Martedì 21 Maggio 2019
   
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10 Febbraio, un testimone acquavivese alla commemorazione di Basovizza

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Un tema ancora aperto e attuale. Ad Acquaviva, pertanto, una sola data commemorativa non basterà. – La “Giornata del Ricordo”, durante la quale si commemorano i martiri delle Foibe e gli Esuli istriano-dalmati italiani in fuga dalla violenza di Tito, ha recentemente suscitato (come ormai già noto) un insieme di polemiche per via della complicata scelta della maggioranza Carlucci di bocciare una mozione presentata dall’opposizione di centrodestra e al fine dell’organizzazione di un solo momento istituzionale condiviso.

Fr Lopuzzo_Basovizza

La Voce del Paese (rubrica “Dal Basso”, Ambiente Etica Socialità) ha incontrato Francesco Lopuzzo, un cittadino acquavivese da sempre attivo sul tema “10 Febbraio” (con una esperienza già mutuata, oltre che da pubblicista locale, dall'Associazione culturale “ANAS Liberi Di”, cui tuttora esponente): quest’anno in visita alla foiba di Basovizza, frazione di Trieste, in occasione delle celebrazioni nazionali.

PASSIAMO ALLE NOSTRE DOMANDE. – Ha raggiunto le porte di Trieste e Basovizza. Ma perché era così importante esserci?

“Personalmente sono molto legato al tema della 'Giornata del Ricordo' sin dai tempi della scuola media, ben prima che venisse approvata la legge istitutiva del 2004: allorquando la cara Prof.ssa Giannone ne parlò per la prima volta in classe. Da allora ho sempre cercato di impegnarmi, nel liceo, all’università, nella mia Acquaviva, nelle scuole che mi hanno invitato, perché questi italiani, vittime della pulizia etnica del Maresciallo Tito, venissero debitamente ricordati e per sensibilizzare quanto più possibile l’opinione pubblica.

Quest’anno ho avuto la possibilità di recarmi nei luoghi del ricordo per la prima volta e sono rimasto fortemente emozionato nel vedere la commozione e la dignità di un popolo che ricordava i propri cari scomparsi. Tali sentimenti sono stati acuiti dal muro di silenzio omertoso contro cui, per oltre mezzo secolo, le urla di dolore si scontravano.

La Trieste del 10 Febbraio è stata un tripudio di bandiere tricolori per unire il nostro Paese in un sommesso ricordo. È stata un’esperienza che mi sento di consigliare a chiunque volesse 'toccare con mano' una delle pagine più nere della nostra Storia, barbaramente strappata dai libri”.

Ad Acquaviva, il centrodestra locale ha commemorato la Giornata del Ricordo con la proiezione del film 'Red Land - Rosso Istria', in Sala Anagrafe a Palazzo De' Mari, e con la presenza di un giornalista e ricercatore storico quale Marino Pagano. A suo parere, quanto la figura di Norma Cossetto è rispettata, e conosciuta, in Slovenia e in Croazia? O presso la gioventù italiana nelle scuole?

“Ci ho tenuto molto e mi sono personalmente speso nell’organizzazione affinché, a fronte di un vergognoso quanto inspiegabile atteggiamento istituzionale, Acquaviva celebrasse comunque il 'Giorno del Ricordo'. Ringrazio, per questo, i consiglieri e i coordinatori del centrodestra, i ragazzi che si sono impegnati nella riuscita, Marino Pagano e tutti i partecipanti per il momento di riflessione che Acquaviva ha potuto vivere. Non so quanto la storia di Norma Cossetto, giovane studentessa e giovane donna violentata e uccisa dai titini soltanto perché italiana e figlia di un podestà fascista, sia nota in Slovenia e Croazia. E di Norma Cossetto finite nelle foibe ce ne sono centinaia. Certo è che anche grazie al film 'Red Land' finalmente tanti studenti potranno comprendere gli orrori perpetrati dai comunisti a guerra finita.

