Sabato 25 Novembre 2017
   
Text Size

"Il 13 maggio ad Acquaviva petizione contro il superticket"

cittadinanzattiva

 

Ticket: nel 2015 i cittadini hanno pagato 2.857 milioni di euro, con punte in Veneto di 61,6 euro procapite e in Sardegna di 32,4. “Il superticket è una tassa sulla salute e danneggia il SSN, va eliminato”, mobilitazione del Tribunale per i diritti del malato con raccolta firme per petizione ad Acquaviva delle Fonti (BA) il 13 maggio 2016 dalle ore 17.00 alle ore 20.00

 

Nel 2015 gli italiani hanno pagato 2.857,4 milioni di euro di ticket sanitari tra compartecipazione alla spesa farmaceutica, specialistica ambulatoriale, pronto soccorso e altre prestazioni. A dirlo è il “Rapporto di coordinamento della Finanza Pubblica” realizzato dalla Corte dei Conti e pubblicato a marzo di quest’anno.

La diminuzione dei ticket si è registrata in particolare nella compartecipazione alle prestazioni sanitarie non farmaceutiche, poco più di tre punti percentuali (3,1%), cui ha fatto riscontro invece un aumento di quella sull’acquisto dei farmaci dell’1,3%.

“E’ evidente che ai cittadini si chiede sempre di più di sopperire di tasca propria al costante definanziamento del Servizio Sanitario Nazionale e regionale, come conferma anche il Def 2016”, ha commentato Domenico Morgese, referente del Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva di Acquaviva delle Fonti dell’Assemblea Territoriale della Cittadinanzattiva del Sud-Est Barese.

“Il superticket è una vera e propria tassa sulla salute. Danneggia non solo i cittadini, ma anche il SSN, spingendo le persone a rivolgersi al privato o a rinunciare a curarsi. E’ necessario intervenire con urgenza per eliminarlo, e per questo dal 4 maggio daremo vita ad una petizione con raccolta di firme in tutta Italia per chiederne l’abolizione. Ad Acquaviva delle Fonti (BA) saremo dalle ore 18.00 in Piazza Vittorio Emanuele II (vicino alla Cassarmonica). Ci appelliamo a tutti i cittadini perché aderiscano a questa iniziativa”.

La compartecipazione totale è la somma delle due forme di ticket possibili: sui farmaci e sulle prestazioni sanitarie (ambulatoriale e specialistica, pronto soccorso, altre prestazioni). 

Per i ticket sulla farmaceutica ogni Regione può decidere autonomamente la quota a carico dei cittadini: sulla specialistica ambulatoriale, sebbene sia stato fissato un limite massimo al livello nazionale di 36,15 Euro a ricetta, con l’introduzione nel 2011 dei superticket, le quote a carico dei cittadini possono essere anche molto differenti a seconda della regione dove si risiede. 

La quota procapite di compartecipazione media italiana è di 47 euro; la più alta si registra in Veneto con 61,6 euro a testa e in Valle d’Aosta con 59,5 euro; la più bassa in Sardegna con 32,4 euro e in Calabria con 36,7 euro.

Infatti nel 2015, in Veneto i cittadini hanno speso 303,5 milioni di Euro, in Valle d’Aosta 7,6 milioni; sul fronte opposto in Sardegna hanno speso 53,8 milioni di Euro e in Calabria 72,5.

La spesa sostenuta privatamente dai cittadini per prestazioni sanitarie in Italia è al di sopra della media OCSE [Fonte: Osservatorio civico sul federalismo in sanità del Tribunale per i diritti del malato] (3,2% a fronte di una media OCSE di 2,8%). Molto diversificata anche la spesa privata per Regione (781,2 in Valle d’Aosta a fronte di 267,9 in Sicilia).

Per contro, la spesa sanitaria pubblica pro capite, nel 2013, assume valori massimi nella PA di Trento ( 2.315,27) e Bolzano (2.308,21) o in Valle d’Aosta con 2.393,03, mentre presenta valori minimi in Campania ( 1.776,85). Nelle Regioni in piano di rientro si registrano livelli di tassazione più elevati: l’addizionale regionale Irpef media più alta è stata registrata nel Lazio (470 per contribuente) seguita dalla Campania (440). Nelle stesse regioni, l’aliquota Irap media effettiva ha raggiunto il suo valore massimo (4,9%).

Un cittadino su quattro, fra gli oltre 26mila che si sono rivolti al Tribunale per i diritti del malato nel 2015, lamenta difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie per liste di attesa (oltre il 58%) e per ticket (31%). In particolare sono i residenti in Calabria, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Marche, Sicilia, P.A. Trento e Bolzano e Veneto, a lamentarsi di attendere troppo per visite ed esami.

Per motivi economici, liste di attesa e ticket rinunciano alle cure il 9,5% degli italiani: nel Nord-ovest rinuncia il 6,2% per motivi economici o carenza dell’offerta, mentre al sud la percentuale è più che doppia rispetto al nord (13,2%).

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI