Domenica 26 Gennaio 2020
   
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Francesco Colafemmina risponde al cons. D’Antini

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Pubblichiamo di seguito la nota stampa del cons. comunale Francesco Colafemmina giunta in Redazione poche ore fa in risposta al cons. Pietro D’Antini:

 

 

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"Gentile redazione,

vorrei rispondere al Consigliere D’Antini ricorrendo alla storia. Tucidide nel libro terzo delle sue Storie, racconta l’infuriare della guerra civile nell’isola di Corcira ossia Corfù. Lì, dove vigeva una democrazia alleata ad Atene si contrapponevano da una parte gli aristocratici filospartani e dall’altra i demagoghi filoateniesi in un conflitto fratricida fra i più devastanti. Tucidide con la sua straordinaria lucidità psicologica racconta che in quel conflitto erano stimati coloro che avevano un atteggiamento ostile verso gli avversari politici, mentre si guardavano con sospetto quelli che si contrapponevano ai fomentatori di odio.

Ebbene credo che ad Acquaviva sia accaduta la stessa cosa in questi ultimi mesi: se eserciti la politica in maniera conforme ai tuoi valori e non agli interessi di fazione, sei guardato con sospetto. Potresti essere “complice” del nemico, avere chissà quali interessi nascosti. Se invece affermi la maschia e trucida contrapposizione allora sei verace, ma non come una vongola, bensì come un autentico politico di razza!

Tucidide aveva compreso che la polarizzazione è lo strumento migliore per il governo delle masse. E più si alzano i toni, più i demagoghi riescono a consolidare attorno a sé il consenso. A nascondere nelle loro belle parole la mera ambizione, la gara per il successo personale. Anche a Corcira, dice sempre Tucidide, i democratici parlavano dell’uguaglianza da dare alle masse e gli oligarchici celebravano una aristocrazia moderata, ma in realtà nascondevano nelle loro belle parole, la mera ansia di competere per un agone quasi sportivo: dove vince chi arriva primo, chi riscuote più applausi o più consensi. E così tutti se ne fregano del popolo che continuano ad illudere con le bandiere delle loro tifoserie.

La storia delle elezioni 2018 è molto diversa da quella raccontata da D’Antini e dal suo mentore che spande afrore di menzogna. E’ una storia di meschinità e piccinerie, che ahimé ritornano come ferite non rimarginate o vecchi desideri inesauditi di bimbi capricciosi. Non è interessante aprire ancora una volta il vaso di Pandora della miseria politica acquavivese. Di fatto i nostri cittadini vivono in un contesto polarizzato, dove la polarizzazione fa comodo solo ai due narcisi che si specchiano l’uno negli occhi dell’altro: Carlucci e Pistilli. Occorrerebbe smontare la contrapposizione, costruire qualcosa di nuovo, una alternativa programmatica, ma risulta difficile per l’apatia generale del popolo acquavivese. Più volte assistiamo in Consiglio all’altalena fra quello che fece lui e quello che fa l’altro. Eppure ad essere in discussione non è chi o quando ha fatto qualcosa, ma ciò che viene proposto oggi. Si usa la contrapposizione per uscire dai binari delle proposte e del buon senso. E questo accade sempre in prossimità di una qualche campagna elettorale. Ecco perché sin da ora ci tengo a chiarire che non parteciperò alla campagna elettorale per le regionali. Scornatevi fra di voi. Alzate pure i toni per un voto in più. Cambiate tutto perché nulla cambi, gattopardescamente.

Si giunge così ad un'altra grande mente della politica italiana, don Luigi Sturzo. In alcuni suoi articoli degli anni ’50 don Sturzo criticava aspramente la partitocrazia, il vincolo di mandato e altre situazioni simili: il parlamentare e così il politico devono rispondere alla propria coscienza e al proprio legame con l’elettorato. Per cosa ci siamo candidati? Per sfidare Carlucci e Pistilli. Per rappresentare un’alternativa ad entrambi. Lo stiamo facendo? Questo conta davanti agli elettori, non i pettegolezzi, le chiacchiere, le insinuazioni meschine, o le accuse di aver cambiato casacca provenienti da chi negli ultimi dieci anni è passato dalla sinistra estrema di Carucci, a Colafemmina e poi a Pistilli per dirigersi non si sa bene dove. Conta soprattutto pensare che si può anche essere soli in politica, ma in pace con se stessi, perché convinti di non aver sposato né il potere, né cordate elettorali, né di essere esecutori di ordini o galoppini di qualcuno. Ecco perché sono ancora belle le parole che l’allora consigliere provinciale dell’IDV usava nel 2010 per annunciare la discesa in campo di Pietro D’Antini, per il candidato di sinistra Carucci: “Pietro ha il coraggio di denunciare le storture di una società piegata dalle logiche clientelari; ha la forza e la motivazione per spendersi in una campagna elettorale difficile. È necessario sostenere facce nuove non vendendo la coscienza al diavolo, selezionate la classe dirigente politica sulle capacità di spendere la propria faccia e avanzare proposte fattibili.”. Parole nelle quali rivedo lo stesso Pietro D’Antini conosciuto nel maggio 2018.

E torniamo così alla questione principale: l’unico modo per rappresentare una alternativa al passato e al presente è quello di non seguire l’emotività delle campagne elettorali, ma occuparsi del nostro paese e dei suoi interessi. Non esacerbare le ostilità per vincere una gara individualistica, ma ricercare il giusto, il vero e il buono, nell’interesse supremo del bene comune. Con questo messaggio colgo l’occasione per rivolgere gli auguri di Buon Natale alla Redazione e a tutti i lettori di Acquavivanet!"

 

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