Non è un caso se proprio quest’anno ho riscontrato negli studenti e nei loro rappresentanti un maggior interesse e molta curiosità su questi eventi. Ad ogni modo, mi risulta che le istituzioni nazionali siano già al lavoro perché tutti i libri di storia possano raccontare la pulizia etnica e l’esodo istriano-giuliano-dalmata degli anni Quaranta del secolo scorso”.

L'Amministrazione Carlucci ha risposto la deposizione di una corona di alloro in via Martiri delle Foibe: iniziativa presa dall'Assessora alla Cultura Caterina Grilli, in fascia tricolore. Mentre il Sindaco Davide Carlucci sarà direttamente impegnato il 15 a parlare di Esuli e Foibe assieme all'ANPI. Cosa ne pensa? Sarà presente a tale evento?

“Non capisco che senso abbia bocciare la proposta che era stata fatta di organizzare una giornata istituzionale e poi, in risposta alla doverosa e legittima presa di posizione della minoranza, prima tentare di propinare un patrocinio completamente illegittimo e contrario a quanto previsto dal regolamento, con i soldi dei contribuenti acquavivesi, e in seguito organizzare alcuni eventi che hanno tutta l’aria di essere contro-manifestazioni.

Circa l’evento del prossimo 15 febbraio, io spero che il rappresentante ANPI e lo storico che interverranno vorranno prendere le distanze dalle dichiarazioni di alcuni discutibili esponenti ANPI di Rovigo e di Parma che hanno commentato la tragedia delle Foibe in ottica negazionista, revisionista, riduzionista e giustificazionista.

Nel 2019 non è ammissibile chi ricorda ma pospone il 'però'. Di fronte alla tragedia, alle uccisioni, alle deportazioni, alla violenza perpetrati a guerra finita non può e non deve esserci nessun 'però'.

Il rispetto per chi ha perso la vita per la follia umana non può essere celato dal colore politico. E ciò valga sia per gli ebrei barbaramente sterminati nei campi di Auschwitz, Birkenau, Mauthausen, sia per gli italiani martirizzati nelle foibe e ci aggiungo anche il genocidio degli armeni e quello dei cristiani tutt’oggi in corso in molti Paesi dell’Africa e dell’Asia, di cui nessuno sembra accorgersi.

Cercherò, lavoro permettendo, di affacciarmi all’iniziativa, non fosse altro per salutare il mio amico Giuseppe Cosola, Sindaco di Adelfia, e per riascoltare, dopo tanto tempo, la voce del Sen. Pappalardo”.

UNA LEGGE E IL SUO RICORDO. – La legge n. 92 del 30 marzo 2004 menziona la “Giornata del Ricordo” come la “memoria delle vittime delle Foibe, dell’Esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del Confine orientale”. Circa 350.000 esuli: italiani istriani, italiani fiumani, italiani dalmati. Circa 11.000 vittime accertabili: fra esecuzioni e annessi eventuali stupri. E altre vite spezzate rimaste immerse nel mistero della storia, cui non è facile fare una conta: fra cose rimaste non più trapelate, ma che restano tragiche vicende del Confine orientale italiano. Fatti accertati fra il mese di settembre e quello di novembre del 1943 o dopo il 25 aprile del 1945. Con corpi, animati e inanimati, 'foiba o pallottola', gettati nelle cavità carsiche ad opera di partigiani titini.

La storia del Novecento, oggi, deve farci riflettere. E non negarsi: perché, in realtà, hanno sbagliato tutti i totalitarismi. Anzi: ha certamente sbagliato l'uomo, come tuttora oggi sbaglia. Ci resti memore, senza riserve, l'errore fascista, nazista, e comunista. Ma il fine deve restare la crescita morale della società civile e la sua evoluzione a tutela della democrazia come esercizio. A tutela della felicità e della dignità degli individui. Assieme alla riscoperta del concetto di persona e del dibattito sul limite dell'umano nella sua ragionevolezza. Guardando al superamento dell'uomo-rotella e sulla speranza di comprendere la necessità di un nuovo umanesimo partendo dalla complessità dell'oggi.

Rubrica Ambiente_Etica_Socialit

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