Sabato 23 Marzo 2019
   
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Foibe, Marino Pagano: "La verità è scevra da interessi di parte"

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Il dovere del ricordo e la speranza di un nuovo messaggio. - La scorsa domenica del 10 febbraio si è proiettato "Red Land (Rosso Istria)" alla Sala Anagrafe del Palazzo De' Mari ad Acquaviva delle Fonti: un film storico-drammatico (2018) di Maximiliano Hernando Bruno, ambientato nella seconda guerra mondiale in Istria e sulla vita della giovane Norma Cossetto.

Marino PaganoIn un evento organizzato dai movimenti politici del centrodestra acquavivese (Forza Italia, Direzione Italia, Cristiani Democratici Liberi, Insieme per Acquaviva, Pistilli Sindaco, Oltre i Poli, IdeAzione, A Viso Aperto), con dibattito curato dal giornalista e ricercatore storico Marino Pagano, di Bitonto. A Pagano vanno le domande de "La Voce del Paese" al seguito della sua esperienza commemorativa. (Rubrica "Dal Basso")

Il nome posto a tema era “Acquaviva ricorda... Comunque!”: in occasione della 'Giornata del Ricordo' memore degli esuli del Confine orientale e delle vittime delle Foibe.

Partiamo da una domanda provocatoria, ma in cerca di una risposta moderna e razionale. - L'uscita del film 'Red Land', a suo dire, segna l'inizio della decadenza culturale della sinistra in Europa?

Marino Pagano: "Sarebbe difficile che un film possa riuscire in questo. Ritengo che l'operazione sia culturalmente interessante, però. In nome della verità storiografica pura, scevra da interessi di parte. Tanto è vero che, a ben guardare, dal film non esce bene nessuno. Ognuno ha le sue chiare responsabilità".

Paesi come la Slovenia e la Croazia mostrano oggi maggiore apertura al ricordo condiviso?

"Stando alle reazioni spropositate alle parole di Tajani, non direi affatto. Questo, ahinoi, è un serio problema. Ma resterà tale, una sorta di vulnus, un busillis, un neo politico e culturale che Paesi ormai in pace porteranno con sé come ferita per sempre. La storia guarda sempre lontano. Questo il mio augurio".

Il ventesimo secolo è stato, in Europa e nel nord del mondo, un secolo di violenza e di fallimenti dei regimi autoritari. Come, in futuro, potremo rafforzare il concetto di società civile, in senso democratico, e il 'ripensare' l'uomo? Servirà un nuovo umanesimo?

"Umanesimo la parola chiave, certo. E pensare che proprio all'uomo si richiamavano i regimi, all'uomo 'nuovo'. Forse in questo desiderio, in qualche maniera, già sovversivo e, per così dire, antinaturale, si prefiguravano i disegni totalitari e in nuce violenti e pericolosi. Sono le famose 'idee assassine' di cui ha parlato Robert Conquest. Urge, dunque, un umanesimo vero e puro, pienamente 'umano'!"

Rubrica Ambiente_Etica_Socialit


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