Giovedì 24 Gennaio 2019
   
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Nuovi Stili di Vita. Don Domenico Natale: “Siamo tutti connessi”

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Continua la collaborazione dell'Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Altamura con Adriano Sella

 

Adriano Sella_300x300_1Acquaviva, assieme a Santeramo ed Altamura, ha recentemente ospitato l'itinerario formativo di Adriano Sella, responsabile nazionale “Rete Nuovi Stili di Vita”. (Si può trovare in merito una speciale intervista posta direttamente sul numero locale di dicembre de 'La Voce del Paese'.) – L'itinerario “Parrocchia, ascolto dei poveri e stili di vita” è stata un'iniziativa promossa dall'Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva, in coordinamento con il Progetto Policoro. – Nel periodo compreso fra domenica 25 novembre e lunedì 3 dicembre.

Il messaggio. – Con la settimana dei “nuovi stili di vita” si è voluto intendere, in senso cattolico ed attuale, un insieme di dibattiti improntati sull'importanza del consumo critico e sulla qualità della convivenza umana e familiare, con una ricaduta sulle scelte concrete in risposta all'egoismo culturale diffuso e al tema dello spreco e dell'inquinamento. Una complessità così consegnata ad un quadro comune di riflessione mirante all'accoglienza dei nuovi “gesti concreti”: una visione che idealmente sposa il miglioramento delle relazioni umane e l'ecologia integrale recentemente promossa da Papa Francesco nell'enciclica “Laudato si'”.

Un quadro di “gesti concreti” pienamente promossi dall'Arcivescovo S.E. Mons. Giovanni Ricchiuti e dai direttori della Pastorale Sociale e del Lavoro, Don Domenico Natale (Tutor del Progetto Policoro); della Caritas diocesana, Mons. Domenico Giannuzzi; e della Pastorale Giovanile, Don Stefano Nacucchi.

Approfondiamo ora il tema dell'ecologia della vita quotidiana. – 'La Voce del Paese' (rubrica “Dal Basso”, 'Ambiente etica socialità') è con Don Domenico Natale: sacerdote, classe 1974, direttore dell'Ufficio della Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Altamura, e parroco della chiesa S. Maria Maggiore di Acquaviva delle Fonti.

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Cosa ha significato far vivere una settimana formativa, parlando dei nuovi stili di vita, con al fianco Adriano Sella? – (Don Domenico Natale) “È stato un momento molto interessante, soprattutto per un aspetto che abbiamo voluto coniugare: la vita cristiana con la concretezza, con la realtà. E quindi vangelo e vita o si interfacciano o sono collegati, oppure non sappiamo che farcene di un vangelo che resta nelle sacrestie o nelle liturgie. Il vangelo ha una implicazione sociale. Papa Francesco ce l'ha detto chiaramente: il vangelo è sociale o non è. Quindi, in questa dimensione, ci è sembrato importante interfacciarci con un'esperienza che è nata nella chiesa già da vari anni e che è la 'Rete Nuovi Stili di Vita': dove ci si misura quotidianamente proprio sul capire il proprio essere aderenti al vangelo con uno stile di vita senza andare nelle piazze a fare le grandi missioni popolari. Abbiamo voluto parlare dei nuovi stili in tanti ambiti: ad iniziare dalla famiglia; nel modo in cui utilizziamo l'acqua; al modo in cui spegniamo ed accendiamo le luci, i led. I consumi propri della vita familiare più spicciola. Fino ad arrivare a parlare di bilanci: come di bilanci solidali, di bilanci che tengono presente delle varie dimensioni proprie della vita concreta della famiglia. Abbiamo voluto poi anche applicare questa idea anche al mondo del lavoro: per questo ci siamo interfacciati col Progetto Policoro e soprattutto abbiamo voluto incontrare i più giovani per realizzare delle attività lavorative: noi le chiamiamo anch'esse “gesti concreti” grazie al sostegno contributo formativo ed anche di prestito come il microcredito per far nascere delle nuove realtà lavorative. E quindi ci siamo misurati sul discorso anche del lavoro: perché ha un impatto sull'ambiente; ha un impatto sulle relazioni; ha impatto sul modo anche di produrre. Un momento interessante è stato il contatto con i ragazzi nelle scuole: la mattina abbiamo incontrato soprattutto i ragazzi dei licei. È stato interessante perché, al contrario di quello che si pensa, i ragazzi si sono interessati: sono venute fuori tantissime domande e una grande attenzione. E un grande protagonismo: anche perché loro sanno bene i tempi cui vivono e dove rischiano di avere un futuro corto, un futuro segnato. L'ultimo aspetto che abbiamo voluto affrontare è il tema dei consumi. Perché anche qui noi possiamo fare dei voti col portafoglio nelle nostre scelte economiche. Noi possiamo incidere profondamente sull'ambiente, sul mondo del lavoro, sul modo in cui anche si è giusti nel pagare chi lavora. Perché no? Io credo che si possa rispondere al problema dell'emigrazione: perché se una persona dei paesi in via di sviluppo, dove ci sono le materie prime, ha la possibilità di restare a casa a lavorare, esempio il caffè o il cacao, certamente non abbandona la propria terra per venire dalle nostre parti. E quindi se noi compriamo dei prodotti che hanno rispettato le persone che hanno lavorato, noi le aiutiamo a rimanere. Si badi che la nostra riflessione è stata veramente integrale: abbiamo provato a toccare tutti questi punti e ci siamo serviti proprio della presenza del coordinatore nazionale di questa rete”.

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Come nasce la collaborazione fra l'Ufficio diocesano locale della “Pastorale Sociale e del Lavoro” e la “Rete Nuovi Stili di Vita”? E quale continuità? – “Il nostro rapporto con la rete è in essere già da vari anni. Con l'Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro della diocesi di Altamura, aderiamo già da una decina d'anni. Ci incontriamo nelle varie aree: noi siamo nell'area mediterranea. Di solito ci incontriamo a Pescara un tre-quattro volte l'anno per il coordinamento, e insieme progettiamo anche per fare 'attività sussidi' e anche 'strategie manifesti' per promuovere questo stile nei vari territori. Chiaramente abbiamo approfittato della disponibilità di Adriano Sella per la formazione a tutti gli operatori pastorali della diocesi. Questa è una grande novità: per la prima volta, la formazione ai catechisti, anche dei bambini, o degli animatori dei giovanissimi o dei gruppi famiglie. La formazione diocesana è stata fatta su un tema sempre coerente ma che non era strettamente legato ad un sacramento. Per il futuro, chiaramente continuiamo ad aderire. Continuiamo a promuovere i tanti sussidi che sono un po' in giro sui bilanci partecipati e sulle strategie dei nuovi stili di vita. Come sui boicottaggi, su quelle che sono anche le strategie di consumi. Poi, concretamente, abbiamo già cantierizzato, nei prossimi mesi, da gennaio a maggio, la formazione dei giovani nelle scuole. Continueremo a fare dei laboratori nelle scuole con la collaborazione dei docenti di religione. E questa è la novità: abbiamo firmato un accordo con il liceo di Gravina per fare un percorso di formazione scuola-lavoro su questi temi. Con visita poi nelle aziende, formazione in classe. E approfitteremo di questo strumento per fare un piccolo progetto pilota. Altra cosa concreta per il futuro, abbiamo approfittato di questi giorni per rilanciarla: è la bottega del commercio equosolidale, 'La Bottega del Cuore' che abbiamo qui ad Acquaviva. Promuoverà a breve delle serate di approfondimento su un prodotto, su un tema: continuerà questo lavoro. E stiamo provando anche nel resto della diocesi a far nascere delle realtà similari: la realtà del tutto sfuso, la realtà del biologico anche nelle altre città. Questo è già in cantiere per i prossimi mesi”.

Perché è importante, oggi, parlare di ecologia integrale; ecologia umana; ecologia della vita quotidiana? Nozioni utili o crescente esigenza di un manifesto sociale? – “Questi giorni noi li abbiamo sentiti come una necessità. In realtà, avevamo già promosso in ottobre un momento, una settimana per l'ambiente. E con la Gi.Fra, con l'Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, i migranti, l'Ufficio Migranti, la Caritas. E il culmine di questo momento è stata anche la riflessione che abbiamo fatto con Don Maurizio Patricello: sacerdote della Terra dei Fuochi. Dove ci siamo resi conto di come realmente siamo in una situazione dove ci stiamo facendo del male. Lui dice chiaramente: 'Io parlo a tutti gli uomini e uso anche questa categoria un po' forzata. Ma se vogliamo iniziare a pensare al nostro ambiente è perché ci teniamo: l'amiamo perché siamo amanti della vita e cristiani, e lo facciamo perché siamo egoisti'... Ha usato proprio questa definizione e mi ha colpito molto. Sempre poi Don Maurizio: 'Ai mafiosi ho detto che state morendo anche voi per i rifiuti tossici; per questi fumi. Perché si sono malati anche loro'. Se non capiamo che ci stiamo distruggendo e che quello che ha detto papa Francesco nella 'Laudato sì' è valido. Ovvero che la terra è nostra casa e che i primi responsabili della nostra casa siamo noi. Ecco perché nuovi stili di vita: perché se iniziamo a cambiare e poi ci mettiamo insieme, ecco lo stadio seguente... quello comunitario dei gruppi. Poi, passiamo allo stadio istituzionale: perchè anche lì ci sono altre responsabilità. A fare delle scelte politiche, delle scelte strutturali. Però se noi partiamo dallo stato principale, da casa nostra, non chiamiamo certamente il sindaco per chiudere e sistemare un tetto, i rubinetti, no?... Lì lo facciamo noi. Poi ci interfacciamo con le istituzioni per curare le strade e tutti glia altri servizi. Quindi se la terra è la nostra casa, noi non possiamo più pensare di sfruttarla senza un futuro. Non possiamo più pensare che siamo i padroni assoluti: perché siamo inseriti in questo sistema. Ecco l'integralità di questa ecologia, siamo dentro. Quindi, se una parte non funziona, va in cancrena poi l'altra. E si ammala. Siamo tutti connessi”...

