Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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DALLA FIAT ALL’ITALIA, RESOCONTO DELL'INCONTRO

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Il modello Marchionne serve davvero alle imprese italiane per affrontare le sfide della competizione globale?” Questa la domanda provocatoria di Donato Stefanelli numero uno del sindacato metalmeccanico Pugliese intervenuto Lunedi 28 Febbraio, al dibattito organizzato dalla sezione locale di Sinistra Ecologia e Libertà, sul tema il “Lavoro ai tempi di Mirafiori”.

Lavoro, precariato, diritti, globalizzazione questi i temi su cui si sono confrontati  il Capogruppo di SEL alla Regione Puglia Michele Losappio, il Coordinatore della FIOM-CGIL della Puglia Donato Stefanelli, il Coordinatore SEL di Acquaviva Giuseppe Di Vietri ed il Consigliere Comunale SEL Marcello Carucci.

“Il dopo Mirafiori e Pomigliano coinvolge tutto il mondo dei lavoratori italiani; le imprese con il ricatto della delocalizzazione stanno smantellando l’impianto di diritti sociali degli operai”-ha affermato il Segretario cittadino di SeL Beppe Di Vietri.

Dunque il modello Marchionne serve davvero a combattere i giganti di Cina, India ecc…Stefanelli si dice perplesso su questo punto…”cosa ha a che fare limitare le assemblee sindacali, eliminare o ridurre le pause (persino la pausa mensa), diminuire l’uso del diritto allo sciopero, intensificare i ritmi di produzione fino a 10 ore lavorative senza diritto allo straordinario retribuito (ovvero flessibilità a discrezione aziendale) con le sfide del mercato globale? Questo accordo unilaterale che apporta benefici solo ai Padroni (le classi più forti), è un vero e proprio attacco autoritario alla democrazia”.

 

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Una democrazia che la classe operaia si è conquistata dopo dure lotte e proteste, basti pensare dal famoso autunno caldo del 1969 fino alla fine degli anni ‘70 quanti diritti sociali hanno ottenuto i lavoratori italiani. Tempi d’oro per i sindacati italiani che in fatto di rappresentanza e partecipazione erano riusciti quasi a soppiantare i partiti politici. Poi però a cambiare le carte in tavola ci ha pensato l’ondata di neo-liberismo degli anni ‘90 made in U.S.A. Cambiamento epocale quello degli anni novanta dato che il Capitalismo Occidentale aveva gloriosamente trionfato sul nemico storico, il Socialismo Reale di madre sovietica.

Una volta consacratosi modello unico, il capitalismo Occidentale ha sparso il suo seme in tutto il globo: piena liberalizzazione dei mercati, dei servizi e dei capitali. Con la rivoluzione tecnologica per i grandi capitali è stato facilissimo trasferire immense risorse finanziarie “virtuali” da una parte del mondo all’altra. Se prima padroni e proletari erano mutuo dipendenti (e legati territorialmente) e nessuno dei due poteva prescindere dal legame con l’altro, oggi con la globalizzazione il legame territoriale si è spezzato poiché l’impresa può tranquillamente delocalizzare la sua attività produttiva in un punto del mondo dove ci siano condizioni più favorevoli per trarre maggiori profitti (condizioni salariali minime, diritti sindacali pressoché assenti ecc…).

È questo il nuovo mondo globale che si è affermato nel ventunesimo secolo. In Italia ci ha pensato la Legge Biagi (n. 30 14 Febbraio 2003) a modificare la condizione del mercato del lavoro italiano, instaurando sulla scia del neo-liberalismo dell’UE, nuove forme di lavoro: ad esempio dalla somministrazione all'apprendistato, al contratto di lavoro ripartito, al contratto di lavoro intermittente, o al lavoro accessorio e al lavoro occasionale, nonché il contratto a progetto, passando per l’istituzione di agenzie del lavoro interinali ecc..

In un momento di profonda crisi economica e sociale come questo l’accordo Fiat e è una sorta di diktat tra “la sopravvivenza e l'essere buttati per strada” come dichiarato da Nichi Vendola dinnanzi ai cancelli di Mirafiiori.

Non poteva mancare la stoccata polemica nei confronti del “grande assente”, il Governo, da parte del coordinatore della Fiom pugliese: “Berlusconi in due anni di legislatura ha favorito le classi più ricche senza nemmeno pensare a tutelare gli strati di popolazione più deboli, ha poi contribuito a spaccare il sindacato con numerosi accordi separati; in due anni e mezzo non è stato preso nessun provvedimento in favore dei lavoratori”.

Losappio, capogruppo di SeL alla Regione Puglia, in prospettiva di future e ormai non tanto più lontane elezioni nazionali, ha rilanciato l’azione di Governo della Giunta Vendola in favore della piaga del lavoro precariato affermando che in questi anni di centro sinistra in Puglia “sono stati stabilizzati a tempo indeterminato i volontari dell’associazione ARPA, poi sono stati modificati i contratti di lavoro a 250 ragazzi che lavorano alla Regione, e ancora abbiamo internalizzato i lavoratori di alcuni ospedali pugliesi ecc…”

 

Michele Losappio ha poi concluso il suo discorso aprendo agli amici del PD per costituire una coalizione alternativa al centro destra Berlusconiano.

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