Giovedì 23 Novembre 2017
   
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Acquaviva a sostegno dei lavoratori in esubero della Natuzzi

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Raccolte 2133 firme per scongiurare i licenziamenti

 


13348844 10210083888643006 898401776 nLa petizione popolare per la solidarietà, il lavoro e la dignità in favore dei 365 lavoratori del Gruppo Natuzzi, rivolta al Ministero dello Sviluppo Economico, alla Regione Puglia e alla Regione Basilicata ha fatto tappa anche ad Acquaviva delle Fonti.

Nel giorno solenne della Festa della Repubblica Italiana diversi lavoratori della storica azienda del distretto del mobile imbottito, dopo i sit-in di protesta e sensibilizzazione tenutosi a Santeramo in Colle e ad Altamura, si sono mobilitati in Piazza Vittorio Emanuele II per superare il tetto delle 2000 firme.

Il 2 giugno 1946- afferma Felice Dileo rappresentante dell’Unione Sindacale di Base- gli italiani votavano per la Repubblica e decidevano di defenestrare la Monarchia e i Savoia, complici dell'ascesa del Fascismo e della partecipazione del paese al disastro della II guerra mondiale. Nacque così la Repubblica italiana che, come specifica l'art. 1 è democratica e fondata sul Lavoro. Onoriamo la ricorrenza difendendo il nostro posto di lavoro dagli sciagurati accordi stipulati dalla Natuzzi, dalle Istituzioni e dalle organizzazioni sindacali ad essa compiacenti.”

Rappresentati dunque dall’USB (sindacato nazionale indipendente fondato nel 2010), i lavoratori chiedono alle istituzioni locali e governative una chiara presa di posizione a favore del reintegro in produzione dei 365 “esiliati” presso lo stabilimento di Ginosa.

Un ringraziamento alla città di Acquaviva-dichiara soddisfatto Dileo- molto solidale nei nostri confronti. Infatti in poco più di due ore sono state raccolte 234 firme (tra queste ci sono quelle dei rappresentanti istituzionali del Comune Austacio Busto e Francesca Pietroforte, ai quali va un sentito ringraziamento da parte dei lavoratori della Natuzzi e dell’Usb)”.

Negli ultimi due anni sono stati sottoscritti una serie di accordi (firmati dalle storiche tre confederazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil), mirati alla salvaguardia dell’attività in Italia e al successivo rilancio. Gli accordi prevedono un massiccio utilizzo di contratti di solidarietà con la riduzione del 40% delle ore lavorative per 1918 lavoratori oltre alla realizzazione di percorsi formativi del personale per agevolare i processi di riorganizzazione produttiva.

Da questi accordi sono rimasti fuori 365 operai, “parcheggiati” nello stabilimento di Ginosa, stabilimento che fermo dal novembre 2013, viene definito “unità di riallocazione”.

Giuseppe, operaio con ventuno anni di servizio nell’azienda racconta: “ho moglie e figli da mantenere come tanti altri miei colleghi in esubero, tra cui diversi monoreddito. Attendiamo da mesi delle risposte concrete dalle istituzioni, dai sindacati e dall'azienda. Siamo stati trasferiti d’ufficio nello stabilimento di Ginosa ed è stata dichiarata la cessazione attività dopo pochi mesi, per noi esuberi e per le nostre famiglie non c’è futuro, siamo tutti a rischio licenziamento. Chiediamo che i contratti di solidarietà siano estesi a tutti i lavoratori compresi gli esuberi, noi abbiamo gli stessi diritti dei nostri colleghi che in questo momento lavorano, il peso della crisi economica non può ricadere solo su di noi”.     

Commenti  

 
#1 Giuseppe 2016-06-04 11:57
I lavoratori "Natuzzi" in esubero attivisti USB (Unione Sindacale di Base)ringrazian o la redazione di Acquavivanet.
 

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