Lunedì 19 Novembre 2018
   
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EURO-INTERVISTA ALL’ON. RAFFAELE BALDASSARRE

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Venerdì sera presso la Sala Montazzi, Acquaviva delle Fonti ha avuto l’onore di ri-ospitare un illustre personaggio della politica Europea, l’On. Raffaele Baldassarre, il quale con il suo costante lavoro e il suo impegno politico si sta distinguendo all’interno delle istituzioni comunitarie fino ad essere scelto come  co-relatore, assieme alla tedesca Barbara Weiler, di una strategica ed importante direttiva europea sul ritardo dei pagamenti nelle transazioni commerciali.

Un segnale fondamentale questo che rilancia il peso politico del nostro Paese nell’UE. Dati alla mano i rappresentanti europei del passato sono stati pressoché assenti dai lavori e dalle decisioni strategiche di Strasburgo e Bruxelles, basti guardare al grado di assenteismo degli europarlamentari italiani (circa dell’80%) alle sedute di Parlamento.

Acquavivanet in occasione dell’euro-conferenza di ieri sera è riuscita ad intervistare l’eurodeputato salentino, il quale con molta disponibilità ha risposto alle nostre domande.

 

La crisi economica globale del 2007 ha messo a dura prova l’Unione Europea e la moneta unica, basti pensare al tracollo finanziario prima della Grecia, poi del Portogallo e  di seguito anche dell’Irlanda. Oltre alla direttiva europea sul ritardo dei pagamenti quali sono le altre misure anticicliche che l’UE sta adottando per combattere la crisi economica globale?

L’UE sta varando misure che intanto rafforzino il mercato unico come il Diritto Commerciale Europeo e il Diritto dei Consumatori. Sono stati rivisti e rafforzati i poteri delle autorità europee  di vigilanza sulla concorrenza tra imprese. Le Authority potranno intervenire direttamente nei confronti delle società private dei paesi membri per evitare situazioni di connessione e complicità tra autorità garante nazionale e impresa nazionale”. 

 

La crisi dell’eurozona ha messo in evidenza le divergenze strutturali dei paesi membri, basti pensare alla differenze tra l’età pensionabile in Germania piuttosto che in Italia, oppure al salario reale di un operaio tedesco nei confronti dell’operaio italiano ecc. ..  A fronte di una moneta unica e di un “super mercato” unico anche le condizioni socio-economiche dei paesi membri devono essere comuni. Cosa pensa a riguardo?

Sarebbe sbagliato e controproducente continuare a pensare che in UE, dove vi è una moneta unica ci siano regimi fiscali differenti, ci sia una politica dei redditi differenti ecc…Oltre alla moneta unica dobbiamo avere anche regoli comuni. Non si può andare in pensione a 68 anni in Germania e a 50 in Grecia perché a lungo andare gli elementi di debolezza dell’Unione si manifestano e la stessa poi viene aggredita dalla speculazione internazionale. Si è compiuto e si sta compiendo un enorme passo in avanti. Abbiamo intrapreso una strada che porta ad una maggiore capacità di intervenire sul fronte monetario e sul fronte economico europeo”.

 

Secondo dati Confindustria i crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione ammontavano, alla fine del 2009, a circa 60 miliardi di euro.
Inoltre, a fronte di una media europea di 63 giorni, nel nostro Paese la media é di 186 giorni, con punte di 800 giorni, a livello regionale, nel settore della sanità. Come si spiegano queste anomalie nel nostro sistema nazionale?

“Il nostro sistema pubblico è un sistema che nel tempo ha sviluppato una cultura di mancata attenzione nei confronti degli utenti che hanno a che fare con la PA, siano essi cittadini o imprese. Le PA soprattutto al Sud sono molto autoreferenziali, poco rispettose dei diritti dei cittadini e anche dei diritti di chi entra in rapporto con essa. Una delle ragioni che hanno portato a queste anomalie del nostro sistema è da ricercare nella gestione finanziaria delle amministrazioni pubbliche che troppo spesso basano le loro finanze su soldi “virtuali”. In questo modo maturano i tanti debiti nei confronti dei fornitori. Se gli impegni di spesa di una amministrazione pubblica si basano sulle assicurazioni, sulle attestazioni dei trasferimenti da livelli superiori e questi poi non avvengono si vengono cosi a creare questi spiacevoli disfunzioni. Per fare un esempio si attribuisce ad un Comune 1 milione di euro per realizzare un opera, il Comune procede con l’appalto realizza l’opera però non avendo ricevuto i trasferimenti attesi dalla Provincia, dalla Regione o dal Governo centrale non è in grado di onorare i debiti con le  imprese che hanno effettuato i lavori. Questa direttiva, che tra due anni dovrà essere legge anche in Italia, provocherà davvero una rivoluzione del sistema: gli appalti pubblici si fanno solo se ci sono i soldi, le forniture si acquistano solo se ci sono i soldi”.

 

Lei assieme ad altri illustri colleghi europei della Commissione Sviluppo Regione, ha avanzato la proposta di eliminare dal famoso Patto di Stabilità la quota di cofinanziamento per l’utilizzo dei fondi strutturali europei. Questa manovra porterà ad un completo utilizzo di tali finanziamenti da parte delle amministrazioni locali specie nei comuni del mezzogiorno? A suo avviso è solo questa la vera ragione per cui le amministrazioni locali non riescono a sfruttare il potenziale dei fondi europei?

“Buona parte delle amministrazioni locali, comprese le Regioni, si sono indebitate particolarmente sulle spese correnti e quindi naturalmente diventa difficile utilizzare le poche risorse restanti per indebitarsi ulteriormente. Le difficoltà, per gli amministratori pubblici ad intercettare i fondi europei sono numerose: passano dalla incapacità, o meglio, da una scarsa capacità progettuale ad una burocrazia eccessivamente fiscale che non riesce a sbrigare in tempi opportuni le pratiche. La Puglia per fare un piccolo esempio in questi anni ha utilizzato solo l’8% dei fondi comunitari e quest’anno deve riuscire a spendere circa 840 milioni di euro, altrimenti gli stessi tornano a Strasburgo. È da auspicare che di intesa con il Governo centrale la regione Puglia possa dirottare questa cospicua somma di denaro in grandi opere infrastrutturali per modernizzare il nostro territorio. Noi della Commissione Sviluppo Regione abbiamo chiesto,per aiutare Comuni e Regioni ad utilizzare a pieno queste risorse, di eliminare dal Patto di Stabilità la quota di cofinanziamento (in pratica il Comune anticipa il 30% e poi il restante 70% è totalmente finanziato dall’Europa) anche perché non si può pensare solo ad una logica di rigidità dei bilanci dato che comunque e a maggior ragione il patto si chiama Patto di Stabilità e Sviluppo”.

Commenti  

 
#2 gerardo 2011-03-11 01:41
l'europa è solo una grande ipermercato commerciale governato da banche banchieri e grani finanzieri che in barba alla sovranità popolare decidono anti democraticament e il destino di milioni e milioni di persone ogni giorno!!! In europa non esiste la democrazia!!!
 
 
#1 Giovani Europei 2011-03-08 19:50
Bellissima intervista
 

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