Lunedì 18 Dicembre 2017
   
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Tangenti, assolti Povia e due commercialisti di Acquaviva

tribunale

E’ notizia certa, dopo le “voci” che in prima mattinata davano per certa l’assoluzione dell’ex sindaco Sergio Povia, a fine udienza la conferma: Povia assolto con formula piena perché il fatto non sussiste, e con lui Rocco Plantamura ed i commercialisti acquavivesi Antonio Martielli e Nicola Bruno.

In cinque minuti, alle 11.45 circa, la fine di un incubo durato due anni, sette mesi e dieci giorni per Rosa Fedora Celiberti - unica imputata per cui già era stata chiesta l’assoluzione «per non aver commesso il fatto» dallo stesso pubblico ministero Claudio Pinto, il quale a seguito delle vicende giudiziarie legate alle indagini “Domus aurea” aveva invece chiesto condanne a quattro anni di reclusione ciascuno per l’ex sindaco Povia e per il responsabile dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle Rocco Plantamura ed un anno e 6 mesi di reclusione per i commercialisti Antonio Martielli e Nicola Bruno.

Il rito abbreviato da marzo affidato al gup del Tribunale di Bari Alessandra Susca, ha subito alcuni rinvii prima di giungere alla sentenzSergio-Poviaa del 15 settembre.

Ricordiamo che il processo venne affidato al giudice Pentassuglia ed a seguito del suo trasferimento è “passato” alla Susca. Tra due mesi sarà resa pubblica la sentenza con le motivazioni che hanno portato all’assoluzione dell’ex sindaco che aveva chiesto il rito abbreviato, ed anche dell’ingegner Nicola Laruccia e l’architetto Nicola Manzo per i quali l’assoluzione con “non luogo a procedere” è giunta attraverso il rito ordinario.

A distanza di due anni e mezzo - gli arresti dei sette imputati ebbero luogo nel febbraio del 2015 - Povia esce quindi “pulito” dall’accusa di corruzione e turbata libertà degli incanti con presunta tangente di 100mila euro pagata da Posa per aggiudicarsi la gara di appalto per costruire alloggi popolari a Gioia, e se non ci saranno ricorsi dalle parti interessate - nello specifico da parte del Comune che in tale procedimento si è costituito parte civile ed ha chiesto di essere risarcito con un milione di euro -, la questione giudiziaria potrà definirsi a tutti gli effetti conclusa.

Per l’ex vicesindaco Francesco Paolo Ventaglini e l’imprenditore gioiese Antonio Posa, il processo prosegue.

 

Commenti  

 
#1 cico 2017-09-19 08:50
Assolti con la formula piena "perché il fatto non sussiste" significa che gli investigatori e i giudici hanno avuto le traveggole ed ora la conseguenza è che bisogna risarcire tutta questa "brava gente" colpita nell'onore e nella reputazione. Si farebbe bene aspettare invece saggiamente il deposito della sentenza e le sue motivazioni e capire se l'assoluzione piena è stata sentenziata ai sensi dell'art. 530 comma 1 o comma 2 perché tra il comma 1 ed il comma 2 c'è una differenza abissale perché se sono stati assolti con il comma 2 è solo perché non sono state raggiunte prove sufficienti per la condanna. Si tratta in pratica della vecchia condanna per insufficienza di prove la cui formula oggi non esiste più e si dice, invece, che l'assoluzione avviene "perché il fatto non sussiste". Una volta l'imputato assolto per insufficienza di prove poteva impugnare la sentenza per venirne fuori del tutto pulito ma ora non è più possibile impugnare una sentenza simile e si rimane assolti perché "il fatto non sussiste" ma sostanzialmente "per insufficienza di prove" se trattasi del 2° comma dell'art. 530 del c.p.p.. Quindi aspettiamo per capire bene la sentenza.
 

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