Martedì 21 Novembre 2017
   
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Il poeta di strada che pubblicava Alda Merini

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 Nella poesia, come nel profondo asserire su una cultura senza spazio né tempo, un semplice attimo è considerato come eterno. Ma solo per chi, nella sua profonda esperienza, sapeva di essere fatto di infinito.

Ci ha lasciato il poeta Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, acquavivese di nascita e milanese d'adozione. - Così il sindaco di Acquaviva, Davide Carlucci, nei social: "È andato a ritrovare Alda Merini, per continuare con lei quel sirtaki lasciato a metà... Un grande e caro abbraccio a Peppino D'Ambrosio Angelillo, oggi la tua Acquaviva, che hai amato tanto, è grigia come la Milano dei giorni peggiori, non c'è più il sole che ricordavi tu. Ma di te, Peppino, Acquaviva saprà ricordarsi".


Riportiamo ora le parole del nostro direttore Giovanni Brunelli.

Una cultura immensa, racchiusa nella volontà di essere povero, di vivere povero per essere più ricco.

Ecco chi era Giuseppe D'Ambrosio Angelillo, poeta di strada ed editore di sè stesso, scomparso quest’oggi dopo una malattia che lo ha colpito qualche settimana fa.

Era di Acquaviva delle Fonti, della città nostra cugina.

Non se ne vorranno i lettori cassanesi se ne parliamo su queste pagine ma chi scrive ha avuto con lui una intensa corrispondenza, ai tempi di “Notti di Poesia”, invitato più volte al festival cassanese ma sempre troppo preso dai suoi impegni per accontentarci e farsi conoscere da quel pubblico che lo ha amato e continuerà ad amarlo a distanza e nel tempo.

Lo vogliamo ricordare nella sua semplicità del comporre versi e saggi, che poi autoproduceva e stampava da solo, rilegando i libri, disegnando le copertine, una per una e per questo ognuna diversa dalle altre.

Amava il Sud, Giuseppe e amava la sua Acquaviva, dove era nato 61 anni fa, tanto da chiamare proprio così la sua casa editrice. Con la quale pubblicava se stesso ma anche tante opere di Alda Merini, sotto contratto con Einaudi ma legatissima al poeta acquavivese.

Insegnante, autista di notte, operaio, filosofo, pescatore, contadino, poeta e saggista: la vita di D'Ambrosio Angelillo somiglia a certe biografie di intellettuali americani che viaggiano da una parte all’altra degli States prima di arrivare alla gloria, ad essere poeti laureati e starsene in prima fila a firmare autografi e copertine.

Non così Giuseppe: se volevi, potevi incontrarlo nella sua amatissima Milano, fra piazza Diaz e il Naviglio Grande, magari a discutere con qualche colto bibliofilo oppure a chiedere di comprare il suo ultimo libro a qualche passante, utile per pagarsi la cena.

Critici e letterati di professione non lo hanno mai contemplato nei loro saggi e ci sono storici della letteratura che sicuramente non sanno neppure dell’esistenza di Giuseppe D'Ambrosio Angelillo ma i tanti lettori, gli appassionati di versi, gli studenti che a volte incontrava (ed ai quali si rifiutava di dare i voti, quando insegnava!) e i tanti, tanti amici cui regalava parole come oro, non lo dimenticheranno mai.

Ciao, Giuseppe.

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