Il Gigante di Carta ha spiccato il volo...

u pallone_2019

In poco più di un’ora, senza non poche difficoltà e strappi imprevisti il pallone ha superato gli alberi dirigendosi in direzione di Gioia del Colle cadendo in una campagna nei pressi del Penny Market.

Per le incerte condizioni metereologiche il Comitato Feste Patronali ieri sera dopo aver diramato un primo comunicato che annunciava il rinvio ad altra data in accordo con gli organi competenti, ha poi anticipato il lancio del pallone alle 22.30 e precisato che lo spettacolo pirotecnico è rimandato a questa sera.

Il Gigante di Carta, dagli acquavivesi chiamato “U Pallone de la Madonne” ha riscosso anche quest’anno grande partecipazione di pubblico, molti i forestieri intervenuti così come tanti sono stati i concittadini residenti in altre città dello stivale e all’estero tornati ad Acquaviva per la festa patronale.

Un po’ di numeri sul Gigante di Carta…

Il Pallone realizzato dalla famiglia di Marco Dalò è alto ben 21 metri, ha un circonferenza di 42 metri, un diametro equatoriale di circa 13,4 metri, un diametro all’imboccatura di quasi 3 metri, una circonferenza della bocca di 9,2 metri e un peso complessivo di 120 kg. Per la sua costruzione vengono impiegati circa 80 kg di carta da taglio, 25 kg di farina destinati a realizzare una particolare colla, 15 kg di spago funzionale all’intelaiatura del globo. Nello specifico la struttura è ottenuta incollando longitudinalmente 18 ‘ferse’. Ogni fersa nel suo punto più largo segna 2,65 m viene rinforzata da una struttura in spago per scongiurare lo strappo durante il gonfiaggio che avviene mediante aria calda prodotta dalla combustione di paglia di orzo umida. La tradizione orale daterebbe il lancio del Pallone della Madonna al 1848, alcune tracce provenienti dall’archivio storico della Cattedrale di Acquaviva permettono di retrodatare tale usanza già al primo quarto di secolo dell’Ottocento.

Proponiamo ai nostri lettori la ricostruzione delle diversi fasi di lancio, osservate stando in prima fila a ridosso delle transenne per sperimentare l’attesa e l’emozione vissuta dal pubblico.

Con il sottofondo della banda sulla Cassarmonica impegnata a suonare gli ultimi pezzi, il Pallone, accuratamente ripiegato, è stato portato a spalla dai parenti e collaboratori del maestro Marco Dalò verso lo spazio antistante Palazzo Spinelli in piazza Vittorio Emanuele II.

I collaboratori hanno iniziato a montare i pezzi dell’intelaiatura in un abile lavoro di precisione, mentre altri hanno iniziato a srotolare la mongolfiera piegata su se stessa per poter essere trasportata dalla Scuola Elementare De Amicis. L’imboccatura di legno rappresenta il punto più vulnerabile della struttura è tramite questa che si procede al gonfiaggio.

Dal terrazzo alcuni collaboratori, di provata esperienza, hanno poi gettato la fune per essere agganciata al cappio del pallone che lentamente è stato issato sulla facciata di palazzo Spinelli.

Sono stati portati alcuni sacchi pieni di paglia, nel frattempo alcuni componenti hanno indossato maschere e guanti di protezione e sono entrati nell’imboccatura del pallone. Il fuoco è stato alimentato sotto l’occhio vigile ed esperto di Marco Dalò e un gruppo di uomini e donne procedeva al dispiegamento delle ferse.

Tutti hanno un compito ben preciso, è un lavoro di squadra, un attimo di distrazione potrebbe essere fatale. Per alimentare il pallone e produrre aria calda è stata usata paglia di orzo. I più piccoli della famiglia passavano piccoli fasci di paglia agli uomini posti all’interno del pallone, una vera e propria catena di montaggio, le donne supervisionavano le ferse pronte ad intervenire per apporre delle toppe ad incidenti di percorso. Un profumo di fieno fresco nell’aria, e poi la sensazione di calore, poi l’odore del fieno bruciato. L’operazione di gonfiaggio è stata realizzata da diversi uomini posizionati all’interno del pallone facendo la massima attenzione affinché il fuoco non intaccasse la carta.

Ad aiutare i membri del comitato e garantire l’incolumità e il lavoro dei collaboratori di Dalò le forze dell’ordine, la vigilanza, la C.R.I, i vigili del fuoco pronti ad intervenire in caso di pericolo.

Alla base del Gigante di Carta è stato poi collocato un piccolo cesto destinato a contenere del fuoco alimentato da stracci imbevuti di pece e petrolio per mantenere calda l’aria all’interno del pallone al momento di spiccare il volo onde evitare che si afflosci prima di essersi staccato da terra e aver percorso un congruo percorso aereo.

Non appena lentamente si è iniziato a solleva da terra gli uomini sul terrazzo di Palazzo Spinelli che reggevano la fune l’hanno tagliata permettendo al pallone di superare gli alberi e i palazzi stagliandosi nel cielo.

Dalla folla è partito un caloroso appaluso, fischi e urla di gioia, migliaia di osservatori con il naso all’insù hanno poi seguito le evoluzioni del velivolo fino a quando non è diventato un puntino luminoso nel buio della notte.

Il pallone ha portato con sé idealmente tutte le intenzioni che gli acquavivesi affidano alla loro protettrice, Madonna di Costantinopoli. La tradizione vuole che la contrada verso la quale si muove il pallone vedrà i favori di floridi raccolti.