Sabato 17 Novembre 2018
   
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Mantenere viva la storia per non continuare a sbagliare

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Il 27 gennaio è la giornata della memoria.
Una memoria, la nostra, che deve tenere vivo l’orrore che si è consumato nei campi di concentramento. Orrore che si è concretizzato con la morte di oltre 15milioni di persone come risultato diretto dei processi di “arianizzazione” promossi dal regime nazista tra il 1933 e 1945. Orrore che è stato compiuto nel cuore di tutti gli uomini. Il giorno della memoria si celebra perché le forze alleate scoprirono, il 27 gennaio del 1945, il campo di concentramento di Auschwitz e ne liberarono i pochi superstiti. L’apertura dei cancelli mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati nei lager nazisti. Auschwitz era una vera e propria metropoli della morte, uno svuotamento della persona sia fisico che morale.

Il mondo però ha conosciuto molte forme di genocidio, alcune delle quali sono anche attuali, ma sicuramente quello rivolto agli ebrei non ha mai avuto simili o casi paralleli nel corso della sua storia. Esiste dunque la giornata della memoria, la commemorazione verso le innumerevoli vittime dello sterminio nazista affinché ci sia sempre una presa di coscienza collettiva per ciò che l’uomo è stato capace di fare verso i suoi simili.  Suoi simili, proprio perché gli uomini sono tutti uguali.

Hanno tutti gli stessi diritti, il diritto alla vita, alla salute, al rispetto, alla libertà di realizzarsi secondo i loro desideri, di esprimere le loro opinioni, di scegliere la loro religione. Essere uguali però non significa assomigliarsi, pensare, parlare, vestirsi, comportarsi tutti nello stesso modo, che sarebbe alquanto triste, ma avere tutti gli stessi diritti ed esercitarli a beneficio della propria individualità.

image1.2Infatti presso l’istituto statale Don Lorenzo Milani la docente di diritto Mariantonietta Zingrillo ha espresso agli alunni del triennio del liceo economico sociale, l’importanza della carta costituzionale rispetto alla valorizzazione della dignità della persona. Gli unici antidoti ai rigurgiti discriminatori e razziali che si diffondono sempre di più in Europa e Italia sono l’istruzione, che insegna ad essere uomini e a rispettare la diversità, e la Costituzione, che è lo strumento primordiale di protezione verso la diversità.

Essa rappresenta per l’ordinamento italiano la legge fondamentale e tutela la libertà di ciascuno di noi senza alcuna distinzione, così quanto enunciato dall’articolo 3. Il diritto ha sempre condizionato la nostra vita. Ma ed esempio con le leggii razziali ha causato morte, distruzione, orrore, tragedie, in quanto era un diritto estremamente positivo che non accettava alcuna penetrazione dei principi morali. Ecco perché la nostra Costituzione è una legge blindata, difficilmente modificabile, proprio perché è estremamente democratica ed è volta alla tutela delle individuali particolari personalità dell’uomo, così quanto sancito dall’articolo 13, dove viene protetta la libertà personale, la quale ci permette di autodeterminarci.
Le leggi razziali impedivano agli ebrei di manifestare il loro pensiero, di esprimere la loro personalità, di avere dei confronti intellettuali con la restante parte della società. Le leggi razziali non facevamo condurre una vita dignitosa agli ebrei, persone come tutti noi. La Costituzione italiana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948, è rigida. Perché con i suoi innumerevoli principi vuole evitare tutti gli abusi di potere che si erano verificati negli anni precedenti con le leggi razziali.


Nelson Mandela nella sua autobiografia, riconosce che dopo aver scalato una montagna, ce ne sarà sempre un’altra da dover scalare. Gli ostacoli, nelle nostre vite, non cesseranno mai di esserci, impediranno sempre un corso lineare della vita, pacifico. Ma questi ostacoli possono essere superati ed eliminati attraverso l’uso del diritto. Quindi l’articolo 3 oltre che a porre tutti gli uomini sullo stesso piano, è volto a rimuovere qualsiasi forma di disuguaglianza e discriminazione. Si assiste dunque al superamento del concetto di razza a favore del concetto di popolazione; all’interno della quale coesistono uomini diversi.
Si può essere diversi per aspetto fisico, per carattere, talento, per strato sociale, per condizioni economiche. Questi sono fattori tangibili di diversità. In questa prospettiva la diversità degli esseri umani è una componente dell’uguaglianza perché è essa stessa un diritto. Ma riconoscerla non significa creare delle gerarchie del dolore, perché la diversità non è una minaccia, ma solo una fonte d'arricchimento.

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