Lunedì 18 Dicembre 2017
   
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Gianfranco Amato: “Rapporti pessimi coi media, interessati al centrodestra”

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Incontro esclusivo de “La Voce del Paese” con l'avv. Amato, “Giuristi per la vita”, dopo il clamore per l'ultimo evento organizzato a Palo del Colle

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'Il nuovo liberalismo culturale cerca appunto di creare potenziali consumatori ed un'ottica che è molto pericolosa: evoca il temuto processo di random omologazione del Pasolini. Oggi quando papa Francesco parla di dittatura del pensiero unico sa cosa dice'. – Parlava così, qualche anno fa, l'avv. Gianfranco Amato, esponente guida di “Giuristi per la vita”: era in occasione dell'evento “Famiglia e ideologia gender” ad Acquaviva delle Fonti, presso l'oratorio S. Domenico Savio, lo scorso 27 aprile 2016. Con il fine di parlare di tutela della famiglia come società naturale e di un occhio attento ai diritti all'infanzia. – Tutto ciò, in un solco dialettico predefinito: orientato sia da valori cattolici tradizionali che da quelli giusnaturalisti.

OGGI – È noto che gli argomenti sollevati da Amato possano ancora dividere l'opinione pubblica: poiché è fatto indubbio che la nostra società vada laicamente avanti, cercando come può l'estensione, in esercizio delle libertà, dei diritti dei singoli. Tuttavia, è anche vero che viviamo nel medesimo esercizio di libertà: come quella di porsi delle domande. Come argomenti sulla stepchild adoption, sulle unioni civili a tre persone, o sull'incesto: tre casi non ancora tipicamente italiani. E si vuole identificare il vero protagonista delle domande: il diritto all'infanzia. E come esso si confronta oggi in una società che resta ancora in crisi economica, atomistica, consumistica. Che non fa abbastanza figli ed incoraggia le nuove generazioni a lasciare il paese.

Fra la_genteSu questi temi, che possono essere affrontati da qualsiasi compagine politica, l'avv. Amato – che 'La Voce del Paese' ha incontrato subito dopo l'evento “Invertiamo la rotta” a Palo del Colle – non fa altro che esporre il suo punto di vista: in un contesto sociale dove sa di perdere, che ormai propone solo la cultura del relativo; dove c'è un universo vasto e globalmente unico, e dove ogni punto nello spazio è ora un potenziale centro. E l'unica certezza restano i consigli per gli acquisti o il monitoraggio delle opinioni tramite un punto, fra quelli apparentemente infiniti, più emergente in fatto di autorevolezza: il politicamente corretto.

In questo scenario intrigante nella struttura, curioso per alcuni, fantasticato per altri, e che sembra dall'esterno ormai prossimo nel bussarci alla porta, c'è anche un aspetto tipicamente italiano: ovvero la necessità di scendere politicamente in campo.

L'ASPIRAZIONE POLITICA – Ecco che “Giuristi per la vita” si traduce ne “Il Popolo della Famiglia”. Ma cos'è “Il Popolo della Famiglia”?

Gianfranco Amato: “Il Popolo della Famiglia nasce dall'esperienza del Family day. È un movimento politico che ha la pretesa di dare rappresentanza a quel mondo cattolico che ha partecipato alla grande manifestazione, sul presupposto che per quanto riguarda i princìpi non negoziabili come vita, famiglia, libertà di educazione, non si può assolutamente ammettere nessuna libertà di coscienza o di astensione. Cioè sono princìpi che vanno difesi senza se e senza ma. E i rapporti coi media ultimamente sono pessimi: oggi viviamo in una dittatura del pensiero unico”.

Sulle prossime elezioni: “Il Popolo della Famiglia ha la pretesa di candidarsi. L'idea è quella di sostenere un futuro governo di centrodestra: però, in una posizione non di subalternanza ma di pari dignità. A noi piacerebbe, per brutalizzare l'esempio, fare quello che sta facendo Alfano col PD, con la differenza che Alfano condiziona il governo per proprie strategie, e noi invece vorremmo condizionare il futuro governo di centrodestra sui princìpi non negoziabili quali vita, famiglia, libertà di educazione”.

Ma 'Il Popolo della Famiglia' è un partito o è un think-tank socio-conservatore? “Entrambe le cose. Ed è una cosa nuova: infatti ovviamente sarebbe stato assurdo riproporre ormai la formula ottocentesca del partito classico che ha fatto la sua storia. Non facciamo antipolitica, in un momento particolare del nostro paese. Direi che sono stati importanti gli esempi, anche aventi lati negativi, del Movimento 5 Stelle: che è interessante nella struttura, ma per noi negativo nei contenuti. Ma non può mancare l'aspetto culturale: perché non si può fare politica senza identità di cultura. Se la politica non diventa cultura è soltanto banale gestione del potere. A noi non interessa assolutamente la banale gestione del potere. Non interessa assolutamente cariche e poltrone, ma interessa dare un valore aggiunto culturale... arrestando una rivoluzione antropologica in atto che sta attaccando al cuore di valori come la vita, la famiglia, e la libertà di educazione. Forse qui il termine rivoluzione è più sul merito: noi sappiamo, ad ogni modo, il merito di poteri influenti e transnazionali”.

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