Sabato 25 Novembre 2017
   
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Sacrilegio Lgbt: la chiesa di S. Angelo set per i diritti trans

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“Il trans in chiesa vestito da sposa, il modello a far da marito, l’altare con le candele e i fiori di contorno”. E’ la blasfema immagine che compare nella copertina del calendario dell'Associazione Nazionale Transgender Italia (ANTI) fondata alcune settimane fa dall’ex manager dei Vip Manila Gorio.

Un calendario hot, con 12 scatti d’autore realizzati in Puglia, che apprendiamo, si pone come obiettivo quello di chiedere a gran voce al Parlamento italiano il riconoscimento e la tutela dei diritti dei transgender nel nostro Paese".

“Una provocazione”, la chiama lui, che però si fa chiamare rigorosamente lei. Una profanazione invece, perché quegli scatti, fatti per rivendicare il diritto dei transgender a sposarsi e adottare figli, sono stati rubati in una chiesa italiana. A insaputa del parroco, o forse a parroco gabbato, questo lo dovrà stabilire la magistratura”.

Nei giorni scorsi la nostra cittadina è stata teatro di un singolare set fotografico.

Ad accendere i riflettori sulla nostra comunità è proprio la foro di copertina che ritrae i provocatori in chiesa. Il calendario lascerebbe intendere che alla produzione abbiano partecipato diverse maestranze evidenti nella buona qualità delle foto, presenza di comparse, studio attento delle pose e cura dei set. Non sarebbero, però, precisati i luoghi in cui sono stati fatti quegli scatti fotografici.

Ad alzare il polverone su questa delicata questione l’articolo clicca qui di Andrea Zambrano “Sacrilegio Lgbt: chiesa violata diventa set per i diritti trans” pubblicato su la Nuova BQ nel quale si rivela che il finto matrimonio trans è stato realizzato nella chiesetta di Sant’Angelo.

“Sì siamo stati in una chiesa –spiega a Zambrano il fotografo professionista Vito Russo – ma non so se posso dire di quale chiesa si tratti. Se volete vi do il numero di Manila Gorio”.

Al telefono l’autore del calendario è gentile: “Si tratta di una chiesa di Acquaviva delle Fonti, la produzione mi ha detto che si chiama chiesa di Sant’Angelo”.

Chiediamo: “Si rende conto della profanazione compiuta?”. “Bè questa è la sua opinione – risponde – e la rispetto perché siamo in democrazia. E comunque il mio intento con quel calendario era proprio quello di provocare”.

Andiamo oltre e chiediamo se ad aprire le porte per il set c’era un sacerdote o un sagrestano: “Non so di preciso, ma qualcuno c’era ad aprirci. La produzione mi ha detto che era tutto a posto”.

La chiesetta in questione, è la più antica della città, gravita nella giurisdizione della Cattedrale di Acquaviva delle Fonti, parrocchia S. Eustachio. Zambrano, apprendiamo ha poi contattato telefonicamente il parroco Mons. Domenico Giannuzzi: “Lo escludo nella maniera più assoluta, nessuno mi ha chiesto nulla” e mostrato al sacerdote la foto dello scandalo. “Sì, è la chiesa di Sant’Angelo, ma non riesco a capire come sia potuta accadere una cosa del genere”. Il sacerdote dice di apprendere da quella telefonata dell’esistenza di questo calendario e che la chiesa è stata utilizzata come set. E prova a darsi una spiegazione: “La chiesa è chiusa quasi tutto l’anno perché vi diciamo messa poche volte, forse si sono intrufolati nei giorni della sagra del patrono perché era aperta al pubblico”.

Sarà la magistratura ad appurarlo, prosegue Zambrano, il parroco gli avrebbe confidato di voler intraprendere ogni tipo di azione legale per impedire la circolazione del calendario: “Cercherò il vescovo e studieremo le contromosse legali”.

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