Martedì 13 Novembre 2018
   
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BALDASSARRE: “OCCORRE SUPERARE L’EGOISMO DI OGNI STATO EUROPEO”

raffaele_baldassarre

L’ordine sparso con cui si sono mossi i Paesi dell’Unione Europea nella vicenda libica e nelle recenti migrazioni nord-africane rappresenta con inequivocabile evidenza il momento di crisi che attraversa il processo di integrazione europea e soprattutto la vacuità della sua Politica Estera e di sicurezza comune (PESC).

In Occasione della Conferenza sul tema immigrazione organizzata dalla locale sezione della Giovane Italia, AcquavivaNet è riuscita a porre alcune domande all’europarlamentare salentino Raffaele Baldassarre.

On. le, la crisi di Aprile dimostra ancora una volta la predominanza di una politica comune in materia economico-finanziaria ( crisi economica Grecia, Portogallo ecc..) e purtroppo l’assenza di una politica comune in tema di difesa (guerra in Libia) e immigrazione (emergenza Lampedusa). Come mai questo gap?

Sinceramente penso che il problema non sia riscontrabile nell’assenza di una politica comune, bensì è evidente che ci sono contesti politici che spingono (e che hanno spinto in questa occasione) ogni Stato Membro a cercare di riservare se stessi da questioni che hanno carattere nazionale. Giusto per fare un esempio: il paese che ha il più alto indice di immigrazione paradossalmente sono i paesi baltici Lettonia ed Estonia. Questo deriva dal fatto che loro hanno come problema l’immigrazione russa. Subito dopo i paesi baltici ci sono Grecia, Austria, Germania, ancora dopo c’è l’Italia poi la Francia e l’Inghilterra. Questo testimonia il fatto che l’immigrazione è un problema comune a tutta Europa. Per quanto riguarda la crisi che ha toccato il mediterraneo l’UE ha messo a disposizione un budget di 40 milioni di euro (dei 100 milioni destinati ad accoglienza stranieri, rimpatri ecc..) e 25 milioni destinati all’assistenza umanitaria a favore dei paesi che svolgono questo genere di interventi. Quindi sarebbe sbagliato dire che non c’è stata sensibilità da parte delle istituzioni europee. Poi è evidente che ogni Stato membro, ogni singolo partito politico ha questo tipo di problema e nessuno al suo interno vuole apparire debole nel contrastare questo ingente fenomeno di massa visto che partiti di estrema destra e xenofobi su questo tema stanno costruendo le loro fortune elettorali (esempio classico è il partito di Marine Le Pen, presidente del Front National, ed ecco che si spiegano cosi i respingimenti a Ventimiglia da parte del Governo Francese).

Come giudica alcune esternazioni del Ministro Maroni sull’utilità dell’Unione Europea? Davvero l’Italia potrebbe fare a meno dell’Europa?

Le affermazioni del Ministro Roberto Maroni le giudico assolutamente fuoriluogo. Forse il Ministro, il quale viene dalle valli padane, pensa che l’Italia sia una valle padana ma si sbaglia di grosso. Diciamo che il mondo è un po’ più complesso di quello che pensa Roberto Maroni.

 

La Danimarca ha sospeso Schengen, Francia e Italia chiedono una sua rivisitazione. Quale sarà il futuro di uno dei pilastri dell’UE? Allargamento o restrizione?

La Commissaria europea agli Affari Interni Cecilia Malmstrom ha parlato di un eventuale e limitata rivisitazione dell’accordo di Schengen solo nel caso in cui ci fosse una grave emergenza. Per fare un caso concreto ad esempio un elevato tasso di immigrazione clandestina (più del 50 %) potrebbe reintrodurre la possibilità concreta di un blocco alle frontiere.

  

L’introduzione della Carta Blu (sul modello della green card americana) e l’emanazione della direttiva sanzioni (che prevede multe per le imprese che assumono immigrati irregolari) fungerà da deterrente  al fenomeno del lavoro nero in Italia e in Europa?

Questo tipo di provvedimenti integrati dalla direttiva sui rimpatri del 2008 se perseguiti in maniera puntuale ed efficiente dagli Stati Membri porteranno certamente ad un risultato positivo in tale senso.

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