Martedì 20 Novembre 2018
   
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FESTA PD: LE RIFORME DELLA SINISTRA PER L’ITALIA

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Il terzo tema, che ha chiuso la Festa Democratica organizzata in Piazza Vittorio Emanuele dal PD di Acquaviva, è stato quello sulle riforme necessarie all’Italia per una crescita socio-economica che possa far rientrare nuovamente il nostro paese nell’alveo dei paesi industriali del mondo.

Hanno partecipato a questo confronto il Senatore del PD Nicola Latorre e il Senatore Ferdinando Pappalardo (docente dell’Università di Bari). Ha moderato l’incontro la giornalista Marilda Tria.

La sfida riformista, dunque il tema. Ma occorre ben capire cosa si intende per Riformismo, oggi. Come ha tenuto rigorosamente a precisare il prof. Pappalardo- “in origine il termine riformismo nacque per distinguere all'interno del movimento  socialista coloro che sostenevano graduali riforme anziché la rivoluzione propugnata dai massimalisti". Quindi il riformista è colui il quale vuole un cambiamento della società, ma lo vuole progressivo e in istanze prettamente democratiche ripudiando la rottura e la violenza dell’ordine costituito di una rivoluzione politico-sociale. Il senatore Pappalardo ha precisato comunque che “la parola riformista ha senso nel momento in cui c’è un idea di progresso della società”. Nel 1700 l’idea di progresso era rovesciare l’ordine costituito e abbattere l’Ancien Régime, eliminando il potere regio e aristocratico in luogo di una nuova classe sociale la “borghesia capitalista”. Nel 1800 invece le istanze di riforma e progresso andavano verso una istituzionalizzazione dei diritti democratici di uguaglianza formale dinnanzi alla legge. Tutti i cittadini di uno Stato dovevano avere pari diritti, insomma la Giustizia Sociale. Nel 1900 poi la classe sfruttata e subalterna alla borghesia, il proletariato industriale, aveva chiaro in mente la propria idea di progresso, ovvero aggiungere all’uguaglianza formale dinnanzi alla legge anche e soprattutto l’uguaglianza sostanziale e l’eliminazione delle divisioni di classe tra capitalismo e operai. Dopo la caduta del Muro di Berlino però l’ideologia della classe operaia e della sinistra massimalista ha dovuto fare i conti con la storia: milioni di morti, povertà e dittatura. La sinistra cosi, soprattutto quella italiana ha dovuto abbandonare la vecchia ideologia, ma ha buttato appresso ad essa, l’idea di progresso della società.

La sinistra italiana slegandosi dalla sua ideologia ha perso la sua forza di parlare alla gente, di rappresentare quelle fasce deboli sociali che sono quelle più sfruttate dalla società capitalista. La sinistra italiana del PD per cercare di divenire un grande partito di massa post-ideologico, interclassista e moderno ha perso la sua esclusiva rappresentatività di un mondo, quello operaio e delle fasce deboli, ormai lasciato a sé stesso uniformandosi al modello politico-culturale del centro-destra Berlusconiano (PDL), ovvero un partito di plastica, vuoto senza idea della politica e della società. L’asse Berlusconi-Bossi sta delineando un sistema paese traviato e dominato da dualismi. Come sottolineato dal Senatore Latorre -“il centro-destra ci sta consegnando un paese sempre più diviso: ricchi contro poveri, nord contro sud, lavoratori precari contro lavoratori stabili a tempo indeterminato”. E’ chiaro il compito del centro-sinistra che si dichiara pronto per governare questo paese dovrà essere quello di anteporre al modello politico Berlusconiano un nuovo modello alternativo che guardi al sociale.

 Le prime riforme da attuare sono quella del Fisco. Il governo di centro-destra ha fatto ben capire quali interessi tutela. Bisogna proporre un nuovo modello fiscale basato sul semplice principio che i ricchi devono pagare più tasse e i poveri meno. Bisogna ristabilire la legalità. Una lotta indistinta all’evasione fiscale. È a causa di questa “cattiva abitudine” (per usare un eufemismo), che l’Italia si ritrova con il terzo debito pubblico più alto al mondo. Questo fardello pesa gravemente sulle nuove generazioni. Saranno i giovani italiani a pagare le maggiori conseguenze. Le nuove generazioni devono già combattere con l’anatema del precariato che cancella l’ottimismo e la speranza in un futuro migliore. Serve come ha giustamente affermato il Senatore Latorre “la costruzione di un efficiente e moderno “stato sociale” che sostenga i costi umani ed economici della flessibilità del lavoro; bisogna evitare che la flessibilità del lavoro divenga precarietà del lavoro”.

È questo che dovrebbe fare una grande sinistra europea. Dovrebbe avere a cuore il potenziamento del welfare state che lungi dal divenire uno Stato Paternalista, uno stato assistenziale deve tutelare le fasce deboli più esposte all’odierna crisi economica globale. Sono questi i grandi temi su cui la sinistra italiana deve proporre l’alternativa a questo governo Berlusconi. Il centro-sinistra come grande partito di massa deve si, guardare a tutti i settori della società italiana (imprenditori, impiegati pubblici), ma deve occuparsi e rappresentare soprattutto il mondo dei precari (nella scuola, nelle fabbriche).

Solo tornando a rappresentare gli interessi degli “ultimi” l’ Italia intera, potrà affermare di avere una grande sinistra moderna e progressista, altrimenti il PD non sarà altro che una grande etichetta vuota.

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