Martedì 16 Ottobre 2018
   
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Puglia, speso oltre 1 miliardo di euro in giochi d’azzardo

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Stando a quanto riporta la versione online di un noto dizionario, col termine “baratteria” si può intendere “attività di chi teneva banco di gioco” oppure “luogo dove si giocava pubblicamente”. Di sicuro c’è che questo termine, e contestualmente l’attività ad esso legata, erano già noti fra il XIII ed il XIV secolo.

Si trattava di un fenomeno diffuso principalmente nei comuni dell’Italia centrale, fra le attuali Toscana ed Emilia Romagna. Inizialmente spontanea e tollerata dalle autorità locali, col passare del tempo fu prima riconosciuta e tassata con una gabella, quindi scrupolosamente regolamentata dai signorotti del territorio. Nella Firenze a cavallo fra Medioevo e Rinascimento aveva perfino un proprio gonfalone (sfondo bianco con al suo interno dipinti i barattieri intenti a giocare) e un rappresentate (indicato dai termini “potestas barateriorum”) che non solo doveva intrattenere rapporti con le autorità, ma per quest’ultime svolgeva anche altri compiti.

Proprio questi luoghi, le baratterie, sono spesso indicate come le antesignane delle moderne sale da gioco. E l’Italia può vantare un altro primato a livello mondiale: quello di essere lo Stato col più antico casinò ancora in attività. Si tratta della casa da gioco all’interno di Ca’ Vendramin Calergidi, sul Canal Grande a Venezia, inaugurata nel 1638, prima ancora della nascita degli Stati Uniti d’America, Paese spesso erroneamente indicato come la patria del gioco d’azzardo.

Completano l’offerta a disposizione dei giocatori d’azzardo altri tre casinò offline presenti sul nostro suolo: Campione d’Italia, Saint-Vincent e Sanremo. Insomma, tutte strutture situate nel nord del Paese, nelle vicinanze dei confini nazionali. Aree scelte per evitare che gli italiani si recassero all’estero per giocare d’azzardo.

E così più volte negli ultimi venti, trent’anni si sono rincorse le voci sull’apertura di nuovi casinò. Strutture che avrebbero dovuto posizionarsi in luoghi ad alta vocazione turistica. Ma alla fine i progetti sono sempre rimasti sulla carta.

Anche perché dal luglio del 2011 le autorità italiane hanno autorizzato il gioco d’azzardo online su siti col suffisso “.it” e autorizzati AAMS, come per esempio quello che si aprirà cliccando questo link. Neanche sette anni e questo passatempo ha superato la spesa (somme giocate meno vincite incassate) del miliardo di euro, tanto da valere più di un punto percentuale di PIL.

Per quanto riguarda la Puglia, i dati comunicati dai Monopoli di Stato alla presentazione del Piano Regionale 2017 a contrasto del gioco d’azzardo patologico, raccontano di una spesa pro-capite pari a 321,77 euro nel corso del 2016. Un dato inferiore alla media nazionale, che è stata di 339,40 euro. Soprattutto che colloca il Tacco d’Italia in sedicesima posizione se stilassimo una classifica con i dati ripartiti regione per regione. Anche se poi, prendendo in considerazione un altro valore, vale a dire la spesa totale regionale, scavallando di poco il miliardo di euro (1,089 milioni) la Puglia risalirebbe fino alla nona piazza.

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