Lunedì 20 Novembre 2017
   
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Un’esperienza di condivisione e accoglienza

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Granelli di senape e C.A.R.A.

 

Il Centro Socio educativo Granelli di Senape di Acquaviva delle Fonti ha ospitato dall’11 al 21 luglio un gruppo di dodici bambini provenienti dal Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo di Bari- Palese (C.A.R.A.), ente Gestore Soc. Coop. Soc. Auxilium.

I bambini, di nazionalità eritrea, accompagnati da Rossella Perrone, Educatrice professionale presso il C.A.R.A., sono stati coinvolti nelle attività estive del centro Granelli di Senape, hanno partecipato ai laboratori e ai giochi a squadre creando momenti di scambio culturale inseriti nella normale quotidianità.

Granelli di senape è  una  comunità  educativa,  nata dall’esperienza dell’Associazione Theotokos e della parrocchia S. Eustachio di Acquaviva delle Fonti e gestito dalla Cooperativa Sociale “Mosaici” e dalla parrocchia stessa. Attualmente ospita oltre sessanta bambini in condizioni di disagio familiare o con disabilità. Al centro della missione educativa di Granelli di Senape c’è l’accoglienza, motore di ogni azione. È questo il motivo per il quale ragazzi diversamente abili e normodotati collaborano, svolgono le stesse attività estive e convivono serenamente, anzi, sono sostegno gli uni per gli altri.

La collaborazione con il C.A.R.A. nasce proprio dalla volontà di sperimentare un’altra forma di accoglienza e di apertura all’altro. Ed è solo l’inizio di una serie di iniziative che si svolgeranno durante tutto il prossimo inverno.

Abbiamo intervistato la dott.ssa Maria Antonietta Montedoro, Psicologa Clinica presso C.A.R.A. di Bari- Palese per Soc. Coop. Sociale “Auxilium” per poter mettere a fuoco l’esperienza appena vissuta.

Quest’ anno il Centro Socio Educativo “Granelli di Senape” ha ospitato i bambini provenienti dal C.A.R.A. Da cosa nasce l’idea di un gemellaggio con noi?

La collaborazione tra il Centro Socio Educativo Granelli di Senape e il Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo di Bari- Palese, ente Gestore Soc. Coop. Soc. Auxilium, nasce dall’esigenza di creare un” luogo di incontro e di aggregazione” in cui strutturare progetti e azioni orientate all’inclusione e all’integrazione dei minori stranieri presenti sul territorio Italiano.

Assistiamo sempre più, negli ultimi tempi, ad una scia migratoria popolata per lo più da nuclei familiari monoparentali, con figli che hanno in media dai 2 agli 11 anni, scappati da realtà particolarmente drammatiche ed a tal punto devastanti per cui unico spiraglio di speranza alla sopravvivenza è stata la fuga. Vi è da immaginare il carico emotivo con il quale giungono qui da noi, greve per un adulto e altamente pervasivo per un bambino, fardelli di storie troppo pesanti da reggere e da portare, per la quali unico sollievo è la certezza di esser sopravvissuti; per questo, la rete sociale “ospitante” ha il dovere e l’obbligo di sostenere e alleggerire, fornendo assistenza nell’emergenza, accoglienza e calore nella permanenza e professionalità in itinere , azioni progettate in base alle necessità di cui le altre culture si vestono. Mossi da ciò, si cerca quotidianamente di costruire una rete sociale solida pronta a rispondere alle esigenze dei soggetti più deboli e vulnerabili, i minori, spesso costretti ad adattarsi ad una realtà che per quanto possa essere accogliente, non è la loro “terra”. Creare quindi, momenti di incontro con il “nuovo Paese” sgretolando etichette e stereotipi sottesi a forme di pregiudizio sociale fornendo la possibilità di “respirare un’infanzia” probabilmente mai vissuta, ecco che diviene fattore protettivo in grado facilitare processi di rimodellamento identitario finalizzati alla ri- costruzione di un nuovo concetto di “appartenenza”.

Al contrario, la mancata conoscenza e integrazione delle diversità culturali e i conflitti che ne potrebbero derivare, sono spesso alla base delle difficoltà di inserimento dei minori migranti; tali difficoltà potrebbero portare all’avvio di un percorso di marginalità sociale, che potrebbe sfociare nella passività delle aspettative assistenzialistiche o ancor peggio, in fenomeni di microcriminalità.

