Giovedì 23 Novembre 2017
   
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Nello Scavo: “Se ci vedo giusto è per merito di Papa Francesco”

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Il dibattito: i cristiani sono perseguitati dalla violenza. E la violenza ha i diversi volti dell'ecumenismo dell'odio: dove lo stesso mondo cristiano, per distrazione, non ne resta affatto esente.

Davide Carlucci_con_Nello_Scavo_e_Don_Domenico_GiannuzziIn occasione della presentazione del libro-inchiesta “Perseguitati” (edito da Piemme), intervistiamo, ad Acquaviva delle Fonti (nell'ultimo evento ospitato nella sala conferenze della Cattedrale, alla presenza del parroco Don Domenico Giannuzzi e del sindaco Davide Carlucci), Nello Scavo: classe 1972, originario di Catania e residente a Como, dal 2001 giornalista di “Avvenire”, reporter internazionale, corrispondente di guerra e cronista giudiziario. Figura di cane sciolto in merito alle inchieste che vanno dalla criminalità organizzata al terrorismo globale, oggi è reduce da una delicata esperienza in Siria: dopo aver già passato per l'ex-Jugoslavia, per l'ex-URSS, per l'America latina, per l'Africa e per il Sudest asiatico. Ha, di conseguenza, fatto una scoperta davvero sconcertante (forse spesso ovattata nel silenzio quotidiano dei media generalisti): ovvero l'esistenza di un nuovo periodo di catacombe per la cristianità. Lo stesso Scavo, pertanto, è autore di diverse opere: ha scritto anche su Don Luigi Ciotti e Papa Francesco. Menzioniamo, in particolare, “La lista di Bergoglio” (ed. EMI), già tradotto in sedici lingue per sessanta paesi; “I sommersi e i salvati di Bergoglio” e “I nemici di Francesco” (entrambi ed. Piemme). È, infine, collaboratore di diverse riviste internazionali.

Su “Perseguitati”, l'ultima tappa di un lungo viaggio interiore: “È sempre un po' complicato parlare di questo libro, perché non è un libro di grandi analisi sui fenomeni che riguardano le persecuzioni in sé, ma ho cercato di raccontarle dal vivo: cioè andando nei posti dove queste cose succedono. Però, vi devo confidare una cosa: nella presentazione che l'editore ha fatto si dice che questa inchiesta è di circa tre o quattro anni fa. In realtà, l'inchiesta è cominciata molto tempo prima. Ma poi, proprio da quei tre o quattro anni fa, è stato un pochino più chiaro quello che stava succedendo... e non per merito mio: ma per merito di Papa Francesco. Che aveva coniato una definizione che sicuramente avete già sentito: quella della cosiddetta 'Terza guerra mondiale a pezzi'; definizione di cui spesso ne parla. Io, molte volte, ero stato corrispondente per i giornali in aree di crisi: la prima guerra dove ho cominciato era stata in Sicilia, la guerra di mafia. Ma quella guerra, diciamo, fa testo fino ad un certo punto... Avevo sicuramente cominciato con la guerra nei Balcani: passando proprio da Bari, con una nave che mi portò fino in Albania. Da giornalista indipendente ero andato in Kosovo: e da quel momento, poi, tante altre guerre e aree di crisi. Le ho conosciute davvero tutte: però mai era stato in me chiaro un concetto di base... perché sembrava tutto apparentemente disgiunto con ciò che accadeva nei Balcani, in Siria, in Africa o in ancora più lontano. Invece, con quella definizione, quella di Papa Francesco, mi sono sentito stimolato nel cercare di capire di più e meglio. E mi è stato subito chiaro che avevo vissuto e raccontato tanto di quella sua famosa 'Terza guerra mondiale a pezzi'. E la persecuzione dei cristiani è uno degli elementi forti di questo grande conflitto. E nella tradizione del nostro dire, diciamo fra occidentali che i cristiani sono i perseguitati in quanto cristiani: da una parte, dunque, ci sono i cattivi che sono gli altri, e dall'altra ci sono i buoni. Che siamo noi. Però... questa definizione non era per me sempre soddisfacente: perché andando nei posti, poi ti accorgi che i buoni e i cattivi, a seconda delle circostanze, talvolta si capovolgono”.

Nello ScavoAlcune domande. Si è anche parlato di Ius Soli e di politica. Quali sono le differenze fra Ius Soli e Ius Culturae, e se l'approfondimento maggiore di quest'ultimo avrebbe consentito, in Italia, un maggiore dialogo fra la destra e la sinistra alle Camere: “La domanda è buona e la risposta spero che sia altrettanto buona. C'è un errore di fondo, secondo me: è che viene chiamato Ius Soli in Italia... questo è un errore, secondo me, anche imperdonabile che hanno fatto, anche da un punto di vista della comunicazione, i promotori della legge: perché in realtà, se ci andiamo a guardare bene, si tratta di uno Ius soli, qualcuno dice temperato, che in realtà è modello molto vicino allo Ius Culturae. Perché lo Ius Soli dovrebbe prevedere un automatismo: nasci in Italia e quindi automaticamente diventi italiano. Qui non era previsto questo automatismo”...

