Giovedì 23 Novembre 2017
   
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“Parliamo di autismo”: alla ricerca di ciò che inferno non è

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L’autismo raccontato “Fuori dal silenzio” dell’ignoranza a opera del Lions Club

 


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“Stabilire una sede per la libera ed aperta discussione di tutti gli argomenti di interesse pubblico”: così recita uno degli obiettivi del Lions Club, promotore dell’evento “Fuori dal silenzio: parliamo di autismo” svoltosi venerdì 4 dicembre 2015 presso l’Aula Magna del 1^ Circolo didattico “De Amicis” di Acquaviva delle Fonti.

Momento di informazione e al contempo formazione, il meeting ha ben risposto alle aspettative dei suoi organizzatori, membri del Lions Club “Pura Defluit” di Acquaviva delle Fonti, presieduto dal Dott. Francesco Boezio, offrendosi come occasione per l’intera comunità di approfondimento a proposito di un argomento molto dibattuto negli ultimi tempi: l’autismo.

«O forse sarebbe meglio parlare di “autismi”» ha esordito la Prof.ssa Annalisa Bellino, dirigente della scuola ospitante l’evento, «dal momento che si tratta di una patologia non riconducibile ad una tipizzazione. Ci sono tanti autismi, tante manifestazioni, e tanta ignoranza del problema». Supplire dunque il deficit di informazione si è posto come obiettivo imprescindibile del meeting, che, moderato dall’Avv. Lucio Romano, coordinatore della III circoscrizione del Distretto LIONS 108Ab, si è articolato in due momenti: uno più tecnico, di approccio scientifico alla materia, curato dal pediatra dott. Vito Romanelli, ed un secondo momento, riflessivo e a tratti piuttosto toccante. Relatrice di questa seconda frazione dell’evento è stata la prof.ssa Antonia Chiara Scardicchio, docente aggregato in Pedagogia Sperimentale all’Università di Foggia e autrice del libro “Madri…voglio vederti danzare”, non solo autobiografia del suo amore per la figlia Serena (disabile dalla nascita) ma storia universale di maternità, dell’essere madri e genitori in un percorso fatto di dolore, redenzione, bellezza.

Copertina libro

«Per molto tempo, il disturbo dello spettro autistico è stata erroneamente considerata una patologia rara, solo perché non era degna di particolare cura e attenzione» ha affermato il Dott. Romanelli, rispondendo così alla tesi secondo cui i casi di autismo sembrano essersi moltiplicati negli ultimi tempi, «Piuttosto che ad un aumento dei casi, si sta assistendo ad un aumento di consapevolezza, dal momento che si sta dando la giusta attenzione alla malattia: l’aiuto tardivo è infatti la vera e propria causa dell’acuirsi di un problema che invece andrebbe, se non risolto, almeno tamponato subito». È per questo motivo che, nella prima parte dell’incontro, si è sottolineata la figura del pediatra, spesso bypassato dai genitori, quale «primo che può segnalare il bambino e anticipare di anni l’avvio di un programma riabilitativo appropriato. L’appoggio educazionale è tanto più efficace quanto più è precoce».

Ma uscire fuori dal silenzio non basta; alla conoscenza strettamente tecnica si è perciò affiancata, in un secondo momento del meeting, la testimonianza umana, viva, concreta e tangibile della Prof.ssa Scardicchio, mamma di Serena, bambina con grave ritardo mentale: «Lei non ha nessuna possibilità di riscatto. Però è felice. E io ho imparato da lei: ho imparato tutte quelle cose che non c’erano sui libri che ho studiato e che volevo leggerle. Un bimbino disabile non è solo portatore di limiti, ma di valori: io da questa bambina, che ha portato nella mia vita anche molta sofferenza, ho imparato a cercare i momenti di bellezza, a cercare, come diceva Calvino, ‘ciò che inferno non è, nell’inferno dei viventi che viviamo tutti i giorni’».

Così nasce “Madri... Voglio vederti danzare”. Chiaro sin dal titolo, il comune denominatore è il ruolo della donna in quanto madre, sviluppato dalla Scardicchio a partire dalla sua dolorosa esperienza. Dal grande dolore può nascere qualcosa di diverso? «Io la chiamo ‘arte della lamentazione’: è la postura di chi rimane fermo davanti ai problemi. Immobile, non fa altro che piangersi addosso. Poi c’è l’‘arte della benedizione’: è la forza di chi, davanti a una disgrazia, la ribalta a proprio favore. Io sono passata dalla prima alla seconda grazie a Serena».

Alla domanda sul rapporto con la danza, la Prof.ssa ha spiegato «Nella vita ho incontrato quelle che ho ribattezzato ‘madri addolorate’, ma anche tante ‘madri maestre di danza’, quelle che hanno capito che ai figli bisogna insegnare, ostinatamente e nonostante tutto, a essere felici». Tuttavia «Il libro non si rivolge solo alle madri di figli disabili, ma a tutti, uomini e donne, madri e padri, con figli in salute o malati, perché possano comprendere come gioire delle piccole cose della vita, come non si debba arrivare per forza a perdere tutto per capire quanto, invece, avessimo sin dall’inizio».

Le disgrazie esistono, la Scardicchio certo non lo nega. «Solo che prima di Serena guardavo la realtà così come si guarda l’arte classica, in un unico modo e da un’unica prospettiva. Lei mi ha invece insegnato a guardare me stessa, noi e il mondo come un’opera surrealista, sempre nuova, mutevole, riscrivibile, ri-raccontabile. Scrivo per questo, perché la vita è come te la racconti. La felicità dipende da come osservi il mondo e leggi le circostanze».

In un ambito dove le istituzioni sono troppo spesso cieche, anche la storia editoriale del libro ha dell’incredibile: “Madri” è infatti stato realizzato con il contributo della Fondazione San Giuseppe per l’aiuto materno e infantile, Onlus di Rimini, che ha rinunciato ai proventi per destinare tutto il ricavato alla scuola di Serena; quando, per i tagli alla spesa pubblica, l’istituto non ha ricevuto il contributo ministeriale per l’insegnante di sostegno, è intervenuta la Fondazione.

Decisamente un successo quello del meeting, che ha tenuto per due ore col fiato sospeso un uditorio sul finale anche commosso dalla forza di una donna che ha avuto il coraggio di essere mamma a tutto tondo, e nonostante tutto. «Sono passata attraverso i miei mostri e li ho vinti», si legge nel libro. «Non tutti, certo. Ma va bene così».

 

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