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 Hanno vissuto altre esperienza di accoglienza di questo tipo?

In seguito allo sbarco, il primo approdo per i migranti è rappresentato proprio da Centri di prima Accoglienza pari al nostro per cui, la prima realtà con la quale sono entrati in contatto i nostri ospiti è il centro da noi gestito.

Credo sia doveroso però, partire da ciò che noi consideriamo con il termine “accoglienza”, inteso tanto nella sua accezione logistica, quanto nel suo più profondo significato simbolico. Per quanto riguarda il primo aspetto, il Centro è organizzato come una piccola città, pronta ad” accogliere”, in rete, le numerose e diverse esigenze, di cui si fanno portatori i migranti; l’idea principe che ha mosso tale tipo di “organizzazione del lavoro”, è stata la certezza che solo la presa in carico globale dell’individuo può consentire risposte adeguata alle richieste attraverso modalità che per lui e solo per lui calzano perfettamente.

Per questo, le diverse figure professionali che lavorano costantemente nel Centro, costituiscono l’immagine di quello che dovrebbe e deve essere la rete sociale allargata che prende in carico lo straniero, operando anche preventivamente al fine di scongiurare l’instaurarsi di situazioni di disagio.  

All’interno del centro vi sono diversi servizi: dal servizio socio- psicologico, costituito da psicologi, assistenti sociali ed educatori, ai mediatori culturali che costantemente affiancano i diversi professionisti, al servizio Sanitario con medici e figure sanitarie specifiche, al Servizio Legale, in aggiunta vi sono altri operatori che collaborano nella gestione quotidiana del Centro.

Nell’accezione più simbolica l’accoglienza si veste di un significato più profondo, fatto di emozioni, riorganizzazione e ristrutturazione nell’ambito della bi- culturalità, di inclusione e integrazione, della possibilità di realizzazione di sé, di costruzione di nuovi punti di riferimento e quindi di relazioni sociali che consentono l’instaurarsi di sentimenti di appartenenza e identificazione. Inoltre, per i minori nello specifico, accogliere significa inserirli in un più ampio e strutturato progetto psicopedagogico in cui sostenere il senso di “doppia appartenenza”, attraverso programmi individualmente strutturati e/o l’immersione in luoghi di socializzazione e aggregazione esterni.

Sulla base di ciò, possiamo affermare con certezza che le famiglie attualmente residenti presso il Centro di Accoglienza sono, nella maggior parte dei casi, alla loro prima esperienza di “reale accoglienza” considerata tale poiché al termine di un percorso migratorio caratterizzato da imprevedibilità, fuga, timore e incertezza. Permangono da noi per il tempo necessario ad espletare la pratica di Richiesta di Asilo, tale attesa, spesso, alimenta il senso di impotenza e smarrimento propedeutici all’instaurarsi di condizioni di rischio che non facilitano il percorso di integrazione culturale.

Cosa significa lavorare con i bambini che si portano dietro esperienze difficili?

Lavorare con i minori stranieri e con le loro famiglie richiede contemporaneamente: un investimento emotivo notevole, richiesto dagli impervi percorsi di vita connotati da sentimenti nostalgici e vissuti di perdita tanto reali quanto simbolici di cui questi sono portatori e, un lavoro multidisciplinare solido e complesso, sostenuto da figure professionali esperte nel settore.

Vi è una difficoltà di fondo nel lavoro con i minori: i bambini sono sottoposti ad un duplice processo di acculturazione e socializzazione, che determina, tra l’altro, una lacerazione tra istanze culturali e affettive in conflitto con quelle di cui sono portatori i genitori e quelle del Paese di arrivo. Al minore è affidato il difficile compito di mediare tra due mondi lontani, che tra l’altro tendono a proporre modelli di identità etnica estremamente differenti in cui la famiglia tende a proporre un’etnicità simbolica ormai lontana e, la società in arrivo, un’etnicità folkloristica o di esclusione. Proviamo ad immaginare in che limbo si trovi il minore, che spesso, in tali situazioni, mette in atto strategie e soluzioni dalle numerose sfaccettature che risentono del tipo di legame che si è instaurato tra i diversi agenti con i quali si trova ad interagire: dalla resistenza culturale, alla marginalità, all’adesione e assimilazione dei nuovi costumi sino al raggiungimento della doppia etnicità.