Il 'tutto abbracciante'... – “Infatti. Questo aspetto è vitale: non possiamo più dormire o dire non mi interessa. Perché la famosa isola della plastica sta in un oceano lontano da noi. No. Perché adesso pure nei mari meravigliosi abbiamo un problema. Quando io mi faccio la nuotata d'estate, ogni volta mi devo raccogliere della plastica pure nel costume e toglierla via: quindi è un problema che ci riguarda un po' tutti. Ci tocca tutti. E così anche quello del cambio del clima per la Terra: abbiamo fatto la Giornata del Ringraziamento, abbiamo visto i nostri contadini intristiti quest'anno. Non si è salvato un raccolto. C'è una ferita profonda nella terra. Per non parlare di quello che noi mangiamo: le crescenti intolleranze alimentari, i tumori. Ormai i medici stanno dicendo che una delle cause più importanti di tumori è quella nell'alimentazione. O forse nelle protezioni intensive, nell'uso di pesticidi. O tutta un'altra serie di cose. Quindi non possiamo più fare a meno di pensare che queste cose non ci appartengano. Oltre ad un altro aspetto che sono le risorse. Abbiamo visto proprio i dati in questi giorni: questo calcolo che si fa delle risorse della Terra... È dagli anni '70 che noi consumiamo in anticipo quello che potremmo consumare tutto l'anno: quest'anno, ad agosto, noi avevamo già esaurito quelle che erano le risorse del 2018. Questa cosa è paurosa. Restiamo inerti. Ma andiamo verso l'autodistruzione. E questo discorso non è più una teoria, e non è più un pallino di alcuni sensibili, di alcuni pacifisti, e di alcuni ambientalisti”.

È giunto il Natale anche quest'anno. Nulla togliendo al primato della Pasqua cristiana nella sua Rivelazione, quale messaggio può far riflettere e unire i cattolici? – “La nostra riflessione è quanto mai attuale: in questo periodo natalizio, dove gli stereotipi si sprecano sul buonismo o su tutto un modo di essere belli in maniera apparente, il Natale è diventato una vetrina del consumismo e una vetrina del ricordarsi degli altri in maniera molto artificiale. Per questo la riflessione sui 'nuovi stili di vita', su una sobrietà, diventa fondamentale. Perché non possiamo riempire i nostri armadi di cose inutili in nome di 'un pensare di ricordarci degli altri' quando poi magari tutto l'anno ci sentiamo anche diversamente e ci consideriamo con 'il forse c'è bisogno'... proprio nel vangelo della scorsa domenica abbiamo sentito Giovanni dire alle folle che andavano da lui, mentre gli chiedevano 'cosa dobbiamo fare, per rendere bella la nostra vita, e dare un senso al nostro essere uomini in ricerca'... E lui ci dona questo semplice consiglio 'se avete due tuniche, una condividetela con chi non ce l'ha; se avete del cibo, condividetelo con chi è affamato'... Ecco quanto mai attuale questo tema della condivisione, come anche quello della giustizia e del dare a ciascuno il suo dopo aver fatto il proprio dovere. Cosa che si allaccia al tema della legalità, del rispetto delle leggi. E con tutto questo discorso sui nuovi stili di vita, sul consumo responsabile, e sull'attenzione alle persone... penso che ce ne sia proprio tanto bisogno. Ma non in maniera commerciale, in maniera consumistica, apparente. Se il Natale tenta l'occasione per recuperare le relazioni; per andare oltre l'indifferenza; per vivere una vita più attenta alla natura e a quello che consumiamo e alla qualità dei cibi e come vengono rispettate le risorse, allora ha un senso. E l'augurio può essere proprio questo: che possiamo vivere meno di consumismo e più di relazioni umane”.

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