Martedì 13 Novembre 2018
   
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La tua vita: una armoniosa opera d’arte firmata “Tritto G”

Don Griovanni_Tritto_durante_la_celebrazione_neocatecumenale

 don Giovanni_Tritto

Domani, giovedì 18 dicembre alle ore 19.00, nella Cattedrale di Acquaviva sarà celebrato il rito del trigesimo di don Giovanni Tritto.

 

A un mese dalla scomparsa di don Giovanni Tritto, pubblichiamo di seguito il ricordo di un suo figlio spirituale:

 


 

Sono le quattro e mezza del mattino. I miei occhi guardano oltre la finestra.  Fuori è ancora buio. Le nuvole incombono nel  cielo.  Con una mano sorreggo la tua mano destra e con l’altra  ti sostengo la spalla nella posizione che rende più agevole il tuo respiro. Sono qui come un  padre che culla il figlio perché si addormenti. Tu, il mio padre spirituale,  che tengo abbracciato come un bambino. Bacio le tue mani e la fronte.  Ti accarezzo per farti sentire la tenerezza che tu hai donato a tutti i tuoi figli spirituali. Il tuo cuore forte sostiene ancora la fatica del respiro che accompagni con un flebile e profondo lamento.   

Ma  quando il Signore ti  accoglierà nella sua casa?  

Ora i tuoi occhi si sono appena schiusi. Mi vedi?  Sei ancora qui o sei volato già in cielo? E se sei già lì cosa vedi? Quale luce scorgi? Quale paesaggio stai contemplando  ora, caro don Giovanni?  Io ti immagino già lassù dove, sbrigate le più essenziali pratiche di ingresso in Paradiso, gioirai per sempre come un bambino in festa. Come quando ti arrampicavi come uno scoiattolo sugli alberi del “Largo” , felice di guardare dall’alto la tua  Acquaviva.   Nella casa del Padre troverai spazi immensi, pennelli e colori  per riempire le pareti di scenografici presepi. 

Entra nella stanza una giovane infermiera per leggere i rilievi del monitor. Ti si appresta e ti osserva con amorevole sguardo.  Mi piace pensare che questo delicato ossequio  sia un atto  di gratitudine rivolto da tutto il personale del Miulli per l’ardimentosa e feconda attività da te svolta a favore di questo ente ospedaliero quando era ancora una infermeria. Con te un altro poeta e sognatore, Santino Ventura, vide nel futuro la creazione di una straordinaria realtà imprenditoriale e di servizio ai “poveri infermi”. 

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Sono passate le sei del mattino. Comincia a stendersi nel cielo il primo velo dell’aurora.  Ed è l’alba di martedì, giorno di Maria. Sarà Lei a portarti in cielo? Lei conosce la tua anima bella. La Madre nostra, la Madre della Chiesa,  sono certo che ti aprirà in questo giorno la strada che porta negli atri della casa del Signore.  E’ lì che gli Angeli ti aspettano  in festante attesa  come facevano tanto tempo fa i giovani dell’Azione Cattolica nel “portone di Monsignore”. Il Padrone di casa ti restituirà oggi stesso le energie di allora per cantare per sempre le Sue lodi e carrucolare sulle alte vette del cielo chi sta quaggiù, come facevi sui pendii della Sila per mettere le tende di immemorabili campeggi estivi.

La stanza è già inondata della luce del nuovo giorno. Con l’aiuto di mio fratello ti risollevo le spalle e ti accomodo la coperta di lana rossa. Riprendo ad accarezzarti la fronte e  ringrazio lo Spirito Santo per quanta luce ha irradiato in questo prezioso scrigno. Che portento la tua mente! Genio artistico, poesia, vastità e profondità di pensiero! Quanti doni di sapienza umana e spirituale hai riversato in chi ti è stato accanto! Le tue intuizioni, le tue meditazioni e le tue riflessioni ti fecero guardare al Concilio Vaticano II con vent’anni di anticipo. I poeti e gli artisti sono fecondi, guardano oltre e creano. Tu spalancasti le porte della Chiesa di  Acquaviva  al  respiro  nuovo del Concilio rinnovando i segni visibili della Liturgia, indicando la grandezza della Missione della Chiesa e la dignità di ogni cristiano laico. Hai sempre avuto la straordinaria capacità di fare sentire importante ogni laico che ti è stato a fianco nel cammino pastorale. Grazie don Giovanni.