Il lavoro con i bambini, quindi, si muove a partire dalla valutazione del loro grado di vulnerabilità che si colora di una maggiore o minore intensità sulla base delle risorse e dei punti di debolezza che lo stesso presenta.

Ci troviamo spesso a lavorare sul concetto di separazione, di elaborazione del lutto e di processi di modellamento identitario, con l’accento sul clima di conflitto interetnico e interculturale in cui essi avvengono; in ambito prettamente infantile, assistiamo spesso ad una minore resistenza a fattori nocivi e aggressivi, tale che una variabilità estrema nel processo di crescita, ha un maggior rischio di provocare una significativa disfunzione, un dolore intenso, un arresto o uno sviluppo minimo delle potenziali abilità e capacità. Questa fragilità si manifesta sul piano psicologico attraverso sensibilità e debolezze, reali o latenti, immediate o differite, stagnanti o esplosive.

Vi è da considerare che l’essere umano è il risultato di diversi fattori che simultaneamente influiscono sulla sua individuale personalità, strutturandola e modellandola nel corso del tempo; caratteristiche temperamentali, caratteriali, familiari e sociali, congiuntamente a eventi esterni normativi o paranormativi, influiscono significativamente sul più ampio concetto di costruzione del sé. In questi bambini il normale processo di costruzione del sé è interrotto da eventi stressanti difficili da gestire e da integrare in una nuova immagine, inoltre non possono contare sulla funzione contenitiva e delle volte consolatoria che i genitori hanno, poiché questi ultimi, sono a loro volta impegnati nella costruzione di una nuova identità e di una progettualità futura.

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Ci può descrivere come si svolge una giornata tipo nel C.A.R.A.?

Descrivere una giornata tipo nel C.A.R.A è abbastanza difficile poiché oltre ai nuclei familiari vi sono uomini e donne singole pertanto, le attività, sono strutturate costantemente sul bacino di utenza e sulle necessità che di volta in volta lo stesso richiede. Certo vi sono progetti continuamente attivi: dalla scuola tenuta da docenti e mediatori culturali, alla ludoteca, suddivisa per fasce di età, a progetti mirati al sostegno di donne particolarmente vulnerabili, a minori disagiati sino a corsi tesi al sostegno alla genitorialità.

In generale li ospiti sono seguiti simultaneamente in ambito medico, socio- psicologico e legale, e relativamente alla procedura della pratica di richiesta di asilo dall’ufficio immigrazione all’interno del Centro.

Dopo quindici giorni, come valuta l’esperienza estiva con Granelli di Senape? Avete avuto la possibilità di chiedere ai bambini sensazioni, stati d’animo e impressioni?

Auxilium è da sempre attenta alla promozione di interventi e programmi dedicati all’infanzia, per cui cerca di investire costantemente nella realizzazione di esperienze positive per gli ospiti del centro in generale e per le famiglie nello specifico.

Non è stato necessario chiedere ai bambini come hanno vissuto l’esperienza della colonia estiva presso il centro “Granelli di Senape” in quanto, i loro volti, i loro sorrisi e la loro serenità sono stati elementi di per sé abbastanza esplicativi rispetto alla positività di tale percorso. Dobbiamo considerare che per quanto all’interno del nostro Centro siano in corso e in attivo numerosissimi progetti psicopedagogici, nessuno potrà esser paragonato alla possibilità concessagli di interagire con i bambini Italiani, mediante il gioco e il divertimento e di poter sperimentare e respirare una piacevole aria che sa di “infanzia”.

Gli operatori che hanno accompagnato i bambini in tale progetto sono stati essi stessi testimoni della meravigliosa accoglienza ricevuta tanto dagli operatori, sensibili e professionali, quanto dai bambini, abili per natura a raggiungere note emotive capaci di sanare ferite profonde; questa naturale integrazione può avvenire solo all’interno di contesti sani e ben strutturati, in cui la diversità diventa ricchezza reciproca e in cui il “fare” quotidiano è mosso da sani principi e valori. Questo è ciò che hanno potuto trovare i bambini nel centro Granelli di Senape.


 

Ufficio stampa Granelli di Senape

Dott.ssa Marilda Tria

 

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