non con la discussione proficua e appassionata di temi locali e nazionali ed evitando di cedere a personalismi e faziosità.

In occasione della mia elezione avevo chiuso il mio intervento in seno al congresso cittadino ricordando - innanzitutto a me stesso - che la più grande virtù della politica è non perdere il senso dell’insieme. L’augurio che rivolgo a chi mi succederà nella guida del Partito è che possa riuscirci meglio di quanto non abbia saputo fare io.

D: Quali sono le motivazione che ti hanno spinto a dimetterti dall'incarico di segretario del partito democratico?

R: La mia scelta - come già sottolineato in apertura - è stata determinata innanzitutto da considerazioni essenzialmente personali legate ai miei impegni professionali. A ciò si aggiunga la consapevolezza, maturata nelle ultime settimane, della mia incapacità di rappresentare al meglio le istanze e le determinazioni del Partito Democratico e dei suoi esponenti in ogni consesso. Avevo dato inizio al mio lavoro - nel giugno del 2010 - impegnandomi a fare del Partito Democratico un partito unito in cui fossero definitivamente cancellati i personalismi e le correnti e in cui ci si potesse “mescolare” proficuamente. Si tratta di un traguardo ambizioso ribadito - ma evidentemente disatteso - nel documento approvato all’unanimità dal Coordinamento di Circolo solo pochi giorni fa: “A distanza di poco più di un anno dall’insediamento della giunta serve avere la forza ed il coraggio di migliorare il nostro stare insieme, rafforzando tutti i meccanismi di confronto democratico e di decisione, garantendo la massima partecipazione e coinvolgimento al momento della discussione e delle scelte fondamentali, rimettendo al centro in modo inequivocabile i luoghi del confronto politico”.

Le vicende degli ultimi tempi hanno accresciuto in me la consapevolezza di non essere l’interprete migliore di questo slancio e, soprattutto, di non aver avuto la forza e l’autorevolezza per attenuare le spinte individualistiche e i tanti personalismi deteriori che hanno prodotto, talvolta, istanze autonome e del tutto avulse dalle determinazioni collegiali del Partito.

La cronaca politica recentissima - ad esempio l’intervista rilasciata ad AcquavivaNet dal Consigliere Comunale Imma Morano - sono episodi estremamente illuminanti che testimoniano il mio scarso acume politico e l’incapacità di ascolto e di comprensione delle ragioni di taluni Consiglieri - certamente mossi da passione e dal più alto spirito di servizio - e della loro esigenza di discussione e di dibattito incessante all’interno del Partito.

Avevo insipientemente ritenuto - tanto per commentare l’episodio in parola - che la discussione del piano delle alienazioni e del piano triennale delle opere pubbliche, sviluppatasi per più di un mese e in più d’una riunione di maggioranza, potesse esaurire il desiderio di approfondimento e di discussione che muove i Consiglieri e l’intero Partito.

Ero erroneamente convinto, anche alla luce della tempestività con cui, ad esempio, il governo centrale riesce a varare, in un solo weekend, manovre finanziarie da decine di miliardi di euro, che si potesse decidere sulla vendita di un immobile abbandonato da trent’anni in tempi ragionevolmente brevi e veloci. I cittadini - mi pare - ci chiedono scelte tempestive e coraggiose!

È evidente, quindi, la mia incapacità di intuire e comprendere le ragioni più alte e profonde che ispirano l’azione politica di taluni esponenti del mio Partito ai quali non ho saputo garantire la giusta comprensione.

E d’altro canto è facilmente comprensibile che non sono riuscito ad affermare con chiarezza l’idea secondo cui in un Partito - in cui la convivenza dei suoi esponenti e il funzionamento dei suoi organismi sono disciplinati inequivocabilmente da regole certe - non sono ammissibili tentennamenti né comportamenti altalenanti che, ove non sanzionati, pregiudicano la capacità di conservare quel senso dell’insieme cui prima facevo riferimento.

D: I problemi derivanti dalla scelta degli assessori e da malumori interni al PD hanno condizionato la tua scelta?

R: Non sono stati determinanti. È innegabile tuttavia che fenomeni così odiosi ed esecrabili hanno generato non poco disagio ed imbarazzo. Non voglio tuttavia enfatizzare episodi che devono essere marginalizzati: la discussione deve essere sempre ricondotta, con ogni sforzo, nell’alveo delle regole democratiche che, da sempre, ispirano la vita del Partito.

Indubbiamente occorre chiarezza!!!

D: Al di là delle motivazioni strettamente personali era il momento giusto per prendere questa decisione?

R: Lo scenario politico attuale - quello cittadino in particolare - attribuisce al Partito Democratico un ruolo straordinario di responsabilità e di protagonismo attivo. Non si tratta solo di essere più efficienti, ma anche più incisivamente capaci di comprensione, più veramente partecipi, più impegnati a far cogliere in noi non solo un’azione più pronta, ma anche una spinta indifferenziata che mira più all’unione che alla divisione. Sono queste le considerazioni che mi hanno spinto, serenamente e senza ulteriori pericolose esitazioni, a mettere criticamente in discussione il mio ruolo nel tentativo di agevolare il rafforzamento del confronto democratico all’interno del partito. Ogni ulteriore indugio sarebbe stato dannoso per il Partito Democratico e per il ruolo di responsabilità che gli si ascrive!

D: L'amministrazione Squicciarini, fortemente sostenuta dal PD, non sta vivendo un periodo propriamente florido, per quali motivi?

R: La risposta è in gran parte nascosta nella domanda: il Partito Democratico deve rimproverarsi di aver in parte disatteso il proprio ruolo di forza politica propulsiva per l’azione di governo. Al più grande partito cittadino spettava infatti - e spetta tuttora – fare una sintesi appropriata ed organizzare il consenso non attorno ad aspetti particolari - anche se importanti - ma guardando ad un disegno complessivo e, nella sua complessità, compiuto e stabile. A ciò deve aggiungersi che l’azione propositiva del Partito Democratico, unitamente a quella dei suoi rappresentanti in Consiglio Comunale, è risultata quasi sempre inascoltata e priva di riscontro concreto.

Naturalmente le défaillance dell’amministrazione Squicciarini non sono tutte ascrivibili al Partito Democratico. La “rissosità” e le spinte individualistiche di taluni Consiglieri Comunali di altre forze politiche presenti in maggioranza hanno seriamente pregiudicato l’autorevolezza e l’autonomia decisionale del Sindaco. A ciò si aggiunga che gli Assessori - salvo rare eccezioni – non hanno certo brillato per l’efficacia della propria azione amministrativa e per la capacità di fornire risposte immediate alle istanze più urgenti della cittadinanza.

Il Sindaco ha commesso l’errore - a mio avviso - di non aver delineato da subito, con chiarezza e intransigenza, oltre che nel rispetto del ruolo riconosciuto a ciascuno, l’organizzazione, le attribuzioni e le prerogative di chi, a vario titolo, fa parte della compagine amministrativa (assessori, consiglieri comunali, dirigenti, ecc.). Ciò ha reso possibile, da subito, il manifestarsi di derive individualistiche che hanno costretto l’ing. Squicciarini, da una parte, ad una continua e affannosa rincorsa dei Consiglieri Comunali più riluttanti e ribelli e, dall’altra, ad appiattirsi sull’ordinaria amministrazione e a prendersi cura anche di aspetti gestionali minimi ed elementari (che devono essere invece di pertinenza degli Assessori, dei dirigenti e degli impiegati) sì da ridurre significativamente la portata della propria azione di governo.

La verifica politica portata a termine nei giorni scorsi segna, con le determinazioni sintetizzate nel documento sottoscritto da tutte le forze di maggioranza, una forte discontinuità rispetto a quanto accaduto nel primo anno di amministrazione. Le criticità sopra evidenziate sono state superate adottando chiarezza, fermezza, organizzazione, metodo e regole certe: tutti aspetti apparsi assenti o assai sbiaditi fino a pochi giorni fa!

Rivendico, con orgoglio, il ruolo significativo e determinante - oltre che di assoluta responsabilità - svolto dal Partito Democratico - e da me nella veste di segretario - in tutte le fasi che hanno segnato l’evolversi e la conclusione della verifica politica e programmatica.

Ritengo di poter affermare che i risultati - visibili e importanti - non tarderanno a giungere e a manifestarsi compiutamente.

D: La decisione è maturata in autonomia oppure ne avevi già parlato all'interno del partito?

R: La scelta delle dimissioni è maturata in assoluta autonomia nelle ultime settimane. Molti dei dirigenti del Partito erano a conoscenza da tempo dell’evolversi delle questioni mie professionali e, da ultimo, del disagio per l’acuirsi delle spinte individualistiche legate a questa o quell’altra corrente o fazione.

Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente quanti - fino all’ultimo e non solo all’interno del Partito - hanno tentato di convincermi a cambiare idea, tributandomi solidarietà, fiducia e sostegno incondizionato. Un ringraziamento sincero e affettuoso voglio rivolgerlo, per il vostro tramite, a tutti gli organi di stampa locali. La correttezza, la schiettezza e la lealtà a cui avete improntato il rapporto con il Partito Democratico - e con me personalmente - sono la testimonianza più efficace della bontà e della qualità del vostro lavoro e della passione che vi anima. Grazie davvero a tutti voi!

Commenti  

 
#7 eustachio56 2011-10-07 17:19
Ben detto laico. La corrente "lettiana" del pd è una fonte inesauribile di richieste e di appetiti. Tutti vogliono qualcosa e barattano la mano alzata solo in cambio di foraggio. Sarebbero pronti ad allearsi col nemico pur di raccimolare qualcosa. Caroli bisognava buttarli fuori dal partito sti soggetti!!! è una porcheria
 
 
#6 laico 2011-10-07 11:37
bisognerebbe aggiungere che il livello dei consiglieri del pd è davvero scarso, tra mense, richiesta di assessorati, richiesta di incarichi pubblici per chi già ne ha abbastanza e il nulla più piatto ha fatto bene caroli a dimettersi.
adesso attendiamo che lo faccia il sindaco, incastrato tra proroghe di mense scolastiche e interessi "bassi" almeno quanto chi se ne fa portavoce.
caroli è stato sfruttato fino a quando, da persona per bene, non si è tirato fuori.
 
 
#5 il sacerdote 2011-10-06 15:36
dico alla "cardinale" che dimentica alcune cose: 1- l'on. Letta non ha una corrente autonoma ma fa parte della corrente di Bersani; 2 - l'area socialista non ha correnti ufficiali nel partito ma confluisce in quella di Bersani; 3 - se lei per "corrente Bersani" voleva intendere gli ex DS, allora ricordo che c'era una loro rappresentante tra i consiglieri eletti ma che però gli stessi ex DS hanno preferito sacrificarla, attribuendole una medaglia che, ahimè, ad oggi è alquanto deludente e non è affatto onorata (checchè se ne possa dire o pensare), anche secondo gli stessi ex DS (chi è causa del suo mal, pianga sè stesso); 4 - ma per ex DS Lei si riferisce a quelli che nel Partito e soprattutto nei patronati e nelle riunioni carbonare hanno detto chiaramente di voler mandare a casa il Sindaco?....
In ogni caso queste considerazioni o presunte cause delle dimissioni del segretario non ci azzeccano affatto e dimostrano la sua superficialità ed incapacità di saper leggere gli eventi (figuriamoci nel saper proporre le soluzioni!!). Dopo di che....la pace sia con Lei....
 
 
#4 Costantino 2011-10-06 15:06
Magari Giovanni Tria fosse interessato a riprendere le redini del Pd acquavivese. Il problema è che a lui non interessa più un fico secco del partito locale. a quanto ne so ha l'incarico di segretario provinciale del pd. e poi prima dicono di far spazio ai giovani e poi lo rimpiangono. spero che gente come lui torni al servizio della comunità. Frattanto teniamoci i campioni di IDV ad amministrare Acquaviva.
 
 
#3 cambiamento 2011-10-06 15:05
bene ha fatto il segratario Caroli a dimettersi, d'altronte lui è il frutto del sindaco squicciarini (O QUALCUN'ALTRO) ma sarebbe stato giusto vere dimissioni da parte del sindaco.
 
 
#2 Acquavivese 2011-10-06 09:37
Ci vorebbe ora un commissiario autorevole nel PD acquavivese, che mettesse la faccia. Per esempio Giovanni Tria. Del resto Laera è il segretario dell'IDV.
 
 
#1 il cardinale 2011-10-05 21:10
caro dott. Caroli però il partito democratico anche a livello nazionale ha le correnti, nel caso di Acquaviva mi sembra di capire che i 5 consiglieri appartengono ognuno ad una corrente diversa.Vediamo , Tria e Morano seguono l'on. Letta, Colangiulo e Luisi seguonol'on.Fra nceschini, Magistro segue l'area Socialista, ma allora Caroli, chi segue Bersani? Intendo la corrente.
Come vede, il segretario nazionale non è rappresentato, Lei cosa si aspettava?Compl imenti per la coerenza e la serietà Caroli, sono doti ormai in disuso da certa politica.
 

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