Come, ad esempio, in Francia... – “Esattamente”. …“Era previsto, invece, un riconoscimento della cittadinanza a seguito di alcuni requisiti: tra cui, appunto, anche l'istruzione e un certo numero di anni di permanenza nel nostro paese. L'automatismo sarebbe stato nell'evitare la richiesta oggi: cioè, chi risiede in Italia da un certo numero di anni e ha conseguito un certo livello d'istruzione, può chiedere al prefetto il riconoscimento della cittadinanza... Ed il prefetto, esperite tutta una serie di pratiche, avrebbe deciso se sì, se no o se rimandarla a settembre... Invece la proposta di legge attuale si rivolgeva per lo più verso l'automatismo: ma non del 'tu sei nato in Italia e quindi diventi italiano' ma del 'sei nato oppure vivi in Italia da un certo numero di anni, hai seguito la scuola dell'obbligo'... a quel punto, automaticamente, diventerai italiano. Salvo che tu non decida di rifiutare la cittadinanza; salvo per quei paesi dove è possibile avere la doppia cittadinanza: perché in alcuni paesi è permesso. Gli Stati Uniti, ad esempio, ai 18 anni lo consentono. Poi uno deve decidere per quale tipo di cittadinanza aderire”.

Anche per il servizio militare... – “Esattamente”. …“Quindi: diciamo che da questo punto di vista c'è stato un errore strategico di comunicazione. Chiamando Ius Soli una cosa che non sarebbe Ius Soli”... “Se si va a leggere la legge, è molto più vicino al modello dello Ius Culturae: quindi, semmai, si poteva tentare qualche accorgimento. Perché poi nella politica sono necessari anche degli aggiustamenti per allargare il consenso. Ma la questione di fondo rimane che quello proposto non è lo Ius Soli in Italia: naturalmente gli avversari di questo modello hanno utilizzato questa definizione per avversarlo... Credo ci sia anche un'altra ragione: ma questa è una mia opinione. E cioè il timore che approvando adesso tale Ius Soli si allargava la base di elettori e che questi elettori nuovi avrebbero potuto contraccambiare la maggioranza. Forse si poteva pensare ad una legge migliore che entrasse in vigore alle prossime elezioni”.

Si è parlato di Stati Uniti in pieno dibattito. Della figura di Trump: che è parsa forse non armonica a quella di Papa Francesco. Ma come si rapporta la cristianità coi modelli promossi dalla cultura liberal progressista di Obama? – “Io sono molto critico su alcuni aspetti. Perché purtroppo quello che è accaduto è stato recentemente descritto in un saggio di padre Antonio Spadaro, direttore de 'La Civiltà Cattolica', e di Marcelo Figheroa, che è un pastore protestante argentino: si è avviato un certo ecumenismo dell'odio. E così l'hanno chiamato. C'è una parte della destra americana che ha basato la sua alleanza con il mondo cattolico e protestante sostanzialmente sul tema dell'esclusione degli altri. L'idea, ad esempio, di costruire un muro per tenere alla larga i messicani; l'idea di restringere la possibilità di poter immigrare negli Stati Uniti, fondata sulla paura ed essenzialmente sulla paura... Ora, dal punto di vista liberal, l'ho capito il senso della domanda: e alcuni temi rimangono temi dibattuti”... Perdoni: anche il termine 'famiglia'? – “Esattamente. Ma anche Trump non è un esempio di famiglia”. …“Quello che intendo dire è che bisogna solo difendere la vita non solo nella nascita e non solo nel momento della morte, ma anche durante. E allora lo sforzo che si era fatto, ad esempio, con l'Obamacare e cioè con la possibilità di allargare la base di quanti beneficiano di un minimo di assistenza sanitaria, piuttosto che migliorarlo si è pensato, da parte di qualcuno, di affossarlo... E per paradosso è accaduto che una parte della destra americana illuminata, penso a John McCain, ha detto 'io non voto l'abolizione dell'Obamacare senza che si immagini una sostituzione migliore... io non voglio ritornare al passato e cioè quando i poveri non avevano nessun tipo di assistenza sanitaria'. Ora, da credente, da cristiano, mi interrogo: 'Ha più senso lo sforzo che è stato fatto di allargare la base di quanti possono ottenere un minimo di assistenza sanitaria? O ha più senso dire “io sono contro l'aborto”?'... Ha più senso dire di essere a favore della pena di morte? E come si concilia per un cristiano americano essere contro l'aborto ma a favore della pena di morte?”... E per quanto concerne il gender? – “Ma su questo, come dire, sono molto aperto a qualsiasi tipo di dibattito. Ma, secondo me, c'è un equivoco di fondo. Ed è pensare che Papa Francesco e la Chiesa abbiano in maniera aprioristica appoggiato un partito piuttosto che un altro. Anzi, il Papa sta cercando di trovare dei canali di comunicazione e di dialogo anche con l'attuale amministrazione americana. E non mi pare che la Chiesa non abbia denunciato il gender. Ma... Mi domando ancora una volta: 'Che senso ha per i cristiani americani denunciare il gender se quegli stessi cristiani possono essere favorevoli alla pena di morte, o alla guerra nel mondo, o alla vendita delle armi, o al non accogliere il migrante?' ...Quando molti di quegli americani, quasi tutti, discendono da migranti... Io ci trovo molte contraddizioni. Per questo è inutile girare intorno alle questioni. E, aggiungo: oggi la gran parte degli attentati terroristici americani prodotti da sedicenti veri americani non vengono, probabilmente, da americani di sinistra. Forse una domanda bisogna farsela”.

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