Domenica 18 Novembre 2018
   
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“Biglocal”: pensare ad un glocalismo bilaterale?

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Rivalutare il territorio è importante. Fare azione sociale sul medesimo è altrettanto. In entrambi i casi, serve mentalità dal basso: e tale è promossa, ad esempio, da realtà di associazionismo locale. (Testo intero al link.)

http://genlocal.wordpress.com/2014/02/27/biglocal-pensare-ad-un-glocalismo-bilaterale/

“Biglocal” è un nome che riassume dei contenuti. Sette aspetti. Un messaggio, lanciato dal blog GenLocal, aperto erga omnes: ma in particolare al presidente dell’associazione “L’Incontro Onlus” di Acquaviva delle Fonti e Casamassima, Roberto Tritto, e al presidente dell’associazione “Liberi Di”, di Acquaviva delle Fonti, Francesco Lopuzzo… due figure che, assieme ai loro giovani soci, hanno orientato, da sempre, le loro scelte a temi locali. Temi non trattati da tutti. Temi non facili.

“Biglocal”: ovvero “grande localismo”; “di là dal semplice localismo”; “glocalismo bilaterale”... A parte questi giochi di parole, ecco una bella domanda: “Bisogna pensare ad un glocalismo bilaterale?”

La domanda può sembrare fuori dal mondo, noiosa, inutile… ma resta, invece, un buon invito per riflettere. E proprio perché “nessuno la pone”… deve essere espressa.

Primo aspetto. - Abbiamo tirato in ballo il mondo delle associazioni, ma la domanda è forse più politica.

E la politica, per essere utile alla società, deve, forse, partire dal basso e dall’attenta analisi delle singole situazioni locali? - “Nessuno dovrebbe imporre ai singoli di chiudersi in sé stessi, ma proprio questi devono interagire con il mondo che li circonda: partendo da casa propria e comprendendo che i problemi partono, e si risolvono, a chilometro zero.”

Questo, naturalmente, non significa chiudersi al mondo, ma pretendere che il mondo parta da casa propria. E si potrebbe l’idea già definirla “pro-local” quanto “glocal”: l’importante è che il mondo locale, a noi più vicino, abbia un suo posto nel mondo.

Perché più alcune aree d’Italia vanno indietro in periodi di crisi, e più scopriamo che il familismo amorale e il disinteresse diffuso per ciò che circonda i nostri marciapiedi creano, assieme, e pongono in essere l’avanzare di una situazione solo negativa; e non certo delle soluzioni.

http://genlocal.wordpress.com/about/

Dunque, aprirsi al mondo ma “credendo in noi stessi”: affinché la nostra città non sia banalmente “soggetta” al mondo, ma “partecipe”. Affinché la nostra identità, e la nostra voglia di vivere, siano ancora una significativa sberla alle Crisi e l’apertura verso una significativa socializzazione.

http://genlocal.wordpress.com/2014/02/17/acquaviva-delle-fonti-turistica-il-video-promozionale/

E per esprimerla, bisognerà guardare oltre a chi dice dall’alto di guardare oltre. – Perché ogni individuo non può fare a meno di esprimere idee – che sono solitamente contenuti logici in una normale inclinazione alla ricerca di soluzioni.

Secondo aspetto. – La qualità dell’informazione e della comunicazione: il basso che resta ancora troppo assente.

Siamo talmente circondati, oggi, da suoni, immagini, informazioni, che ci sembra di essere circondati, unilateralmente e puntualmente, dal nulla. - Ogni individuo non può fare a meno di esprimere comunicazione – vero mezzo dell’idea. Ogni individuo non può fare a meno di enunciare quella parte di verità che i grandi mezzi non enunciano.

Viviamo, però, in un mondo dove la comunicazione, compresa quella politica, risulterebbe un colossale misto “unilaterale” di suoni, immagini, frasi fatte, gossip. La cosa che deve farci riflettere è la possibile assenza di contenuti logici, di idee sincere, e di vere ricerche di soluzioni.

Non solo: anche l’unilateralità delle frasi fatte (o delle gestualità più elementari) deve farci riflettere; giacché tale comportamento impone poi (dall’alto) forme nuove di cultura.

Sia chiaro, però, che esiste oggi anche un contraddittorio proposto dall’uomo della strada: ma ci sarebbero due ostacoli molto significativi. Il primo è che chi contraddice dal basso ciò che proviene dall’alto non potrà mai porsi allo stesso livello… Il secondo è il costringere, attraverso la normale quotidianità, il destinatario del messaggio ad assorbire – sempre più – temi senza una chiara logica, senza valori morali, o senza chiare soluzioni.

http://genlocal.wordpress.com/2013/09/18/genlocal-guardare-oltre-partendo-dal-basso-manifesto-18-settembre-2013/

Terzo aspetto. – Pretendere un regime di trasparenza politico-amministrativa.

Chissà quante volte ci siamo chiesti come controllare in regime di trasparenza lo sperpero del denaro pubblico. La politica meriterebbe di ripartire dal basso, concedendosi – magari – qualcosa in più: ogni città dovrebbe dotarsi di due comitati di natura socio-economico-culturale, dove ciascuno sia almeno espressione della pubblica istruzione locale, dell’imprenditoria locale, degli esercizi locali, delle associazioni. Due comitati: magari… l’uno a destra, l’altro a sinistra. Realtà civiche, in linea con la legge, “collanti” di preesistenti coalizioni. Con vere idee politiche e volte al sociale.

Il testo intero e i sette aspetti sono consultabili sul blog GenLocal. Si coglie loccasione per salutare anche il presidente del Centro Studi Antonio Lucarelli, Michele Natale.

 

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