Lunedì 20 Settembre 2021
   
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La casa rossa diviene luogo della poesia nei versi della giovane Desiré

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Nel corso della Giornata dell’Arte on-line, organizzata dall’Ufficio scolastico territoriale di Bari, lo scorso 19 maggio, è avvenuta la premiazione del concorso “Non solo un ricordo”, bandito dall’Ufficio scolastico regionale della Puglia in collaborazione con la Consulta provinciale degli studenti. I destinatari del concorso sono stati gli studenti e le studentesse frequentanti gli istituti scolastici di istruzione primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado ai quali è stato chiesto di realizzare “un elaborato in formato scritto, grafico o video, avente ad oggetto una tematica inerente i fatti storici dell’Olocausto e delle Foibe anche in relazione alla propria regione di appartenenza”.

Vincitrice assoluta per la scuola secondaria di secondo grado è stata Desiré Petragallo, studentessa acquavivese del quarto anno presso il Liceo don Lorenzo Milani di Acquaviva, nell’indirizzo linguistico.

A lei ho voluto rivolgere questa intervista al fine di conoscere meglio una ragazza estroversa, amante della lettura e della scrittura, che ha reso orgogliosi la Dirigente scolastica della sua scuola, dott.ssa Maria Rosaria Annoscia, i suoi docenti e i suoi compagni.

Ciao, Desiré, come ti presenteresti a chi non ti conosce?

Sono una ragazza piena di vita, che ama stare con gli altri. Mi piace studiare, sono curiosa intellettualmente. Passo volentieri il mio tempo immersa nella lettura, prediligo la narrativa d’azione e quella horror, ma leggo di tutto perché immergersi nelle storie narrate dai grandi scrittori mi offre l’occasione di viaggiare con la fantasia, oltre il tempo e lo spazio. Amo anche la danza e il movimento in genere.

Sarà stato difficile per te attraversare questo ultimo periodo nel quale lo studio si è svolto quasi esclusivamente in didattica a distanza?

Sì, è stata davvero dura. Io considero il don Milani come la mia casa. Mi sono mancati gli amici di scuola, le attività, le lezioni in presenza, le chiacchierate. Nei momenti più difficili nei quali la solitudine e l’immobilità prendevano il sopravvento la lettura e la scrittura sono state di grande conforto.

Dimmi qualcosa in più sul tuo rapporto con la scrittura

Io penso di aver sempre scritto. Ho cominciato da piccola e continuo a farlo. Spesso per me stessa anche se ho già partecipato ad altri concorsi ottenendo sempre buoni
riconoscimenti. Non sono come molti miei coetanei che scrivono il proprio diario. Io scrivo ogni qualvolta quello che vivo o che mi sorprendo a pensare mi appare degno di essere fermato su un foglio di carta. Forse perché non voglio dimenticarlo, forse perché ha provocato in me emozioni particolari e mi è servito per conoscermi meglio e conoscere gli altri intorno a me.

Come hai saputo di questo concorso e perché hai deciso di parteciparvi?

La mia docente di italiano lo ha segnalato alla mia classe invitandoci a partecipare qualora ne avessimo avuto voglia. A me è piaciuto subito non soltanto per il tema, quello della Shoah, che trovo interessante e profondo, ma soprattutto perché il bando di gara invitava i partecipanti a collegarlo con il proprio territorio, costringendoli a riflettere sul fatto che questo triste momento della nostra storia ci ha coinvolto da molto vicino.

Come ti sei organizzata? Come sei arrivata a scrivere questo bellissimo testo poetico?

Ho iniziato col fare delle ricerche relative al nostro territorio e alla tematica dell’Olocausto e ho scoperto l’esistenza della Casa rossa, un grande stabile di due piani nell’area geografica di Alberobello. Decine e decine di uomini e donne di diversa nazionalità, cultura e religione sono stati imprigionati in questa casa durante le persecuzioni della seconda guerra mondiale, tanto da proporre questa costruzione quale memoriale della Shoah. È stato il più longevo campo d’internamento pugliese, una struttura istituita originariamente da Mussolini per detenere i nemici del regime, ma utilizzata fino al 1949 per incarcerare prima gli stessi fascisti e poi persone “indesiderabili”. Ho persino scoperto che in un campo di concentramento tedesco vi era un bunker denominato casetta rossa. Ho iniziato a mettere giù pensieri poetici senza badare troppo alla forma linguistica e soltanto alla fine di questa prima fase ho riletto tutto con attenzione chiedendomi se il modo nel quale avevo espresso alcuni contenuti fosse il più chiaro perché il messaggio arrivasse agli altri. Ho modificato, ridotto, rielaborato e soltanto a due giorni dalla scadenza della partecipazione al concorso ho inviato la mia poesia.

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Speravi di poter ottenere qualche riconoscimento? E come hai vissuto la cerimonia della premiazione?

Io sono sempre molto sicura di quello che faccio, che è sempre frutto di attenzione e dedizione, ma c’è comunque una parte di me che di continuo si mette in discussione. Ho ricevuto la notizia della vittoria da una delle mie insegnati. La mail era arrivata a scuola, io ne ero ancora all’oscuro. Devo ammettere che, anche se la premiazione è avvenuta attraverso una cerimonia a distanza, mi sono molto emozionata soprattutto quando mi è stato chiesto di leggere in diretta la mia poesia. Mi sono sentita orgogliosa di poter rappresentare la mia scuola, di regalare a lei una piccola soddisfazione grazie al mio lavoro. Ho sentito insieme la responsabilità e la gioia di questo premio. Conserverò gelosamente il ricordo di questa esperienza.

E’ stato molto piacevole intrattenermi con Desiré e scoprire quanta passione e impegno sprigiona il suo approccio alla scrittura. Per questo le auguro di continuare a considerare le parole come uno strumento privilegiato di conoscenza e di condivisione e di regalare a noi, quali suoi lettori, altri momenti di intensa riflessione come è riuscita a fare con la sua bellissima La casa rossa, della quale riporto i versi iniziali.


Eccomi qui, distesa sulla sabbia mentre fisso il cielo,
le protagoniste della scena siete voi, piccole stelle
ed io resto in silenzio guardandovi impreziosire la notte
ad un tratto una di voi incrocia il mio sguardo
vorrebbe urlarmi di sé ma
elegantemente sussurra se ho voglia di ascoltarla
ed io, onorata, ho attenzione solo per lei che inizia:
-“Dovrei essere educata ed iniziare con una presentazione
ma non ricordo più come mi chiamo
non ricordo più quanti anni ho
non ricordo più da dove vengo e dove sono nato
ma so dove sono morto.


(Desiré Petragallo)

 

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