Sono passate le sette. Ancora un altro infermiere entra nella stanza per darti sollievo. Ritorno vicino a te caro amico mio, dolce Padre mio. Il tracciato elettrocardiografico registra onde irregolari.  Poi tutto si normalizza. Ritorno a fissare i tuoi occhi appena schiusi e il tuo volto. Questa tua ieratica espressione è la stessa che hai sempre rivelato sull’altare tutte le volte che, nel solenne atto della consacrazione eucaristica, hai sollevato il pane e il calice. Chi ti ha conosciuto non potrà mai dimenticare questo volto illuminato dal sorriso quando annunciavi  la risurrezione di Cristo. Con la tua giovialità di fanciullo hai annunciato il Vangelo. Avevi un volto di bambino felice martedì quattro novembre quando hai spento la candela del tuo novantesimo compleanno. Quella sera erano con te a far festa, nel reparto di Geriatria del Miulli, i tuoi figli spirituali del Cammino Neocatecumenale e i tuoi amatissimi nipoti. Il saluto che rivolgesti a loro mi ritorna con la tua fervida, seppure sofferente, voce :”Qui con voi mi sento immerso nella pienezza della comunità ecclesiale, dall’Azione Cattolica al Cammino Neocatecumenale.  La mia gratitudine va tutta alla Comunità della Cattedrale e alla Comunità di Acquaviva”. 

acquerello cattedrale_Tritto_G_2002

Sono le sette e trenta. Il reparto si rianima di voci e sottili cigolii di carrelli. I miei occhi guardano ancora una volta oltre la finestra. Fuori è piena luce. Il cielo è ampio sull’orizzonte segnato dalla cimosa litoranea. Le nuvole sono gonfie e livide  ma c’è qualche sprazzo di luce. Le onde azzurre della Murgia mettono in rilievo  le distese argentee degli ulivi mentre le vigne fiammeggiano di carminio e di ocra rossa.  I muretti a secco segnano le curve della collina. Acquaviva è accovacciata più in basso. Don Giovanni “Am’assì a p’ttejè?”.  Tu mi risponderesti: “Che cusse timpe l’acquerello non assùche”.  Ma quanti quadri hai realizzato? Mille più mille ed anche di più. Per ogni tua opera: un rendimento di grazie all’Autore della vita. Ogni tuo quadro: una celebrazione per cogliere e trasmettere un raggio della Bellezza suprema.  Preghiere fatte con carta ruvida, pennelli e colori. Le lodi mattutine sono nei luminosi quadri della campagna e delle marine. I vespri  nelle pomeridiane atmosfere delle masserie e delle vedute dei campanili di Acquaviva. La compieta è nelle nature morte e nelle composizioni floreali realizzate nella quiete della sera. Mi ritornano in questo momento le tue raccomandazioni di maestro d’arte ad indicare l’essenzialità del messaggio pittorico: “ Non cincischiare”…E se poi il quadro, a tuo parere, è già fatto:  ”Uagliò , mitte la firme! “.  

Sono le otto appena passate. Nella stanza arriva chiara la voce del cappellano dell’ospedale che dà la sveglia e saluta tutti i degenti. Ti tengo la mano e prego. La preghiera del mattino, poi il Padre nostro, l’Ave Maria e la preghiera per i defunti. Don Tommaso impartisce la benedizione. Io segno sulla tua fronte una croce. Sono le ore 8.14. Ti sento respirare con più fatica. Mio fratello mi fa osservare sul monitor la precipitazione dei valori dell’ossigenazione. Allo stesso tempo le onde della frequenza cardiaca impazziscono, si dilatano, si arcuano, si riducono. L’infermiera ti fa un cenno con la mano :”Ciao don Giovanni”. Il quadro è fatto: “Mitte la firme don Giuà”. All’improvviso cessa il tuo respiro e tu non ci sei più. Il tracciato è una linea continua. Nessuno spasmo di dolore segna il tuo volto che rimane disteso e sereno come quello di un fanciullo che ora dorme .                                               

 

Per grazia di Dio la tua vita è stata per noi una armoniosa opera d’arte firmata “Tritto G.”.

PRESEPE. 2

 

 

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